“Ci sarà l'alba di un nuovo giorno anche per noi. Un'alba in cui ci sentiremo di nuovo bene e capiremo di non aver sbagliato percorso. Un'alba in cui ci sentiremo orgogliosi di quello che siamo riusciti a fare. Un'alba che arriverà anche grazie a chi, quando staremo per cadere, ci porgerà la mano. E anche grazie a chi non lo farà” (Braveheart)

"Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono i meriti. E' nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro! L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla" (Albert Einstein 1879-1955)
Questo Blog nasce con il preciso intento di far sentire la propria voce ed esprimere il proprio pensiero liberamente e democraticamente.

...la flessibilità è una caratteristica meritevole, la precarietà è uno stato di sofferenza...
"Esorto tutti ad una presa di coscienza, esorto tutti a non subire un trattamento ignomignoso. Invito tutti a non subire gli eventi ma partecipare agli stessi. Bisogna portare ogni vicenda, ogni torto, ogni intento dilatorio dinanzi alle sedi giudiziarie ed in tutti i gradi del giudizio. Bisogna essere uniti e partecipi."
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STABILIZZAZIONE DEL RUOLO UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE

La Comunità Europea con Direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, ha stabilito il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato per tutti i lavoratori a tempo determinato del settore privato e pubblico (tanto per chi soggiace a diritto pubblico quanto per chi viene sottoposto a diritto privato) una volta che venissero maturati determinati requisiti.

L’ITALIA, in applicazione della riportata Direttiva 1999/70/CE ha emanato il Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368, che garantisce, tra le altre cose, il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato a tutti i dipendenti a tempo determinato, una volta che vengano superati i trentasei mesi di servizio con proroga.

Le sentenze della Corte di Giustizia Europea Ruoli C-212/04, C-53/04, C-180/04, tra luglio e settembre 2006, hanno ribadito il diritto alla trasformazione del rapporto a tempo indeterminato per tutta la compagine dei dipendenti pubblici (confermando il contenuto di cui alla Direttiva 1999/70/CE), ovvero anche il diritto al risarcimento per equivalente.

Di conseguenza, lo Stato Italiano, in deroga all’art.36, c.5, D.Lgs. n.165/01, il 27.12.2006, con Legge 296/06 (Finanziaria 2007) ha disposto (art. 1 cc.417, 420, 519, 523, 526), la stabilizzazione (id est: trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato, a tempo indeterminato) di tutto il personale della Pubblica Amministrazione assunto a tempo determinato per un periodo superiore ai 36 mesi, a partire da quello in servizio al 01.01.2007; infatti sarebbe risultato eccessivamente oneroso per le finanze statali procedere alla concessione di un immediato “risarcimento per equivalente” a tutto il personale in possesso del citato requisito.

La “Stabilizzazione” è semplicemente una sanatoria, conseguente a contingenti decisioni prese in ambito europeo.

Per inciso, durante l'anno 2009, il Sig. Y. G., un ufficiale ausiliario del Corpo delle Capitanerie di porto (congedato durante l’anno 2007), è stato stabilizzato nella P.A. proprio in virtù del triennio di servizio maturato nel Corpo delle Capitanerie di porto

Si vuole infatti precisare che il comma 519, articolo unico della legge finanziaria 2007, ha disposto una procedura di assunzione straordinaria di personale della Pubblica Amministrazione, parallela, anche se diversa, a quella relativa alle ordinarie assunzioni.

Secondo la "Difesa" il comma 519, articolo 1 della legge n. 296/06 prevede la stabilizzazione del personale del pubblico impiego in ragione del 20% del fondo di cui al comma 96, art.3, Legge n. 311/04.

Il riportato "fondo" afferisce la disponibilità nei riguardi delle assunzioni in deroga al c.d. blocco del "turn over" stabilito con il comma 95, art. 3, Legge n. 311/04.

Tale divieto generalizzato di assunzioni di personale a tempo indeterminato imposto alle pubbliche amministrazioni per il triennio 2005-2007 dal comma 95 dell'articolo unico della finanziaria 2005 (legge 30 dicembre 2004, n. 311), non riguarderebbe il personale dipendente delle Forze armate, e ciò in quanto la detta norma precisa che sono fatte salve le assunzioni connesse con la professionalizzazione delle Forze armate di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 331, al decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, ed alla legge 23 agosto 2004, n. 226.

Conseguentemente, le Forze Armate non potrebbero accedere allo speciale fondo, istituito dal successivo comma 96 per finanziare, in deroga al divieto di cui al suddetto comma 95, quelle assunzioni che si rendessero necessarie per fronteggiare indifferibili esigenze di servizio di particolare rilevanza ed urgenza; pertanto i dipendenti precari delle Forze Armate non potrebbero beneficiare delle stabilizzazioni di cui al comma 519 dell'articolo unico della finanziaria 2007 (L. n. 296/2006), in quanto tale disposizione, per istituire il necessario nuovo fondo per finanziare tali stabilizzazioni, scorpora il 20% del fondo di cui al citato comma 96 della finanziaria 2005.

A ben guardare, il comma 519, articolo 1 della legge n. 296/06 prevede la c.d. stabilizzazione del personale del pubblico impiego statuendo apposito fondo, corrispondente ad una quota (20%) delle risorse di cui al precedente comma 513, e non già al c. 96, art. 3, L. 311/04 tout court; in particolare, si sottolinea che il comma 513 rifinanzia il fondo di cui al c. 96.

Ma già il comma 96 art.3, L.311/04 consisteva in un rifinanziamento del precedente fondo c.d. "in deroga al blocco delle assunzioni" stabilito dall'art. 3, comma 54, della legge n. 350 del 2003.

Il comma 55 della sessa legge stabiliva, poi, che le deroghe di cui al precedente comma – quindi le richieste di assunzione in deroga al "blocco" - erano autorizzate secondo la procedura di cui all’articolo 39, comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni; e che nell’ambito delle procedure di autorizzazione delle assunzioni è prioritariamente considerata l’immissione in servizio degli addetti a compiti connessi alla sicurezza pubblica, al rispetto degli impegni internazionali, alla difesa nazionale, al soccorso tecnico urgente, alla prevenzione e vigilanza antincendi e alla protezione civile; con ciò autorizzando anche le Forze Armate (in particolare il Ruolo Ufficiali) all'accesso al fondo di che trattasi, come infatti è avvenuto.

A fortiori si sottolinea che in tutti i provvedimenti di Autorizzazione all'assunzione del personale nelle pubbliche amministrazioni in deroga al c.d. "blocco", per gli anni 2004-5-6 e proprio per lo stesso anno di riferimento della stabilizzazione – 2007 - (cfr: D.P.R. 25 agosto 2004, D.P.R. 6 settembre 2005, D.P.R. 28 aprile 2006, D.P.R. 29 novembre 2007), è previsto il beneficio di una parte del fondo di che trattasi in favore del personale delle FFAA.

Nonostante tanto, la "Difesa", in maniera alquanto contraddittoria, sostiene le FFAA essere sottratte al beneficio di cui alla spartizione del fondo in parola.

Invero le Forze Armate, non sono esonerate in toto dal suddetto blocco generalizzato delle assunzioni, né, di conseguenza, ad esse è precluso l'accesso al fondo di cui al comma 96 art. 1 L. 311/04.


Assunzioni connesse con la professionalizzazione

La norma infatti non fa salve tutte le assunzioni delle Forze armate, ma soltanto quelle finanziate dalla legge 14 novembre 2000, n. 331, dal decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e dalla legge 23 agosto 2004, n. 226, ovverosia:

· per quel che attiene le FFAA, le assunzioni relative ai ruoli non direttivi e quelle del personale destinato all'inquadramento, alla formazione ed all'addestramento dell'organico da professionalizzare;

· per quel che attiene il Corpo delle Capitanerie di porto, le sole assunzioni delle categorie del ruolo truppa;

tanto, a mente della L. 331/00 e dell'art. 23, c. 3, e dell'art. 28, c. 1, L. 226/04, (come, peraltro confermato dallo stesso D.P.R.6 settembre 2005).

Infatti, la normativa relativa alla professionalizzazione di cui alla Legge 331/00, D.Lgs. 215/01, e L. 226/04, prevede (in coerenza con gli oneri di cui alla tabella "A" della L. 331/00, e a decorrere dall'anno 2007, dalle tabelle "C" ed "E" di cui alla L. 226/04), per quel che attiene le Forze Armate (ad esclusione del corpo delle Capitanerie di porto):

· l'aumento di 10.450 unità del ruolo dei volontari di truppa in servizio permanente,

· il reclutamento di 30.506 volontari del medesimo ruolo in ferma prefissata,

· il mantenimento in servizio di circa 31.500 volontari di truppa in ferma breve,

Di più stabilisce che al fine di compensare il personale in formazione è computato un contingente di volontari in ferma prefissata di un anno determinato annualmente nelle misure di seguito indicate:

· 4.021 unità nell'anno 2005;

· 821 unità, in ciascuno degli anni dal 2006 al 2011;

· 749 unità, in ciascuno degli anni dal 2012 al 2020.

Infine dispone, al fine di inquadrare, formare e addestrare i volontari in ferma prefissata di un anno, un contingente di personale militare determinato annualmente nelle misure di seguito indicate:

· nell'anno 2005: 210 ufficiali, 350 marescialli, 350 sergenti, 1.743 volontari in servizio permanente;

· negli anni dal 2006 al 2007: 120 ufficiali, 200 marescialli, 200 sergenti, 996 volontari in servizio permanente;

· negli anni dal 2008 al 2020: 90 ufficiali, 150 marescialli, 150 sergenti, 747 volontari in servizio permanente.

Per quel che riguarda il Corpo delle Capitanerei di porto l'assunzione ed il mantenimento in servizio di:

· 3.500 volontari di truppa in servizio permanente del Corpo delle Capitanerie di porto,

· 1.775 volontari in ferma ovvero in rafferma del Corpo delle Capitanerie di porto,

In più al fine di compensare il personale in formazione non impiegabile in attività operative stabilisce un contingente di volontari in ferma prefissata di un anno nelle misure di seguito indicate:

· 200 unità nell'anno 2005;

· 235 unità negli anni 2006 e 2007;

· 5 unità in ciascuno degli anni dal 2008 al 2015.

Sotto tale segno la normativa sulla professionalizzazione delle Forze Armate prevede precisi fondi per l'attuazione del disposto normativo stesso (infatti, ai sensi dell'art. 81 della Costituzione Italiana, ogni legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte).

Da tanto, si precisa che gli unici oneri e relativi fondi previsti dalla detta normativa per l'assunzione del personale da professionalizzare si rinvengono nella Tabella "A" di cui alla legge 331/00 e alle Tabelle "C" ed "E" di cui alla L. 226/04; ovverosia 500.000.000 euro per le FFAA e 70.000.000 per il ruolo truppa delle Capitanerie di porto.

Tanto a fronte di una spesa pari a 9.000.000.000, per mantenere il personale delle Forze armate (escluso il Corpo CP), e di 500.000.000 per quello del Corpo delle Capitanerie.

Per quanto sopra citato, risulta di tutta evidenza che le uniche assunzioni del ruolo ufficiali connesse con la professionalizzazione delle FFAA di cui alle leggi 331/00, D.Lgs. 215/01, L. 226/04 attengono i seguenti contingenti:

a) nell'anno 2005, 210 ufficiali;

b) negli anni dal 2006 al 2007, 120 ufficiali;

c) negli anni dal 2008 al 2020, 90 ufficiali.

Per le restanti assunzioni di ufficiali delle FFAA, invece, si utilizzano gli ordinari stanziamenti inscritti nei fondi strutturali del Dicastero della Difesa, che, logicamente nulla hanno a che fare con i fondi e quindi con le assunzioni di cui alla L. 331/00, D.Lgs. 215/01, L. 226/04.

Per quel che attiene il Corpo delle Capitanerie, invece, alcuna componente del ruolo ufficiali è legata alla formazione del personale da professionalizzare; infatti il reclutamento degli ufficiali del "Corpo" interviene grazie agli ordinari stanziamenti del Dicastero delle Infrastrutture e dei trasporti.

Risulta, poi, del tutto inconferente con le assunzioni connesse con la professionalizzazione (di cui alla L. 331/00, D.Lgs. 215/01, e L. 226/04) l'inclusione, a partire dal 01.01.2006, delle dotazioni organiche del Ruolo Ufficiali delle FFAA nel decreto di cui all'art.2, c.3 del D.Lgs. 215/04.

Infatti la Legge 2 Dicembre 2004, n.299 (non già il D.lgs. 215/01) stabilisce da un lato, le dotazioni organiche del ruolo ufficiali, dall'altro, che il reclutamento del ruolo ufficiali è regolamentato secondo le disposizioni di cui all'art.60 e seg. del D.Lgs. 490/97, fino all'anno 2009, con ciò vanificando ogni tentativo di ricondurre in toto l'assunzione del personale del ruolo ufficiali delle FFAA o la determinazione organica dello stesso alla normativa sulla professionalizzazione di cui alla L.331/00, al D.Lgs. 215/01, e alla L. 226/04.

Ammesso e non concesso, poi, che la circostanza possa definirsi dirimente della connessione delle assunzioni del Ruolo Ufficiali delle FFAA con la normativa sulla professionalizzazione (di cui alla L. 331/00, D.Lgs. 215/01, e L. 226/04), comunque il Ruolo Ufficiali del Corpo delle Capitanerie di porto ne sarebbe escluso, stante la mera considerazione che l'ultimo decreto sull'organica del detto ruolo datato 9.11.2004 risulta adottato ai sensi e per gli effetti del combinato del disposto normativo di cui all'art. 1 e 60 del D.Lgs. 490/97, attinente il "Riordino del reclutamento, dello stato giuridico e dell'avanzamento degli ufficiali, a norma dell'articolo 1, comma 97, della legge 23 dicembre 1996, n. 662", pertanto altra destinata normativa del tutto inconferente con la Professionalizzazione delle FFAA.

Né la normativa sulla professionalizzazione prevede alcunché per il Ruolo Ufficiali del Corpo delle Capitanerie di porto; anzi a ben vedere la gestione del detto personale viene ex lege esclusa dallo stesso dettato normativo (cfr: art.3, c. 1, lett. a, L. 331/00, art. 1, c.1 D.Lgs. 215/01, art. 27, 28 L .226/04).

La prova di tanto si ha nel D.P.R. 6 settembre 2005, recante "autorizzazione ad assunzioni di personale nelle pubbliche amministrazioni, a norma dell'articolo 1, commi 95, 96 e 97 della legge 30 dicembre 2004, n. 311".

Infatti in tale anno aldilà delle 210 assunzioni di ufficiali delle FFAA connesse con la professionalizzazione si sono assunti circa 450 ufficiali delle FFAA, con i fondi per le assunzioni in deroga.

Se effettivamente fosse come sostenuto dalla Difesa, ovverosia che a far data dal 1.01.2006 tutte le assunzioni del ruolo ufficiali fossero connesse con la normativa di cui alla L. 331/00, D.Lgs. 215/01, L. 226/04, ci si domanda come potrebbe mai essere che proprio la stessa normativa sulla professionalizzazione disponga per l'anno 2005 l'assunzione di personale che, secondo la Difesa, solo a far data dall'anno successivo avrebbe dovuto "rientrare" tra le assunzioni connesse con la professionalizzazione; ovvero anche, come sia stato possibile per il ruolo ufficiali delle FFAA attingere lo stesso anno (2005) tanto ai fondi sulla professionalizzazione tanto a quelli sulla stabilizzazione, se non in virtù di un "diversa" destinazione delle risorse!

Infatti, ammesso e non concesso – perchè è circostanza impossibile, né mai provata –, poi, che a partire dal 2006 le risorse già previste specificamente per la professionalizzazione (di cui alla L. 331/00, D.Lgs. 215/01, e L. 226/04), siano state utilizzate anche per l'assunzione del Ruolo Ufficiali delle FFAA, questo non dovrebbe significare che in quel momento le Forze armate sono state "sottratte al blocco delle assunzioni ed alla relativa deroga di cui al comma 96.

Si tratterebbe, come è evidente, di differenti risorse economiche, a cui le Forze Armate (in particolare il Ruolo Ufficiali) hanno avuto accesso alternativamente, in relazione alle proprie esigenze concrete ed alle concrete disponibilità dei relativi fondi, tutti in astratto accessibili.

Ma si ribadisce che la circostanza è del tutto irrealistica stante il fatto che le risorse messe a disposizione dalla professionalizzazione (di cui alla L. 331/00, D.Lgs. 215/01, e L. 226/04) hanno interessato il solo personale "non direttivo" delle FFAA, del quale notoriamente non fa parte il Ruolo Ufficiali; eccezion fatta per il personale assunto per la formazione, mai l'assunzione di alcun ufficiale delle Forze armate è stata garantita da alcun fondo sulla professionalizzazione, né è possibile riscontrare una simile affermazione nella normativa di che trattasi.

Ora, se già nel 2005, come del resto anche nel 2006 e addirittura nello stesso 2007 le FF.AA. sono state autorizzate ad accedere al detto fondo - per giunta proprio per le assunzioni che si vorrebbe far ricadere nella professionalizzazione, quelle che sarebbero dovute essere certamente escluse dal blocco e dal relativo fondo - non si vede per quale ragione le Forze armate non abbiano proceduto a richiedere l'autorizzazione all'accesso al fondo de quo anche per la richiesta di stabilizzazione dei propri "ufficiali precari", peraltro per far fronte a nuove ed autonome esigenze (quelle relative appunto alla stabilizzazione dei dipendenti precari), totalmente diverse, se non addirittura diametralmente opposte, a quelle sottese alla professionalizzazione.

Peraltro, si aggiunga sommessamente che, anche a voler escludere l'accesso delle FF.AA. all'originario fondo di cui al comma 96 della finanziaria 2005, si deve tener presente che, nel momento in cui la finanziaria 2007 ha scorporato il 20% del suddetto fondo, ha bloccato tale quota, mutandone la destinazione. In altri termini, quel 20% non fa più parte del fondo originario, ma costituisce un nuovo fondo, con una nuova destinazione, accessibile soltanto per finanziare le stabilizzazioni di cui al comma 519 della finanziaria 2007. Di conseguenza l'originaria destinazione del primo fondo (le assunzioni urgenti in deroga al blocco del turn over) diventa oggi del tutto irrilevante con riferimento a quel 20% che oggi costituisce un fondo nuovo, autonomo e diverso.

Con specifico riferimento agli Ufficiali, la "Difesa" afferma che le assunzioni a tempo indeterminato (rectius in S.P.E.) degli Ufficiali non potrebbero accedere al fondo di cui al comma 519, in quanto si tratterebbe di assunzioni "funzionali" alla riforma della professionalizzazione, che dunque andrebbero effettuate solo con i fondi propri della professionalizzazione, e non con i fondi del comma 519.

Tuttavia, neanche tale assunto pare condivisibile. Innanzi tutto lascia perplessi il fatto che le assunzioni a tempo indeterminato degli ufficiali delle FFAA possano essere considerate istituto giuridico connesso alla riforma della professionalizzazione, visto che già all'epoca dei fatti (1 gennaio 2007) la riforma era compiuta, in quanto legata alla contingenza dell'abolizione del servizio di leva e alla riduzione dell'organico delle FFAA a 190.000 unità, dunque fisiologicamente temporanea, pensata e realizzata per la "graduale sostituzione leva con militari di professione" (si vedano in tal senso le norme istitutive di tale riforma: legge 14 novembre 2000, n. 331, decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, legge 23 agosto 2004, n. 226).

Inoltre, anche a volere riscontrare tale rapporto funzionale, ciò non toglie che le stesse assunzioni possano essere considerate altrettanto necessarie (al pari degli omologhi colleghi dell'Arma dei Carabinieri) pure con riferimento alla stabilizzazione dei precari, e ciò proprio in base alla ratio sottesa al comma 519.

D'altronde, non bisogna dimenticare che il comma 519 disciplina non le assunzioni tout court, bensì solo quelle mirate, appunto, alla stabilizzazione dei precari. In altri termini, se l'Ufficiale "militare di professione" è pure precario, non si vede per quale ragione non possa accedere alla stabilizzazione ex art. 519.

Peraltro è solo il caso, brevemente di accennare che il c. 95, L. 311/04, non fa salve solamente le assunzioni connesse con la professionalizzazione delle FFAA di cui alle leggi L. 331/00, D.Lgs. 215/01, L. 226/04, ma pure quelle connesse con la professionalizzazione dell'Arma dei carabinieri di cui all'articolo 3, comma 70, della legge 24 dicembre 2003, n.350.

Queste ultime assunzioni, in particolare, intervengono a completamento del programma di sostituzione dei carabinieri ausiliari (di cui all’art. 21 della legge 28 dicembre 2001, n.448 e dell’articolo 34, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289), che dispone che in relazione alla necessità di procedere alla progressiva sostituzione dei carabinieri ausiliari in deroga a quanto stabilito dall’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, è attivato un arruolamento di contingenti annui di carabinieri in ferma quadriennale.

Il successivo c. 96 art. 1 della L. 311/04 ha disposto, in deroga al divieto di cui al comma 95, per le amministrazioni ivi previste, apposito fondo per le assunzioni che si rendessero necessarie per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007, asservendo l'autorizzazione alle modalità di cui all’articolo 39, comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n.449, e successive modificazioni.

Ha, infine, statuito al c.96 che nell’ambito delle procedure e nei limiti di autorizzazione all’assunzione di cui al comma 97 è prioritariamente considerata l’immissione in servizio, in particolare, del personale necessario per assicurare il rispetto degli impegni internazionali e il controllo dei confini dello Stato, e degli addetti alla difesa nazionale.

Con ciò, pertanto, da un lato, ha escluso l'accesso al fondo di che trattasi al ruolo truppa tanto delle tre FFAA quanto dell'Arma dei Carabinieri, in quanto dotati di specifico fondo per le assunzioni connesse con la professionalizzazione dello stesso ruolo; dall'altro, ha riservato al personale del Ruolo Ufficiali sia delle FFAA che dell'Arma il beneficio di cui al c. 96, art. 1, L. 311/04.

Invero la finanziaria 2007 ha voluto estendere le risorse destinate alla stabilizzazione scorporando, in aggiunta, anche una porzione del già citato fondo, distinto ed autonomo istituito proprio per la riforma della professionalizzazione.

Di conseguenza, l'accesso al fondo ex comma 96 non può essere precluso in modo generalizzato alle Forze armate, ma al contrario costituisce una risorsa finanziaria a cui anche le FF.AA. (ed in particolare il ruolo ufficiali) possono accedere.

Ciò è comprovato anche dal successivo comma 97, che prevede, proprio con riferimento alle suddette autorizzazioni in deroga al c.d. blocco del turn over, che sia "prioritariamente considerata l'immissione in servizio degli addetti a compiti di sicurezza pubblica e di difesa nazionale" - peraltro ripercorrendo quanto già disciplinato dal riportato comma 55, articolo 3, L. 350/03 -.

Nel merito è solo il caso di accennare l'evidenza della frase che coinvolge le FFAA, e non già i soli corpi di polizia ad ordinamento militare (Arma dei Carabinieri e corpo della Guardia di Finanza); infatti, qualora il legislatore avesse voluto intendere gli appartenenti alle sole forze di polizia (tanto ad ordinamento civile quanto militare), gli sarebbe bastato citare gli addetti a compiti di sicurezza pubblica; tutto ciò, come è noto, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 57 del C.P.P.

Il legislatore ha, comunque, messo a disposizione ulteriori risorse (di cui all'art. 1, c. 417, 419, L. 296/07); a fortiori nella circolare del 24 marzo 2007 del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nelle Pubbliche amministrazioni, si legge che le amministrazioni pubbliche non citate espressamente nel comma 519, in quanto sottoposte a specifiche disposizioni in materia di assunzioni ... adeguano i propri ordinamenti a quanto previsto dal medesimo comma 519 in termini di requisiti e modalità di assunzione, tenendo conto delle relative peculiarità e nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio.

Di più si sottolinea che la procedura di cui alla stabilizzazione del personale precario della pubblica amministrazione, prevede altresì (cfr: c. 526, art.1, L. 296/06) che tale procedimento si debba necessariamente estendere ai successivi due anni (2008, 2009); in questo caso, però le assunzioni devono essere garantite dai fondi strutturali del singolo Dicastero, come testimoniato dallo stesso D.p.c.m. 06.08.2008, che ha stabilito le assunzioni a tempo indeterminato di che trattasi con i fondi del singolo Ministero; con ciò legittimando l'ultroneità di riferimento al fondo di cui all'art. 1, c. 96, L. 311/04.

In tal senso è solo il caso di ricordare quanto espresso nel parere del Capo Ufficio Legislativo del Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione, Avv. Danilo DEL GAIZO, datato 05.12.2006 si legge: "...per le assunzioni in deroga autorizzate sempre per l'anno 2007 è, infine, considerata prioritaria l'immissione in servizio, tra gli altri, degli addetti al personale della difesa nazionale.

lunedì 20 ottobre 2008

Generali nelle scuole, concerti e carrarmati

La Grande Guerra diventa un maxi spot
La Difesa esalta i 90 anni del 4 Novembre nelle piazze d'Italia, ma tra i militari cresce il malumore. Spesa di 6 milioni, il Ministro ha chiesto alle aziende fornitrici un "obolo" per le celebrazioni.
COMANDO Supremo. Bollettino della Vittoria (...) i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
Firmato: Diaz.
Nelle piazze dei paesi d'Italia, sui monumenti ai caduti, nei cimiteri, corrosa dal tempo e dalla ruggine, oppure costantemente rinnovata dall'olio di gomito di un volenteroso, c'è sempre una lapide con queste parole.
E' il "bollettino della Vittoria" con cui 90 anni fa, il 4 novembre del 1918, il generale Armando Diaz annunciava all'Italia la resa dell'Austria e la vittoria del Regio Esercito nella prima guerra mondiale.
Quelle lapidi, quella vittoria, quella guerra stanno per essere riscoperte e forse strumentalizzate nella più imponente manifestazione di propaganda militare che l'Italia repubblicana abbia mai messo in piedi.
Il ministro della Difesa Ignazio la Russa ha definito con un gruppo di studio una serie di iniziative per "celebrare la Vittoria nella Grande Guerra e risvegliare negli italiani i sentimenti di orgoglio e di unità nazionale".
Si inizia da oggi, con lezioni di storia in 200 licei: Mariastella Gelmini ha accettato che ufficiali delle tre forze armate e dei carabinieri vadano nelle scuole a spiegare il significato della Grande Guerra, ma non solo.
"Per volontà del ministro La Russa", dice il generale Giancarlo Rossi, portavoce del ministro, "verrà ricordato che il 4 novembre da 90 anni è anche il giorno dell'Unità nazionale e delle forze armate, oltre che quello della Vittoria nella Grande Guerra".
Per questo La Russa ha pensato di fare le cose in grande: la festa sarà di fatto trasferita dal 4 novembre (un martedì) al week-end dell'8-9.
In ventuno piazze italiane ci saranno innanzitutto la cerimonia dell'alzabandiera e poi dell'ammainabandiera.
Ancora: sfilate, parate, mostre statiche di carri armati ed elicotteri, concerti di bande e fanfare, simulazioni di assalti militari, lancio di paracadutisti.
Tra le 21 piazze ci sarà anche quella di Bolzano, dove ogni anno il 4 novembre provoca tensione con i tirolesi austriaci.
Ma il clou sarà a Roma: La Russa ha chiesto ai militari di dare il meglio di sé al Circo Massimo, con parate ed esibizioni varie, e poi a Piazza del Popolo, dove ci sarà un "concerto tricolore" di Andrea Bocelli.
Non tutti i militari sono convinti che quello scelto da La Russa sia il modo giusto per celebrare la Vittoria.
Innanzitutto per un problema di fondi: negli stati maggiori fanno notare che verranno spesi 6 milioni di euro, di cui più di 1 milione per l'evento-Bocelli.
Il tutto nel momento in cui si rinuncia alle missioni all'estero e all'addestramento del personale.
Sui fondi La Russa, oltre a utilizzare parte del bilancio della Difesa, ha fatto qualcosa che ha creato imbarazzo anche nel settore dell'industria: usando l'Associazione delle industrie della Difesa, il ministro ha chiesto ai fornitori del ministero di versare soldi per organizzare il week end tricolore.
Da Finmeccanica in giù a tutti sono stati chiesti 30mila euro, un "obolo per la Grande Guerra".
In una riunione all'Esercito è stato avvistato un altro problema: la "santificazione" dei 90 anni della Vittoria rischia di far apparire ancora una volta le forze armate strumento di parte, di metterle al servizio di un disegno di propaganda politica che non è nazionale, ma spesso di partito o magari del ministro in persona.
Le prime insofferenze - in estate - ci sono state per l'uso di soldati per compiti al di fuori della loro missione naturale, come le operazioni anti-criminalità o anti-immondizia. E ora c'è il maxi-spot sul 4 Novembre.
"Con l'aggravante che mandare ufficiali nelle scuole d'Italia a parlare di qualcosa su cui non sono professionalmente preparati e titolati rischia di delegittimarci, di renderci strumento di un'operazione che potrebbe ritorcersi contro la Forze armate", dice un altissimo ufficiale.
Il rapporto di La Russa con la Difesa ormai da settimane è diventato delicato: le continue gaffe pubbliche, la scarsa presenza al ministero per inseguire il compito di reggente di An, il metodo di lavoro che ha adottato (affidarsi a intuito e improvvisazione politica, non allo studio dei dossier), hanno scavato un solco tra lui e la dirigenza militare.
"So bene di questo disagio, e sono sicuro che il governo saprà affrontarlo", dice il generale Enrico Del Vecchio, ex capo del Comando operativo interforze, oggi senatore del Pd: "Ma una cosa è chiara: celebrare in maniera strumentale la giornata in cui le Forze armate si aprono alla popolazione sarebbe un grave errore. Ben venga il riconoscimento per l'Unità d'Italia, ma nessuno può appropriarsi politicamente delle forze armate".

venerdì 17 ottobre 2008

Volevo essere un soldato

Erano le ore 10,40 del 04 aprile 1989 e mi apprestavo a riconsegnare tutte le attrezzature militari ricevute in consegna per l'espletamento del servizio di ufficiale di complemento: zaino, anfibi, cinturone e...le stellette della mia uniforme, simbolo di appartenenza alla giurisdizione militare.
Uscendo dalla vestizione, ricordo gli sguardi tristi dei miei uomini, quei soldati che avevo addestrato e con i quali avevo trascorso momenti indimenticabili, increduli che quel giorno li avrei lasciati per sempre: "Sten, dove vai?", disse uno di loro.
Lo rassicurai con un sorriso e con tante belle parole, quelle frasi fatte che si dicono nelle grandi occasioni, quando ci si incontra dopo tanto tempo o ci si lascia per sempre...
Poi, lentamente, mi incamminai verso il mio alloggio per preparare i bagagli e, la sera, in coincidenza della libera uscita, "salutai" per sempre il mio reparto.
Nel corso degli anni cercai di dimenticare il passato immergendomi nel lavoro, regalando alla mia famiglia una vita tranquilla ed agiata ma...non c'era nulla da fare.
Quell'esperienza aveva segnato per sempre la mia vita.
Poi, un giorno, agli inizi degli anni 2000, sbirciando tra le pagine della rivista UNUCI, ecco apparire quella frase che avrebbe nuovamente ridato slancio a tutta la mia vita: "diventa riservista volontario.
Il tuo posto di lavoro è tutelato dalla legge ..." . E così feci.
La mattina mi alzai di buonora per recarmi presso il Distretto Militare e fornire la mia disponibilità al richiamo nelle "Forze di Completamento Volontarie" (la moderna riserva del nostro esercito).
Gli Ufficiali mi illustrarono il funzionamento di tutta l'attività di militarizzazione e dei miei diritti, senza trascurare la conservazione del posto di lavoro.
In poche parole, si trattava della possibilità di essere richiamati in servizio, per esigenze della Forza Armata, con un rapporto di lavoro a tempo determinato che avrebbe comunque garantito la tutela dell'impiego principale civile.
Quanto sopra era ribadito nella "Domanda di disponibilità al richiamo" (sezione 3 – diritti del personale richiamato), un documento fornito dall'Amministrazione Militare indispensabile per l'inserimento nella banca dati delle Forze di Completamento.
Nel mese di ottobre 2003, ricoprivo l'incarico di Capo Ufficio del Servizio Qualità di una prosperosa azienda italiana operante nel settore delle lavorazioni meccaniche, quando fui contattato per la prima volta dal Distretto Militare che mi propose un "richiamo alle armi" di 45 gg.
Non me lo feci ripetere due volte! Felice di tornare ad indossare l'uniforme, diedi immediatamente il mio consenso.
Contestualmente, informai l'azienda di quanto stava accadendo, permettendo alla stessa di organizzare la mia sostituzione.
Ovviamente, dinanzi a tale mia decisione, la direzione non fece i salti di gioia ma si limitò ad evidenziare l'inutilità di quel mio servizio nei confronti dello stato: "mandali tutti affanc... stì militari".
Quelle parole suscitarono in me l'effetto contrario, rinforzando la mia scelta.
Così, l'indomani, mi recai presso il Distretto Militare per il ritiro della cartolina precetto, copia della quale consegnai, nelle mani del Direttore di Stabilimento.
Il 10 novembre 2003, giunto al reparto, mi misi subito al lavoro, distinguendomi per le "elevate capacità professionali e per l'impegno incondizionato alle attività di istituto" (parole tratte da un elogio scritto ricevuto dal mio comandante).
Mancavano ormai una decina di giorni al termine del periodo di richiamo e tutto procedeva con una certa tranquillità.
La quiete fu improvvisamente interrotta da una comunicazione della mia azienda, con la quale, la stessa, mi comunicava un cambio di mansione.
Si trattava in poche parole di rinunciare, in maniera incondizionata, alla qualifica di impiegato tecnico responsabile di servizio, ed assumere l'incarico di operatore di produzione addetto alle lavorazioni meccaniche.
Un atto vile ed illegale contro il quale, purtroppo, c'era poco da fare.
Decisi allora di prendere la palla al balzo, come si suol dire, ed accettare una proposta di prolungamento del richiamo. In questa maniera, oltre a portare a compimento tutti i lavori assegnati dal comando, avrei potuto far valere i miei diritti nei confronti dell'azienda, senza subire giornalmente intimidazioni ed atti di mobbing in genere.
Il periodo di richiamo si concluse il 31 marzo 2004 ed il giorno successivo mi presentai sul posto di lavoro.
Trovai ad aspettarmi il proprietario dell'azienda, il quale mi ribadì la fine che avrei fatto a causa delle mie decisioni: "hai voluto servire lo stato...Da oggi in poi, per punizione, farai l'operaio".
E così fu.
Cosciente del fatto che nei mie confronti si stava consumando un grave reato (tentativo di attribuzione di una mansione di livello inferiore) ma impotente e solo dinanzi alle decisioni aziendali, non feci obiezioni: rimarcai al proprietario il mio disaccordo e mi incamminai verso il reparto.
Si trattava di una situazione veramente umiliante e spregevole perché, da responsabile, mi ritrovai a prendere ordini da tutti.
Ogni giorno subivo ogni sorta di ingiustizie.
Ricordo, ad esempio, il tentativo di ufficializzare il cambio di mansione inviandomi dal medico del lavoro per la visita di controllo periodica, visita che avevo regolarmente effettuato alcuni mesi !!!
Il macchinario assegnatomi era uno dei peggiori: privo di aspiratori, rumorosissimo e soprattutto talmente veloce da impazzire.
Per sfuggire da quell'inferno, accettai un nuovo richiamo alle armi, questa volta per un periodo di 8 mesi, durante il quale l'azienda, tentò costantemente di licenziarmi ricorrendo alla "giusta causa".
Ricordo in particolare quando mi accusarono ingiustamente di danni all'attività produttiva, per aver attivato delle password che rendevano inutilizzabili i computer aziendali.
Cosa veramente assurda visto che dal mio rientro in azienda non avevo più messo piede negli uffici !!!
Il tempo, come si sa, scorre inesorabile ed anche in questo caso arrivò il giorno del congedo.
Il rientro sul posto di lavoro, questa volta, non fu affatto indolore.
Difatti, oltre a non trovare più il cartellino per la vidimazione delle presenze, per tutti i dipendenti collocato all'ingresso dell'unità produttiva, venni invitato a lasciare lo stabilimento per usufruire di quindici giorni di ferie forzate inesistenti!!!
Avevo ben compreso come l'intenzione era quella di allontanarmi dall'azienda trovando un pretesto per licenziarmi.
Per questo motivo, mi rivolsi subito a carabinieri del posto; il comandante della stazione, non solo accertò immediatamente la veridicità delle mie affermazioni, ma stilò anche una dichiarazione in mio favore, che protocollò ed archiviò.
Il sospetto che volessero allontanarmi dall'azienda era fondatissimo.
Infatti, un mio collega di lavoro mi chiamò per avvisarmi che la proprietà non era affatto intenzionata a farmi rientrare e che di conseguenza stava tramando qualcosa.
Ma cosa stava accadendo a mia insaputa?
L'azienda stava cercando di screditarmi agli occhi dell'Amministrazione Militare, in modo tale da "tagliare" la principale fonte di sostentamento (cioè i richiami) e lasciarmi senza lavoro.
In parte ci riuscì, visto che un mio nuovo richiamo alle armi venne "cestinato" da parte dell'ufficiale preposto all'impiego delle forze di riserva (si tratta di testimonianze avute da miei colleghi che, hanno visto ed ascoltato quanto stava accadendo alla mia persona).
Grazie a Dio, il mio vecchio capo ufficio, divenuto comandante di reparto, riuscì ad "eludere la sorveglianza" riuscendo a richiamarmi alle sue dipendenze.
Fu questo un periodo di aspre battaglie con l'azienda, caratterizzate da una lunga serie di botta e risposta.
Da un lato l'azienda che non voleva più saperne di me, dall'altro la forza armata che, in presenza di un contenzioso voleva scaricarmi ad ogni costo.
Io, al centro di questo "teatrino" assistevo impotente.
Sapendo di essere nel giusto ed avendo seguito alla lettera tutte le normative vigenti, speravo che almeno l'Esercito venisse in mio soccorso garantendomi un periodo minimo di richiamo alle armi. Nulla di tutto questo.
Abbandonato anche dalla Forza Armata, senza un lavoro, dovendo mantenere la mia famiglia e contestualmente pagare il mutuo della casa, non sapevo più dove sbattere la testa.
Consigliato dal mio comandante, fui costretto a prendere la decisione più drastica: le dimissioni dall'azienda.
Solo in questo modo e dopo un periodo di assenza dalla scena di circa 6/7 mesi (il tempo necessario per far dimenticare ai vertici di forza armata l'accaduto) avrei potuto contare su un nuovo richiamo alle armi.
Sembrava proprio che Esercito ed Azienda si fossero messi d'accordo per liberarsi di me...
In questo modo quindi, persi il mio posto di lavoro a tempo indeterminato e, dal dicembre del 2006 lotto disperatamente per avere dalla Forza Armata un posto di lavoro in servizio permanente.
Ho scritto a "mezzo mondo": Ministro della Difesa, Onorevoli, Ordine di Malta (sono anche ufficiale del SMOM, corpo ausiliario nel cui servizio permanente si entra per designazione del presidente dell'associazione), Presidenza della Repubblica, Militari.
Tutti mi hanno scaricato lasciandomi in una situazione che non auguro a nessuno (ho una figlia bulimica ed una più piccola sofferente di epilessia.
Nonostante abbia evidenziato anche questo mio problema allo Stato, le risposte sono state sempre negative ed imbarazzanti).
Visto quanto accaduto, è chiaro che la legge che disciplina il richiamo alle armi offre limitate garanzie di tutela del posto di lavoro.
L'Esercito non può assolutamente propagandare il richiamo in servizio come fosse una cosetta da niente: "...si viene richiamati ed alla fine si ritorna alla propria attività", questo è quello che si è detto e che si continua a dire.
Bisogna intraprendere delle azioni serie per il futuro stabilizzando però coloro che hanno subito ingiustizie gravi come la mia.
Dal giorno del congedo, a 40 anni di età, non sono più riuscito a trovare un impiego di lavoro!!!
Sono stato sfruttato da gente senza scrupoli lavorando in nero 12/13 ore al giorno.
Ho ricevuto uno stipendio pagato in tessere telefoniche (da non crederci!!!).
Alla fine, per garantirmi un futuro pensionistico, ho chiesto un piccolo prestito in famiglia ed ho rilevato una rivendita di giornali che era prossima al fallimento.
In questi ultimi mesi sono riuscito a rilanciare l'attività ma, tolte le spese, per me e la mia famiglia rimane solo un pugno di mosche.
Quale sarà il mio futuro di uomo?
Ten. f. (cong.) Roberto MATTEI

giovedì 16 ottobre 2008

E-mail per Michele Santoro: "Il Precariato nelle FF.AA."

Siamo a comunicare una diretta iniziativa del sempre attivo Generale Antonio Pappalardo. Questi, infatti, nella sua diuturna attività di rappresentanza, convinto della necessità di portare la tematica del precariato nelle Forze Armate alla ribalta mediatico-nazionale, si è adoperato al fine di ottenere uno spazio all'interno del programma Anno “0” di Michele SANTORO.
Lo stesso Generale sottolinea l'importanza che qualunque militare, od ex-tale, di ogni ordine e grado, congedato o in servizio a tempo determinato, interessato a partecipare alla stessa trasmissione, porti la propria esperienza, inviando una mail all’indirizzo annozero@rai.it, m.santoro@rai.it, info@michelesantoro.it.
Convinti del vostro sostegno alla causa e dell'interesse che l'iniziativa possa ingenerare, auspichiamo la presa di coscienza del particolare momento, e delle logiche conseguenze che possiate trarre.

mercoledì 15 ottobre 2008

FORZE ARMATE: SI PREPARA LA SHOAH

Shoa (traslitterato anche Shoah o Sho'ah), che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità", con il senso di una sciagura improvvisa, inaspettata, è un'altra parola utilizzata per riferirsi all'Olocausto.
Tuttavia, quello che sta capitando alle Forze Armate di questo Paese, non ha nulla di improvviso ed inaspettato, ma la catastrofe, quella, si sta materializzando in tutta la sua crudeltà.
Ci riferiamo, ovviamente, alle misure contenute in un documento tracciato alcuni giorni fa del Consiglio supremo di Difesa, presieduto dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla presenza del premier e dei ministri della Difesa, dell'Interno, dell'Economia e dello Sviluppo Economico, il capo di Stato maggiore della Difesa.
Mai nulla di simile si era visto nella storia repubblicana dal dopoguerra fino ai giorni nostri, ma cominciamo con l'elencare le principali misure:
-Concentrazione mezzi e sistemi e relative capacità manutentive in 2-3 grandi strutture interforze;
-Forte ridimensionamento di Stati maggiori, comandi e strutture di supporto amministrativo;
-Riduzione delle strutture permanenti all'estero;
-Chiusura di arsenali e stabilimenti della Difesa;
-Effettiva e rapida alienazione del parco immobili della difesa;
-Profonda riorganizzazione strutturale dell'Area tecnico-amministrativa della Difesa;
-Acquisizione diretta di entrate finanziarie diverse da quelle pubbliche da parte delle strutture organizzative: sponsorizzazioni, eventi addestrativi mediatizzati, pubblicazioni, vendita di materiale mediatico, partecipazione a convegni, studi e consulenze tecniche;
-Spinta all'informatizzazione con apertura diretta al pubblico via internet delle strutture amministrative, documentali, per il trattamento economico, la gestione e la selezione del personale;
-Estensione dell'orario di servizio, flessibilità di impiego per esercitazioni ed attività operative, eliminazione dell'indennità di lavoro straordinario e dei recuperi;
-Concorsi e prestazioni da parte della Difesa a favore di altre amministrazioni;
-Minimizzazione delle cerimonie militari e accorpamento con attività addestrative;
-Ridimensionamento ed eventuale cancellazione dell'outsourcing;
-Trasformazione dei soggiorni militari in strutture generatrici di entrate o non onerose per la Difesa;
-Piena utilizzazione dell'obbligo di prepensionamento previsto dalla recente normativa per il "deflusso" del personale anziano non più proficuamente impiegato.
La prima domanda che sorge dalla lettura dei provvedimenti allo studio è: perchè?
Perchè questo accanimento contro le Forze Armate, che pure stanno dando un contributo decisivo per la risoluzione di diverse problematiche del nostro disastrato Paese?
Perchè colpire proprio quegli uomini e quelle donne che rischiano la vita - e qualche volta la perdono - nei teatri internazionali?
Azzardiamo una ipotesi: tutti sono al corrente del recente disastro che ha coinvolto la nostra compagnia di bandiera, l'Alitalia, e molti sapranno che il premier Berlusconi e gli attuali esponenti della maggioranza ne hanno fatto un cavallo di battaglia in campagna elettorale, esattamente come per la questione sicurezza, quest'ultima risolta (sic!) dal governo attualmente in carica con una raffica di tagli senza precedenti che hanno fatto dichiarare al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Camporini, che di questo passo le FF.AA. si ridurranno ad un semplice ente erogatore di stipendi.Ma torniamo all'Alitalia.
Da uno studio fatto dall'Istituto Bruno Leoni riportato dall'Economist, il prezzo del patriottismo berlusconiano costerà ai contribuenti italiani qualcosa come 5 miliardi di euro.
Dove reperire questa colossale somma di danaro senza suscitare l'ira del cittadino-elettore già alle prese con una congiuntura finanziara che sta decimando i risparmi?
Ecco la brillante soluzione! Tagliamo i fondi alle Forze Armate!
Ma certo, come non averci pensato prima.
Nessun sindacato che tutela i cittadini in uniforme, nessun rischio di sciopero generale, dirigenti con le tasche gonfie che con pugno di ferro tengono salda la disciplina......e il gioco è fatto.
E pazienza se i militari si ritroveranno a lavorare 12-14-16-20 ore al giorno (come fanno anche adesso) senza straordinario o recuperi compensativi.
E pazienza se la cancellazione dell'outsourcing comporterà nuove incombenze agli uomini in uniforme (pulizie, vigilanza ecc.), ma tanto senza lo straordinario e senza i recuperi e, soprattutto, senza nessuno che tuteli i loro interessi, posso fare questo ed altro. In fondo il loro contratto parla chiaro, che diamine:
Doveri attinenti al giuramento
1. Con il giuramento il militare di ogni grado s'impegna solennemente ad operare per l'assolvimento dei compiti istituzionali delle Forze armate con assoluta fedeltà alle istituzioni repubblicane, con disciplina ed onore, con senso di responsabilità e consapevole partecipazione, senza risparmio di energie fisiche, morali ed intellettuali affrontando, se necessario, anche il rischio di sacrificare la vita.
A pensarci bene, quando si prevede il "Concorso e prestazioni da parte della Difesa a favore di altre amministrazioni", potremo destinare i militari a fare tutto quello che il governo ordinerà: magari anche per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina.
Il piano è geniale: mandiamo a casa senza uno straccio di benefit chi ha già maturato i 40 anni contributivi, reclutiamo nuove leve - tanto al sud la domanda è inesauribile - a cui elemosiniamo uno stipendio da fame, senza straordinario (magari diminuendo il periodo delle ferie, per aumentare ulteriormente la produttività), e tutti i cittadini-elettori saranno contenti.
Alitalia vola, il governo Berlusconi ci fa un figurone e... i militari pagano.
Siamo quindi in presenza di misure che vanno a ledere i diritti più elementari dei lavoratori, senza che peraltro venga riconosciuta all'intero comparto, già fortemente penalizzato nei confronti degli altri pubblici dipendenti, quella che in gergo viene chiamata specificità.
E' notizia risaputa infatti, che il ministro Tremonti ha pronunciato il suo nein sull'emendamento approvato in commissione Lavoro.
Quindi ricapitoliamo:
-nessuna specificità: forse al Cocer Carabinieri che ha esultato pubblicamente è bastato un invito a cena a palazzo Grazioli e qualche pacca sulla spalla del premier per autoconvincersi della bontà dell'azione governativa;
-estensione dell'orario di servizio: senza ovviamente prevedere alcun tipo di riconoscimento economico-normativo, ma quelle sono cose che si concedono a cittadini "normali", normalmente tutelati;
-cancellazione dello straordinario e persino dei recuperi compensativi: dopo tanta indignazione verso i cinesi che copiano i nostri prodotti, finalmente una rivalsa. I nostri militari copieranno lo stile lavorativo dei cinesi!
-concorsi e prestazioni da parte della Difesa a favore di altre amministrazioni: prepariamoci a vedere i militari impiegati come i condannati ai lavori forzati.
Come ha intenzione di impiegare il governo questa massa di lavoratori che si ridurranno all'ozio per mancanza di fondi?
Forse vedremo militari dediti alla costruzione di infrastrutture faraoniche per la gloria del cavaliere?
O magari sparpagliati a pioggia sulle altre amministrazioni dello Stato sotto la voce "personale di fatica"?
Gli scenari sono molteplici e la creatività degli esponenti del governo, lo sappiamo, non ha limiti.
I militari insomma, dopo decenni di mortificazioni perchè esclusi in ragione del loro "speciale status" da ogni forma di salvaguardia sociale prevista per i normali cittadini, si ritroveranno al limite della condizione umana, quasi al livello delle bestie da soma, che lavorano finchè il padrone non dice basta, e magari dovranno ringraziare per i magri compensi ricevuti in cambio, necessari per sopravvivere.
Qualcuno parlava di "dittatura dolce".
Io tutta questa dolcezza proprio non la vedo......

Tagli alla Difesa, Soldati a rischio sicurezza

Rosa Villecco Calipari, capogruppo del Pd nella Commissione Difesa della Camera, sostiene che i tagli nella finanziaria «compromettono la sicurezza dei soldati». Per la parlamentare, i tagli andranno a incidere «sulla sicurezza del personale delle forze armate e anche sulla capacità operativa dei militari impegnati nelle missioni internazionali», ma la maggioranza «oggi ha difeso questi tagli che compromettono irrimediabilmente la tenuta del sistema, soprattutto nel settore del personale nel quale non sono stati ripianati i fondi destinati al reclutamento dei volontari decurtati con la manovra estiva».
Rosa Villecco Calipari sottolinea che ora potrebbero non esserci risorse per nuovi arruolamenti e per tenere soldati in servizio da 5 o 6 anni, che «potrebbero essere congedati dopo aver prestato servizio in Italia e all'estero». Ma, conclude l'esponente del Pd, dal ministro Ignazio La Russa «non è stato previsto alcun rimedio per ripianare quelle risorse».

martedì 14 ottobre 2008

Sky, 14 ott 2008, ore 18:00, canale 936

Su HOUSE CHANNEL di SKY, canale 936, il Gen. Antonio Pappalardo, parlerà dei problemi inerenti il Precariato nelle FFAA, FFPP.

lunedì 13 ottobre 2008

Sole 24 Ore di venerdì 10 ottobre 2008, pagina 25

Cura shock per la Difesa:via 40mila militari
di Ludovico Marco
Riorganizzazione senza precedenti per le Forze Armate dopo i tagli della Finanziaria: previsti 4Omila militari in meno, programmata la chiusura di arsenali e caserme.
I tagli alla Difesa. Riorganizzazione senza precedenti per le Forze Armate: da 182mila a 141mila unità.
Per le Forze Armate è una rivoluzione senza precedenti. Un riassetto pesante, con la chiusura di arsenali e caserme; la riduzione in quattro anni da l82mila a i4lmila dei militari in totale tra Esercito, Marina e Aeronautica; il ridimensionamento di Stati maggiori e comandi; l'accentramento in una struttura unica della gestione amministrativa e logistica, ora ripartita per ogni forza armata.
Il piano di riordino è stato già tracciato alcuni giorni fa in un documento del Consiglio supremo di Difesa, presieduto dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Alla presenza del premier e dei ministri della Difesa, dell'Interno, dell'Economia e dello Sviluppo Economico, il capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, ha ribadito le tesi sostenute in Parlamento il 23 luglio: con le misure previste a luglio dall'Economia, le Forze Armate si ridurranno a un mero erogatore di stipendi (si veda IlSole-240re del 22 agosto) e la diminuzione di capacità operativa sarà così forte da renderle in tre anni «sostanzialmente inutili».
Poi, però, al Consiglio supremo il capo di Smd ha rilanciato: la situazione di crisi «va trasformata in un'opportunità da afferrare per una trasformazione radicale».
Un obiettivo che richiede «il tempo di una legislatura» tanto che, aggiunge l'alto ufficiale, «occorrerà una scelta oculata del mio successore» visto che il suo incarico ha durata biennale (ma è rinnovabile).
Nel comunicato successivo alla riunione, il Consiglio ha sancito la necessità di un «piano per la profonda revisione delle strutture territoriali, amministrative e di supporto dell'area Difesa e per una coerente riqualificazione della spesa nei settori del personale, dell'esercizio e degli investimenti».
Poi, il documento interno predisposto - verosimilmente con il contributo del consigliere militare del Colle, generale Rolando Moscà Moschini - in tre cartelle progetta una robusta ristrutturazione dell'attuale modello di Difesa. Un'autentica rifondazione delle Forze Armate.
Si prevede una concentrazione di mezzi e sistemi in due-tre grandi strutture interforze.
Una riduzione delle strutture permanenti all'estero.
Una «effettiva e rapida alienazione» degli immobili.
Per il personale, si parla di estensione dell'orario di servizio, di flessibilità d'impiego, addirittura di eliminazione dell'indennità di lavpro straordinario e dei recuperi.
Ma anche di un ricorso massiccio all'obbligo di prepensionamento, così come previsto dalla manovra estiva, per favorire i nuovi reclutamenti.
Si profilano anche soluzioni di stampo aziendale: come il ricorso alle sponsorizzazioni, la vendita di materiale mediatico e di reperti operativi; la trasformazione dei soggiorni militari in strutture in grado di produrre lucro o, come minimo, senza pesare sui bilanci.
Sul fronte degli investimenti, l'ipotesi in campo è di fare una parziale riconfigurazione del programma, in modo da limitarli ai progetti essenziali.
In uno scenario finanziario particolarmente drastico, però la soluzione potrebbe essere più severa: fnalizzare cioè il programma - immagina il documento - soltanto alle operazioni correnti e ai futuri impegni concretamente prevedibili. E commisurare gli investimenti di più lungo periodo all'effettiva disponibilità di fondi specifici.
Un terremoto, insomma.
Il documento precisa che quelli indicati vanno considerati come spunti per la qualificazione dello strumento militare in un quadro di ridotte disponibilità finanziarie.
Di sicuro, la metà di quelle indicazioni basta da sola a sconvolgere gli equilibri attuali nelle Forze Armate.
Il processo può essere virtuoso - il ministero dell'Economia chiede da tempo la riduzione degli sprechi nel settore - ma anche traumatico. Di certo, per ora, c'è l'annuncio del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, di un disegno di legge delega per il riordino del modello militare.
Il processo di riordino, insomma, è già avviato. La bozza delDdl già circola tra gli Stati maggiori, così come qualche malumore trattenuto a stento.
La vera rivoluzione, però , avverrà con i decreti attuativi: i contenuti saranno, con ogni probabilità, definiti anche in base al documento del Consiglio supremo.
L'allarme dei militari sugli effetti dei tagli, contenuto perfino nello stato di previsione della Difesa allegato al bilancio dello Stato, ora in discussione in Parlamento, sembra già svanito.

mercoledì 8 ottobre 2008

SICILIA, ACCORDO REGIONE-ESERCITO SU MILITARI IN CONGEDO

Palermo, 7 ott - Regione siciliana e Esercito collaboreranno per favorire la ricollocazione occupazionale dei militari siciliani volontari congedati. A presentare l'iniziativa a Palermo, l'assessore al lavoro Carmelo Incardona, il Vice Comandante del Comando Regione Militare Sud e il generale di Brigata Salvatore Altomare, che hanno firmato la convenzione operativa che stabilisce le modalita' di attuazione di un protocollo d'intesa firmato nel 2003. Il documento e' stato firmato anche dal dirigente generale del dipartimento regionale Agenzia per l'Impiego, Rino Lo Nigro. "La Regione - ha detto l'assessore Incardona - intende mettere a disposizione dei giovani siciliani che hanno concluso l'esperienza professionale nell'Esercito tutti i mezzi disponibili per favorire il loro inserimento nel mercato del lavoro e poter sfruttare le competenze acquisite sotto le armi. È una forma di dialogo e di collaborazione positiva tra istituzione, il cui obiettivo e' consentire il reinserimento lavorativo di questi giovani che, spesso, sono disorientati di fronte alla prospettiva di dover cambiare vita e lavoro una volta smessa la divisa"."L'iniziativa - ha dichiarato il Generale Altomare - costituisce uno strumento importante che tende a favorire l'inserimento professionale di chi ha prestato servizio militare a tempo determinato. Essa e' rivolta ai giovani volontari che al termine della ferma contratta cerchino un'occupazione in cui poter mettere a frutto le esperienze maturate nel corso del servizio svolto nelle Forze Armate". In base alla convenzione, il dipartimento Agenzia per l'Impiego dell'assessorato al Lavoro applichera' anche per gli ex militari tutti gli strumenti previsti dalle leggi che prevedono incentivi per le assunzioni da parte delle imprese, compresi i tirocini formativi e l'apprendistato; curera' la predisposizione di progetti di riqualificazione, formazione e aggiornamento professionale rivolti ai volontari congedati e coinvolgera' i singoli assessorati provinciali e i centri per l'impiego. Il Comando Regione Militare Sud favorira' la costituzione di cooperative di servizi tra i volontari congedati per l'affidamento di attivita' di supporto logistico di interesse delle Forze Armate, svolgera' attivita' di informazione e orientamento per gli ex militari, favorira' l'avviamento a corsi di formazione, stages, apprendistato e tirocini formativi organizzati dall'Agenzia per l'Impiego.L'esercito consentira' all'Agenzia e alle imprese in cerca di lavoratori l'accesso riservato al sistema informativo lavoro difesa del sito web del ministero della Difesa per inserire le offerte di lavoro, gli stages e i tirocini e di visualizzare i curricula degli ex militari. I militari daranno anche, quando necessario, un supporto logistico, mettendo a disposizione le proprie aule multimediali dei centri di formazione dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica per lo svolgimento di attivita' di formazione riqualificazione professionale. Entro sei mesi dalla ratifica della convenzione, partiranno i primi interventi formativi - corsi di formazione, tirocini - rivolti ai militari che hanno aderito al progetto sbocchi occupazionali.

martedì 7 ottobre 2008

Grazie On. CARLUCCI

Vogliamo manifestare con questo nostro post, il sentimento di ringraziamento per l'interesse manifestato alla causa da parte dell'On. CARLUCCI.

Infatti, privo d'interessi sindacali o similtali, ha fin da subito posto in essere nuovi canali al fine di dirimere la nostra Vessata Questio; questo, senza fermarsi difronte alle singole avversità che le si siano poste; carattere e grinta da prendere ad esempio da parte di tutti!

L'attivo dinamismo, pertanto, che contraddistingue detto Onorevole, messo a nostra disposizione, ha portato giusto ieri ad interloquire direttamente con il Sottosegretario alla “Difesa”, l'On. CROSETTO.

La premura dimostrata promette ulteriori risvolti ed incontri chiarificatori, nella convinzione di un sicuro successo; forse all'inizio sarà solo di una battaglia, ma l'intendimento, del comitato tutto, è quello di vincere la guerra!

Vieni nelle FFAA, anche noi ti garantiamo la precarietà

Salve, sono Corrado.
Mio figlio è un VFP1 della Marina Militare congedato ad Aprile 2008.
Idoneo ma fuori graduatoria nell'ultimo concorso per 700 Carabinieri.
Vorrei chiedere a chi di competenza: come mai ogni anno vengono indetti ulteriori concorsi anzichè attingere dalle graduatorie già esistenti?
GRAZIE
******
Caro Corrado, purtroppo i "signori dorati" in divisa bianca "tengono a che fà".
E' difficile immaginare se le aspettative di suo figlio, le mie, le Sue e quelle dei miei ex colleghi siano le stesse.
Certo è la grande uniformità d'intenti e d'azioni che accomuna la "cerchia ammiraglia" dello Stato Maggiore Marina.
Dall'esterno, posso solo scandagliare la loro sporcizia intellettuale basandomi sui fatti dell'anno scorso; le lettere intimidatorie dell'Amm. Picchio, il giudizio "Ponzio Pilatiano" del TAR, servo della classe dirigente italiana, le nostre timide attività di protesta e i tanti fiumi di parole più o meno "sentite" e successivamente dimenticate.
D'altra parte, il ministro "amico" (forse solo dei Carabinieri) La Russa, ha tradito le aspettative di chi credeva in un "vento di destra" che avrebbe asciugato le nostre lacrime per quelle stellette strappate.
Purtroppo non è andata così.
Lo stesso Fini, mosso dall'eccentricità piccante di un'estate di effusioni amorose con la sua nuova compagna, continuando la sua lenta e deplorevole conversione alla ex Democrazia Cristiana, ha illuso tutti i militari che in qualche modo lo credevano amico delle divise.
Non di meno, è salito sul tavolo della biancheria sudata e puzzolente, il ministro Brunetta.
Strani decreti che azzerano la stabilizzazione, cordate d'insulti circostanziali a discapito dei dipendenti pubblici, strani ammiccamenti al Cavaliere col beneficio di un "panchetto" per sentirsi più alto.
Il perfido connubio politica-stato maggiore, ha deciso di cestinare i figli di un paese degradato.
La censura chiesta alla politica, da parte dei gestori della Forza Armata, è stata decisa, schietta, forzata.
Gli interessi dietro la strana invenzione di "ufficiali ausiliari" e "volontari temporanei" è stata geniale. Sia per gli interessi dei dirigenti dell'Amministrazione Difesa, sia per chi ha alimentato con le nostre illusioni, il mercato dei regali d'interesse.
Molti figli di questi "signoroni" hanno raggirato il problema dell'occupazione lavorativa, entrando da quella che si chiama "porta secondaria". Ossia, non i classici istituti militari come l'Accademia Navale, bensì attraverso un concorso concepito a regola d'arte.
Inutile addentrarsi sulla "trasparenza" delle procedure concorsuali per il servizio permanente; lascio all'intelligenza di chi legge e al buon senso comune, lo scettro per smentire la mia congettura.
Il quadro è completato se si pensa che attorno a questi "glutei rosa", c'eravamo noi, Suo figlio, Lei, i miei e gli altri genitori di questa cordata di volenterosi italiani pronti a morire per una patria che non li ha mai amati.
Penso che in questi ultimi anni, la carrozza armata, stia procedendo a due velocità.
La prima di facciata. Esercitazioni internazionali, operazioni di supporto alla pace, carnevali in maschera per le strade italiane, facchinaggio porta immondizia in quel di Napoli e dintorni, guerriglia telematica tra l'Arma e la Donna del Santoro, mondanità televisiva con le Frecce Tricolori sullo sfondo.
La seconda, di problemi infrastrutturali, di bilancio e funzionali pesanti. Tagli di qui, tagli di là, ma la fetta da spartire è sempre qua.
Ripugnante ritornello o rima, puntualmente riecheggiante nelle sale delle riunioni dello Stato Maggiore. Peccato che sia successo a noi. Già.
In fondo, non ci resta che aver imparato qualcosa. Un qualcosa però che non verrà mai a galla dell'opinione pubblica. Troppo alle prese con Annamaria Franzoni e le emorroidi all'isola de famosi.
Del resto non ne ha colpa. E' mancato il supporto di qualcuno che conta. Qualcuno mosso dal senso dello scrupolo. Pensando a tanti ragazzi che si dice: "ci credevano". Mi dispiace di Suo figlio.
Tra quarant'anni dirà quello che dico io adesso: che l'Italia fa schifo. I politici sono delinquenti. Serve la raccomandazione.
Aspettando il discorso del Presidente sui valori della Costituzione...
Auguri per Suo figlio.

venerdì 3 ottobre 2008

PA: BRUNETTA, GOVERNO NON RESPONSABILE MANCATE ASSUNZIONI PRECARI

(ASCA) - Roma, 3 ott - Il governo non e' responsabile delle mancate assunzioni dei precari nella pubblica amministrazione.
E' quanto sottolinea il ministro Renato Brunetta in merito alle polemiche sulla stabilizzazione dei precari e alle proteste sollevate in molti Enti di ricerca a causa dell'emendamento presentato in Parlamento sulla nuova disciplina delle assunzioni per il personale con contratto a tempo determinato. ''Occorre chiarire - afferma Brunetta - che tale emendamento non abroga immediatamente le norme vigenti in materia di stabilizzazione dei precari e, soprattutto, che non sono state modificate le norme relative alle assunzioni negli Enti ricerca. Questi ultimi (CNR, ISS, ISFOL, INFN...) possono, se in regola con la normativa vigente, avviare le procedure di stabilizzazione del personale con contratto a tempo determinato in possesso dei requisiti previsti dalla legge''. Inoltre ''agli Enti di ricerca - continua Brunetta - e' data la possibilita' con il contratto collettivo vigente di avere una durata massima del contratto a tempo determinato di cinque anni e non di tre come previsto dalla normativa vigente (stabilita peraltro nel protocollo del Welfare firmato dal Governo precedente). Quindi non e' affatto vero che nel 2009 scadranno tutti i contratti a tempo determinato.
Respingo pertanto al mittente tutti i tentativi di attribuire la responsabilita' delle mancate assunzioni a questo Governo e resto disponibile a ogni confronto per rendere trasparenti le informazioni in possesso sulla situazione di ogni singolo Ente.
Con il monitoraggio previsto dall'emendamento all'atto Camera 1441 sara' inoltre possibile avere finalmente una situazione chiara del fenomeno del precariato nel pubblico impiego (quanti sono, tipologie di contratto, modalita' di assunzione, posti liberi) e, nella filosofia della trasparenza adottata nel mio Ministero, saranno resi pubblici tutti i dati aggregati con le relative responsabilita' per tutte le amministrazioni che avranno fatto assunzioni contro legge o senza tener conto dei limiti previsti per le loro piante organiche. Si vedra' cosi' chi e' stato responsabile e chi no. Penso che ne vedremo delle belle!

giovedì 2 ottobre 2008

Brunetta: «Entro giugno la stabilizzazione dei precari»

Entro giugno «le norme che definiranno il percorso concorsuale che condurrà alla stabilizzazione di chi ne ha titolo».
Lo ha detto il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, alla conferenza stampa di presentazione della relazione al Parlamento sullo stato della Pubblica amministrazione.
In base alle regole adottate dall'Esecutivo e inserite in un emendamento al ddl lavoro, tutte la amministrazioni centrali e periferiche dovranno inviare al Ministero, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, l'elenco di tutti i precari in organico specificando, tipologia, anzianità e modalità di selezione: «Sulla base di questo censimento - ha detto Brunetta - il Governo prenderà i provvedimento necessari per indicare i percorsi finalizzati alla stabilizzazione», fermo restando il rispetto della norma costituzionale secondo cui nella Pubblica Amministrazione «si entra attraverso un concorso e che devono essere privilegiati i vincitori di un concorso».

mercoledì 1 ottobre 2008

P.A: NUOVO EMENDAMENTO PRECARI, SLITTA ABROGAZIONE NORME STABILIZZAZIONE

(ASCA) - Roma, 30 set - ''Il Ministro Renato Brunetta ha presentato una riformulazione dell'emendamento sui precari.
Tale emendamento sposta al 1° luglio 2009 l'abrogazione delle norme sulla stabilizzazione. Cio' al fine di avviare un monitoraggio capillare su tutte le tipologie dei contratti a tempo determinato vigenti e le relative modalita' di assunzione adottate dalle singole amministrazioni, nonche' il numero di vincitori di concorso in attesa di assunzione.
Le amministrazioni comunicheranno al Dipartimento della Funzione Pubblica tali dati ed entro il mese di maggio il Ministro Brunetta, di concerto con il Ministro Tremonti, sentiti i Ministri interessati, emanera' un decreto che stabilira' le regole per una eventuale prosecuzione dei contratti fino all'espletamento delle procedure concorsuali riservate previste dallo stesso emendamento.
La norma ribadisce il principio costituzionale del concorso pubblico per accedere alla pubblica amministrazione e garantisce un percorso a coloro che hanno avuto un rapporto di lavoro con l'amministrazione.
Inoltre, la norma mira finalmente a far luce sui dati effettivi del fenomeno del precariato della Pubblica amministrazione al fine di adottare le misure appropriate per risolvere il problema senza scavalcare i principi costituzionale e i diritti di coloro che regolarmente hanno vinto un concorso pubblico e ancora attendono di essere assunti''.
Ne da' notizia un comunicato del Ministero della Pubblica Amministrazione e dell'Innovazione.

lunedì 29 settembre 2008

Anche l'Arma ha i suoi problemi

Il Bando di concorso per la stabilizzazione del personale Ufficiale Ausiliario dell'Arma dei Carabinieri è anticostituzionale ed illegittimo per svariati motivi.
Coloro i quali (soprattutto i 154 UFP CC raffermati – I-V - trattenuti in servizio nelle more della conclusione delle procedure di “stabilizzazione”) siano interessati a quanto in argomento, si rivolgano al seguente indirizzo e-mail: richard77m@tiscali.it.
Il tema trattato è della massima importanza; infatti i posti a concorso sono appena 70, e, considerati i requisiti richiesti, i potenziali beneficiari potrebbero essere più di 200.
Molti UFP CC raffermati e trattenuti potrebbero ritrovarsi dall'oggi al domani senza un posto di lavoro!
In quali termini si può, poi, parlare di concorso se ci si riferisce al c.519?
Conoscete, forse, altri dipendenti statali che abbiano dovuto affrontare ulteriori selezioni per essere stabilizzati?
Alla qualifica/incarico di Uff.li Ausiliari non si accede, forse, solo tramite concorso?
Perchè affrontarne un altro?
Il periodo previsto per la stabilizzazione non è forse 2007, 2008, 2009?
Ad oggi hanno stanziato i fondi solo per le stabilizzazioni dell'anno 2007...
e il 2008?
e il 2009?
Attenzione o s'interviene ora, oppure si rischia di restare col c..o per terra!

venerdì 26 settembre 2008

Leggete questo:

Lo svolgimento dell'interpellanza n. 2-00097 è rinviato ad altra seduta

Vista l'assenza del Sig. Ministro della Difesa e dei suoi Sottosegretari, l'interpellanza urgente dell'On. Carlucci è stata rinviata ad altra seduta.

Il testo che, nella seduta pomeridiana della Camera di ieri 25 settembre 2008, avrebbero dovuto leggere in risposta all'interpellanza, è il seguente:

giovedì 25 settembre 2008

PREPARIAMOCI!!!

Lettera di protesta al Capo di Gabinetto del Ministro La Russa.

Gentile Dott. Petri

terminate le vacanze, l’ho cercata piu’ volte per rammentarLE l’impegno assunto con i militari precari e per stabilire un primo incontro per avviare quel tavolo di lavoro che Lei ci ha promesso di istituire.

Ho elaborato un disegno di legge che fissa le condizioni di lavoro del militare professionista, impegnato nel duro mestiere delle armi davvero singolare.

Ma Lei è stato molto impegnato con il COCER Carabinieri, che ha preferito rivolgersi, per risolvere le proprie problematiche, direttamente al Capo del Governo e chiedere l’intermediazione dell’On. Gasparri, pur essendo suo naturale referente il Ministero della Difesa.

Peraltro la polemica sull’antifascismo non ha giovato al Ministro La Russa.

I genitori dei Precari vorrebbero organizzare una manifestazione con i loro figli ufficiali in Uniforme davanti a Palazzo Chigi e seguire l’esempio dei COCER Carabinieri, la cui iniziativa ha sortito gli effeti sperati.

Ho consigliato loro di trattare la questione dei Precari nel tavolo di lavoro da Lei istituito, molti pero’ scalpitano.

In attesa di un suo cortese riscontro La saluto molto cordialmente.

Gen. Antonio Pappalardo

Presidente del SUPU

G.Pino

venerdì 19 settembre 2008

Interpellanza urgente

CAMERA DEI DEPUTATI
XVI LEGISLATURA
52^ SEDUTA PUBBLICA
Giovedì 18 settembre 2008 - Ore 10

ORDINE DEL GIORNO

Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato)
Lettera F)
Rinviata a giovedì 25 settembre 2008 alle ore 15:00

giovedì 11 settembre 2008

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

ESUBERI E PRECARI…
DUE PESI E DUE MISURE !!!
Uno dei temi che più sta sconcertando l’opinione pubblica italiana in questa calda estate, oltre al problema dei rifiuti della Campania ed alla manovra finanziaria estiva, è senza dubbio il tentativo da parte del governo di salvare l’Alitalia.
Un atto di per se indubbiamente meritevole, teso a salvare e mantenere in vita una compagnia aerea con bandiera italiana e contestualmente preservare un posto di lavoro a tutti i lavoratori dell’azienda stessa.
E’ però d’obbligo come cittadini porsi delle domande e fare delle considerazioni.
Come mai e perché una azienda giunge ad una situazione economico finanziaria ed operativa drammatica e non più sostenibile come l’attuale?
Qualcuno ha mai misurato l’efficienza e l’efficacia dell’azione degli amministratori, di nomina politica, della società? I loro stipendi sono stati commisurati ai risultati?
Va evidenziato, senza ipocrisia, che i sopra citati "dirigenti" hanno goduto nel tempo, pur con una disastrosa gestione societaria, di emolumenti enormemente superiori a quelli di qualsiasi dirigente pubblico e che benevolmente, a caduta, al personale dipendente della compagnia aerea sono stati concessi stipendi, molto ma molto, superiori a quelli dei dipendenti di compagnie aeree private.
Va sottolineato altresì che il piano di salvataggio prevede un accollo, da parte dello stato italiano (quindi noi tutti) dei debiti della società (circa 2 miliardi di euro) e che contestualmente l’intervento mira a proteggere tutto il personale in esubero (3-5 mila unità) mettendo in campo ammortizzatori sociali a garanzia totale del personale Alitalia per un periodo di sette anni come non mai accaduto in altri settori pubblici o privati.
Da qualche anno analoga situazione (fortunatamente solo in termini di esubero del personale) si vive nelle Forze Armate e particolarmente nell’Aeronautica Militare. si pone infatti in casa nostra il dilemma di cosa fare di alcune migliaia, tra ufficiali e sottufficiali, che si trovano in esubero rispetto al nuovo modello di difesa del 2001, conseguenza, si badi bene, non di errori o scelte inopportune di "manager militari", ma determinante da una precisa scelta politica: il passaggio dall’ "esercito di popolo" con preponderante componente di leva ad un modello di "esercito professionale", più piccolo ma anche più efficiente, con soli militari professionisti.
Una scelta storica!!! derivante da un mutato scenario politico-strategico internazionale: caduta del muro di Berlino – fine della guerra fredda – terrorismo internazionale – necessità di proiezione delle Forze Armate all’esterno dei confini nazionali, e non da dissennate politiche nel campo delle assunzioni e della politica retributiva come nel caso di Alitalia.
Il nuovo modello di difesa, nel ridurre il numero dei militari italiani da oltre 300.000 a 190.000 unità, ha determinato, un conseguente esubero di personale ufficiale e sottufficiale, a fronte di una massiccia necessità di personale volontario per far fronte alla mancanza della leva. gli esuberi in questione dovevano, secondo la legge istitutiva del modello di difesa, essere riassorbiti nel tempo, (entro il 2020) con procedure di esodo agevolato e con transiti in altre settori della pp.aa..
Orbene con altrettanto coraggio e senza ipocrisia va detto che purtroppo non si intravede soluzione alcuna al problema.
Il governo (sia quello attuale che quelli precedenti) non riesce a garantire al personale militare, il rispetto della dignità personale e professionale attraverso una ricollocazione in altri ambiti lavorativi, rispettando esperienze e professionalità ovvero prevedendo un collocamento a riposo attraverso adeguati ammortizzatori sociali. anzi con il d.l. n° 112/2008 (finanziaria triennale "tremontiana") si cerca di eliminare il "surplus" di personale attraverso il pensionamento coatto (ovvero la cacciata) al compimento di 40 anni contributivi di gran parte del personale, privando di fatto lo stesso della possibilità di rimanere in servizio con significative penalizzazioni economiche e penose situazioni di smarrimento sociale.
Ma perché questo doppiopesismo? conteremo meno dei, pur bravissimi, dipendenti Alitalia???
A loro (e per carità ne siamo lieti) tutte le garanzie sociali e a noi nulla???
Sarà cosi perché i militari "usi ed obbedir tacendo" non possono bloccare servizi essenziali, scioperare, manifestare, contrattare, forse non possono neanche esprimere il proprio disappunto???
Al contrario il cittadino in uniforme è sempre pronto all’uso: dalle attività tipiche a garanzia della sicurezza e difesa della nazione, alle missioni internazionali, all’ordine pubblico se necessario, passando per gli interventi in caso di calamità naturali, finendo, se necessario, anche per acquisire benemerenze in campo ambientale (Napoli docet)!!!
Noi però percepiamo e registriamo nel nostro personale tanta amarezza per l’attuale diverso, mortificante ed ingiustificato trattamento da parte di chi ci governa, su tale delicatissimo argomento.
E’ di queste ore peraltro anche la notizia di un possibile piano nella scuola per il reimpiego del personale in esubero e per la stabilizzazione di quello precario, attraverso il trasferimento in alcune amministrazioni dello stato (Ministero Interno e Beni Ambientali).
Ed a noi chi ci pensa ??
Intanto il Ministro della Difesa si perde in improbabili e nostalgiche riscritture storico-culturali del tempo passato, dedicandosi, come troppo spesso accade ai politici, al solo ricordo dei militari caduti (cui l’onore ed il rispetto è assoluto ed indistinto, e mal si presta a strumentalizzazioni di parte).
Così facendo però ci si dimentica dei "militari vivi", cui a fronte di continui sacrifici operativi vengono invece sottratte risorse e talvolta come nel caso dei volontari "precarizzati" e degli esuberi vengono addirittura spente le speranze per un futuro professionale nelle FF.AA..
Siamo tutti lavoratori, ma noi militari siamo prima di tutto servitori fedeli dello stato italiano.
E’ ora che qualcuno se lo ricordi!!!
Roma, 10 settembre 2008
il COCER A.M.

martedì 2 settembre 2008

Forze dell’ordine: QUASI 4.000 POSTI SENZA DI NOI!!!

PRECARIATO MILITARE E AUSILIARIA.
DALLA SPERANZA ALLA BEFFA,
E QUESTI SONO FATTI E NON PAROLE

Decreto del Presidente della Repubblica 26 giugno 2008 (G.U. 29/07/2008 n. 176)Autorizzazione ad assumere personale a tempo indeterminato per la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, il Corpo della Guardia di finanza, il Corpo di polizia penitenziaria ed il Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 3, comma 89, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
L’articolo 1, parla con la solita filastrocca dove manca la gratitudine al nostro impegno, la nostra presenza, la nostra vivacità. Ma allora ci volete proprio escludere???
Ai sensi dell'art. 3, commi 89 e 98, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, le amministrazioni, di cui alla Tabella che segue, sono autorizzate ad assumere nell'anno 2008 un contingente di personale a tempo indeterminato pari a complessive n. 3.913 unita', corrispondente ad una spesa complessiva pari a 69.616.233 euro per l'anno 2008 e ad una spesa complessiva annua lorda pari a 139.232.466 euro a decorrere dall'anno 2009, a valere sul fondo di cui all'art. 3, comma 89, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 ripartito, per ciascuna amministrazione, secondo le indicazioni di cui alla medesima Tabella.
Tabella che rappresentiamo con 2 colonne mancanti e che potevano essere inserite!!!
AMM. - AUTORIZ. - PREC. FF.AA. - AUSIL.
C.C - 1.372 - 0? - 0?
P.S. - 1.046 - 0? - 0?
G.D.F. - 1.091 - 0? - 0?
P.PEN. - 216 - 0? - 0?
C.F.S. - 188 - 0? - 0?

Ecco come si attua la speranza dopo tante battaglie, impegni, studi, riunioni, contrasti, spese inutili e tanta, tanta voglia di farcela…con un bello schiaffo di dimenticanza da parte di uno Stato, amato e servito in silenzio.
Cosa ci sarebbe da ridire, quali pregiudizi sul personale militare ora precario, che ha già dato prova di saperci fare e che ora chiede solo di continuare a servire questo Paese?
Cosa c’è da dire se degli ufficiali e militari dell’esercito vanno a fare servizio dentro le fila dei Carabinieri, della Polizia o della Gdf per le specialità in cui si può valorizzare la loro preparazione, insieme ai colleghi precari dei rispettivi corpi?
Che tipo di dissesto possono portare ufficiali e militari della marina se vanno impiegati ad esempio nel servizio navale dei carabinieri, della polizia o della Gdf?
E che danno possono arrecare quelli dell’aeronautica se vanno nei rispettivi servizi aerei?
Ci chiediamo e Vi chiediamo, ma è poi cosi grave voler continuare a servire il nostro Paese con grande vivacità e serietà? Non pensate siamo una risorsa preziosa che ogni Stato vorrebbe avere? Non pensate che siamo figli di questa amata Patria?
Esistono ancora cittadini in divisa di serie B?
Si tratta di personale già preparato militarmente, con esperienza e che con un breve corso di aggiornamento e formazione professionale può andare onorevolmente a dare prova di un impiego sicuramente proficuo, rapido e meno oneroso per lo Stato. Oppure no?
Esiste ancora un distinguo chiaro e marcato sulla provenienza del personale dalle FF.AA. o si tratta di organismi puri che non vogliono essere intaccati da immissioni di altri corpi?
Eppure si parla tanto di unificazione operativa fra le forze dell’ordine e le ff.aa. , di richieste di equiparazioni nella rappresentanza militare e poi tanta ipocrisia che fa rivoltare le organizzazioni sindacali di polizia o dei cocer?
Oppure le ragioni sono altre?
Se si considera il risparmio attuato con l’immissione del personale militare precario si può o aumentare il numero di unità, o migliorare l’impiego, o risparmiare e basta.
Poi le unità possono crescere con l’ausilio in servizio del personale in ausiliaria; dato che è già pagato per stare a casa, mettiamolo a frutto, a beneficio della sicurezza del Paese.
Se poi la repulsione da parte delle organizzazioni sindacali nei confronti di altri militari da accettare nei loro organici tocca le stelle c’è sempre l’escamotage del servizio di guardia nazionale (di cui abbiamo già accennato) che poteva metter ogni cosa a tacere, soppiantando le nutrite critiche sull’impiego dei militari in compiti di oo.pp.
Questa è la realtà e questa è la beffa che tutti i precari militari delle FFAA e dell’ausiliaria si beccano in esito al loro impegno e al loro nutrito interesse di voler continuare a servire uno Stato che per volontà dei suoi amministratori da prova compiuta di averli dimenticati, rottamati o comunque di non amarli più.
Comm ps G. Pino
T.V. Falcorosso

mercoledì 27 agosto 2008

Lettera aperta di un sottoufficiale

Sono un Caporalmaggiore effettivo al II° RGT Genio Guastatori Alpini sito in Trento...
Partite dal presupposto che non voglio discriminare ma, l'extra comunitario medio che ottiene la cittadinanza (parlo della realtà trentina) ottiene un'appartamento degno, ovviamente pagato dallo stato riesce a trovare un posto di lavoro più o meno redditizio (1100/1400) inoltre gli viene fornito un'assegno pari a 500€ per ogni figlio. Senza dire che il suo contratto di lavoro si può definire come tale ovvero con tutto quello che prevede un normale contratto di lavoro, indipendentemente dalla sua forma; che sia determinato di formazione o indeterminato lui riesce a vivere dignitosamente in un'ottima casa con un buon tenore di vita, vengo subito al dunque. Noi, volontari delle forze armate, precari e senza diritti.
In questo particolare momento storico sociale che coincide con l’ultima concertazione prima della sospensione della Leva obbligatoria, si ha l’impressione per l’ennesima volta che noi, personale non contrattualizzato (V.F.B.), saremo tagliati fuori del predetto provvedimento e con la solita promessa, da parte di qualcuno, di essere inseriti in altri provvedimenti a breve, perché per noi non ci sono mai i fondi necessari (dello Stato Maggiore Difesa) per contrattualizzarci. Nessuno riesce a dar voce alla nostra categoria che da anni lotta contro un precariato che non ci riconosce nemmeno i diritti fondamentali dei lavoratori, e costretti a svolgere quei compiti che il nostro Status ci assegna, in una confusione normativa creatasi dall’entrata in vigore del D.lgs.196/95, che istituiva tra l’altro le nuove figure professionali nel ruolo truppa quali Volontari in Servizio Permanente (V.S.P.) e i Volontari in Ferma Breve (V.F.B.), dalla legge 331/00 che sanciva la definitiva professionalizzazione dello strumento militare e che ha come pilastro proprio la figura del Volontario, e da numerose norme che di volta in volta si sono susseguite generando solo discriminazioni.
A distanza di quasi dieci anni le Autorità Preposte non si sono mai interessate ad un'attenta rivisitazione legislativa volta a sanare le innumerevoli disparità di trattamento, a fronte di un simile impiego e delle stesse responsabilità, che quotidianamente si vivono nei reparti delle Forze Armate. Si rammenta che attualmente noi V.F.B. non percepiamo:
-la tredicesima mensilità;
-lo straordinario;
-le indennità di campagna e super campagna;
-il compenso forfetario d'impiego e il compenso forfetario di guardia (indennità accessorie);
-un dignitoso trattamento di missione.
Dobbiamo riscattarci, non solo ai fini della liquidazione, gli anni relativi alla Ferma Breve (il tutto a nostre spese); in altre parole stiamo lavorando in nero. Inoltre siamo soggetti passivi di una disposizione interna che ci obbliga a recuperare il lavoro straordinario in ragione di 1/3 di quello effettivamente svolto (si pensi che sono stati elargiti circa 100 euro lordi mensili per compensare quei 2/3 non recuperati; provvedimento che sancisce l’ennesima volontà da parte degli Organi Competenti di non riconoscerci nessun diritto in merito.
A questo vanno aggiunte le profonde umiliazioni che si subiscono quando, per motivi personali, chiediamo un finanziamento o un mutuo per chi ha famiglia, e ci sentiamo rispondere che non è possibile in quanto siamo sprovvisti pure di una busta paga. Tali deficienze si traducono in una mancanza di un rapporto d’impiego (anchea tempo determinato) con l’Amministrazione Difesa, generando forti contrasti con i diritti costituzionalmente garantiti (artt. 3; 35; 36.) e che inevitabilmente si ripercuotono sul morale del personale, alimentando un consistente stato di malessere dovuto anche alle esigue possibilità di passaggio in servizio permanente allo scadere della ferma (soprattutto per l’esercito e la marina) e al prolungamento della ferma stessa (dai quattro ai nove anni per il passaggio in S.P.). Questo produce riflessi negativi tanto sulle richieste di proscioglimento anticipato, (in costante aumento), tanto sulle domande d'arruolamento, (che subiscono l’effetto contrario) e che invano si cerca di arginare con delle campagne pubblicitarie strumentalizzate. La situazione sopraccitata, peraltro mai soggetta di meritevole attenzione nelle concertazioni passate tanto da parte della Rappresentanza Militare che degli Stati Maggiori e soprattutto delle Autorità Politiche, è assolutamente inconcepibile in uno Stato Democratico che si avvale delle proprie Forze Armate per garantire i suoi fini, ponendo la Repubblica come Istituzione inviolabile e la Costituzione come fondamento dello Stato Sociale.
Si assiste spesso a campagne Statali volte a sanare il lavoro nero, agevolando l’emersione dallo stesso con appositi sussidi e prevedendo pesantisanzioni per chi, senza un normale contratto di lavoro, presta la propriaopera.
Viene da domandarsi come sia possibile per lo Stato Italiano, da una parte tutelare i lavoratori avvalendosi di tutti i mezzi che ha a disposizione, e dall’altra SFRUTTARE chi dona la propria vita per difenderlo ?

giovedì 7 agosto 2008

I Militari non dicono mai no!

Come è accaduto a Napoli, come accade all’estero, ora sta accadendo per dare supporto alle Forze dell’Ordine sul Territorio.
Bisogna dare ai cittadini la maggiore percezione dello Stato, e nella considerazione che le Forze di Polizia sono in carenza di organici, il Governo ha pensato bene di utilizzare le Forze Armate, le quali hanno offerto generosamente di impiegare tremila uomini sul territorio.
I Cittadini hanno scelto questo Governo soprattutto per la forte campagna elettorale improntata sulla sicurezza, ma non dimentichiamoci che i “cittadini in divisa” hanno scelto questo Governo soprattutto per le tante promesse fatte quando era all’opposizione.
Il precariato, il riordino dei ruoli, la specificità erano un punti cardini ed impegnativi!
All’estero i nostri soldati vengono impiegati fino all’estremo sacrificio, in Patria vengono chiamati da qualche giornalista pacifista unilaterale alla vecchia maniera sessantottina, “soldatini” addestrati alla Rambo.
I nostri militari sono giovani addestrati alle più disparate situazioni, sono militari professionisti e come tali pronti a sacrificare se stessi per il bene della Patria!
Non si può pensare di arrivare al punto della competizione, non avrebbe senso, non si può pensare che “qualcuno” sta invadendo l’orticello del vicino. Stiamo solo mostrando si essere pronti a qualsiasi tipo di impiego, forse solo questo potrebbe davvero dar fastidio!!!
Il Governo spende 40 Mln di Euro per l’emergenza sicurezza e non assume i giovani nelle Forze di Polizia.
Cari Signori, gli sperequati in questa situazione sono le Forze Armate!
Con il D.L. 112 si è avuto per le Forze di Polizia lo sblocco del Turn Over con l’assunzione di 6000 giovani, i quali ne hanno tutto il diritto in quanto sono i vincitori di concorso!.
Chi si sente con il nodo alla gola sono i Volontari in Ferma Breve e successivamente saranno i Volontari in Ferma Prefissata di Quattro Anni se questo decreto diverrà legge.
Il taglio del 40% dal 2010 sarà come una spada di Damocle sulle teste di tutti quei giovani che sperano di farsi una famiglia, che hanno missioni sulle spalle, che hanno trenta anni di età e nei loro occhi non si vede uno spiraglio di luce, ma solo preoccupazione ed incertezza.
Il Governo si deve impegnare a dare serie e concrete rassicurazioni non solo agli Stati Maggiori ma anche a tutto il personale, ed alle loro famiglie, che è in attesa di sapere di quale morte è costretto a morire
Francesco Gentile
Delegato Co.Ce.R. X Mandato

martedì 5 agosto 2008

PRECARIATO MILITARE, PERSONALE MILITARE DELL’AUSILIARIA E IN QUIESCENZA NELLE FORZE DI POLIZIA INSIEME IN MARCIA VERSO UN OBIETTIVO COMUNE:

AIUTARE IL PAESE ALL’ORDINE, ALLA LEGALITA’ ALLA SICUREZZA!
Ordine, legalità sicurezza ma non solo. Anche efficienza. Se è vero che da un lato le risorse formate di personale militare precario languiscono senza essere impiegate nei settori in cui il Paese ha bisogno urgente di intervento, dall’altro, personale dell’ausiliaria ancora in età da impiego è lasciato inutilizzato senza che per l’amministrazione difesa venga esercitata l’opzione di utilizzo.
Cosi anche per le forze di polizia che mandano in quiescenza personale ancora in grado di dare una serie di esperienze e di laboriosità importanti per la lotta diffusa alla illegalità e al crimine. Nessuno dice che un professore universitario, un primario medico , professionisti dei vari comparti continuano egregiamente ad operare anche fino a 75 anni e qualcuno li passa senza dare segni di cedimento. Se la salute c’è ben venga allora l’impiego utile di tutto il personale in quiescenza in compiti che aiutino a vivere meglio le nostre famiglie dentro le nostre città.
Ma dove va impiegato tutto questo personale?
Certamente dove ci sono carenze organiche e dove esistono situazioni di emergenza. Per esempio il personale delle FF.PP. a tutti i livelli, può essere impiegato per indagini, per sicurezza nelle scuole, per controlli territoriali, per verifiche amministrative, sanitarie ecc. aiutando a riprendere anche la strada dell’efficienza con un aumento dei servizi resi dallo Stato a costo=0 o pressappoco.
Stessa cosi dicasi per il personale militare precario che con un breve aggiornamento può rientrare in servizio non solo per le esigenze proprie delle FFAA e FFPP ma anche con impiego flessibile e diversificato nei comparti della pubblica amministrazione dove sono più evidenti le carenze.
Certamente sarà anche utile agevolare il personale che si dichiarerà disponibile al transito verso l’impiego civile dove sono richiesti compiti in cui lo status militare non è necessario , ma la formazione militare sicuramente è un qualcosa in più che potrà giovare all’espletamento dei propri compiti a favore della collettività.
Cosi, a esempio si potranno vedere ufficiali dell’esercito diventare ispettori del lavoro ed essere impiegati nella sicurezza dei luoghi di lavoro, oppure rinforzare i controlli di sicurezza stradale, o dei beni culturali, o dell’ambiente, ufficiali di marina che svolgono indagini sull’immigrazione clandestina e sulla sorveglianza delle coste, sull’inquinamento marino, sui traffici di droga che spesso vengono dal mare, ufficiali dell’aeronautica svolgere servizio di controllo all’interno degli aeroporti civili, ufficiali dei carabinieri andare a snellire i carichi investigativi e di controllo territoriale, nonché velocizzare i percorsi della sicurezza nelle città. I militari delle rispettive forze armate possono svolgere funzioni coadiuvanti relativamente ai compiti da eseguire in questi contesti. Utile sarà valutare uno studio che concepisca la conciliazione delle esigenze di impiego flessibile del personale con le necessità del paese, attraverso il disegno di un servizio di guardia nazionale che assorba precariato militare, personale militare dell’ausiliaria e in quiescenza delle FFPP e quando necessario si serva anche del personale in congedo a mò di riserva. Servizio che si attiva sulle esigenze dei vari comparti dello Stato e per lo più assorbe un costo pubblico estremamente basso a fronte di una resa che oltre ad evitare costi per mancato intervento pubblico, rende servizi e risultati politico- sociali ed economici che saranno apprezzati dalla cittadinanza e dall’apparato produttivo nazionale.
Da questi punti di partenza si può pensare poi di costruire un nuovo sistema di reimpiego del personale in quiescenza anche nei settori civili della pubblica amministrazione e privato a vantaggio dell’intera collettività, che mai come ora necessita di una spese pubblica efficiente e produttiva.
Quindi perché non utilizzare maestranze che sono ancora in grado di aiutare a crescere il nostro Paese?
Possiamo studiare un sistema tecnico organizzativo che concili tutto questo in breve tempo partendo dalle esigenze e arrivando a concepire progetti esecutivi rapidi da attuare. Possiamo aprire un nuovo capitolo nella storia di questo nazione che vanta tante glorie e ancora può stupire per come reagire alle sfide del nuovo millennio.
Lo possiamo fare con il personale precario militare che già ha delle ottime competenze e con il personale in ausiliaria e quiescenza delle FFAA e FFPP.
Prima però una priorità rapida e urgente. Eliminiamo presto il precariato militare a tutti i livelli, gradualmente e anche con forme diversificate, facendo vedere a questi uomini che lo Stato oltre ad essere grato per i loro servigi, li vuole ancora bene come propri figli e per questo darà una risposta concreta in breve tempo. Facciamo vedere a questi servitori silenziosi dello Stato che non valgono meno di una squadra di calcio per la quale la mobilitazione sarebbe stata immediata. Non è cosi?

Comm. Ps Giuseppe Pino
T.V. Falco Rosso

venerdì 1 agosto 2008

Al sig. Ministro della Difesa e degli Interni

In questi giorni si è fatto un gran parlare dell’utilizzo della Forze Armate che come compito istituzionale hanno quello della difesa della Patria da attacchi esterni come forze di Polizia per la sicurezza pubblica di alcune città. Le critiche alla iniziativa del Governo sono venute sia dalla Lega che dai partiti dell’opposizione, con varie argomentazioni, talvolta anche valide, come quella di "non essere opportuno sottrarre alle FF.AA. unità necessarie ed utili" (e comunque nei limiti stabiliti del d.lgs. 156/95).
Eppure il problema sarebbe di facile soluzione; è noto che sino a tre anni fa, per le FF.AA., e specificatamente per i Volontari di Truppa, era previsto un iter di tre anni alla fine del quale gli stessi venivano valutati, e solo in un certo numero, per il passaggio in servizio permanente, per gli altri purtroppo "tutti a casa" salvo concorsi straordinari. Il riferimento è naturalmente alla categoria dei V.f.b. volontari in ferma breve di tre anni. Per costoro, in base al concorso iniziale vi era la possibilità della concessione di ben tre rinnovi biennali del contratto a tempo determinato, con alla fine la quasi certezza del passaggio in s.p.e.; invece, da due anni a questa parte, fine dei rinnovi, esclusi quelli in servizio presso le Capitaneria, e fine delle illusioni del "posto fisso" dopo anni di rischi e sacrifici (molti infatti hanno partecipato ad operazioni di pace all’estero!).
E’ bene tenere presente però che i concorsi ai quali i volontari hanno partecipato prevedevano, tra l’altro, anche il passaggio in Polizia o presso l’Arma dei Carabinieri, tanto a fine ferma; come già detto diversi volontari, nell’ambito del numero programmato, hanno vinto il concorso mentre molti altri sono stati dichiarati idonei ma non utilmente collocati in graduatoria; pertanto "fine di un’altra illusione".
Ma vi è di più! Con l’approvazione della finanziaria del 2006 legge n. 196 art. 1 comma 519 e ss., tradotto in termini più chiari "legge sulla eliminazione del precariato", molti militari in congedo speravano di tornare in servizio a tempo indeterminato; anche quest’altra aspirazione è "quasi fallita" in quanto pendono numerosi ricorsi dinanzi il Consiglio di Stato, ed è stata sollevata la questione di incostituzionalità in merito alla non applicazione di questa legge ai militari, in violazione degli artt. 3 e 97 della Carta Costituzionale; i tempi però non sono certamente brevi.
Ed allora, cari Ministri e caro Governo, perché non risolvere il problema nel modo più semplice migliore e proficuo per tutti?
I Volontari, che tra l’altro hanno sacrificato parte della loro giovinezza senza alcun vantaggio a favore della Patria, potrebbero tranquillamente risolvere il problema della emergenza che successivamente diventa ordinarietà – prestando le proprie persone a coprire i posti che servono di n. 2.500 militari, proprio per la sicurezza. In poche parole, possono assumersi gli ex v.f.b. che sono stati dichiarati idonei ma non "vincitori" di concorso per il passaggio in s.p.e., in servizio presso la Polizia o nell’Arma dei Carabinieri. Si tratta certamente di giovani che hanno già acquisito una esperienza e professionalità e che quindi possono essere immediatamente impegnati, ai fini della sicurezza, senza alcuno spreco di risorse economiche per la loro preparazione.
Lo stesso sistema potrebbe attuarsi anche per gli Ufficiali di Complemento ed in Ferma Prefissata, i quali con un corso professionale di sei mesi potrebbero far parte della Polizia o dei Carabinieri.
A mio avviso una tale soluzione andrebbe a risolvere più di un problema, non solo sotto l’aspetto politico, ma anche sotto quello economico, sociale e lavorativo.
Sarei desideroso di conoscere chi sarebbe contrario ad una simile soluzione.

Avv. Enzo Gigante
Presidente Centro Giuridico di Studi Militari di Taranto
Presso M.a.c.

“La Responsabilità”

«Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso»
Cari Precari,
queste sono le frasi che echeggiano in tutte le testate giornalistiche e siti web. Il Papa dall’alto della sua “Santità” ha preso in debita considerazione il nuovo male della società cristiana. Un male ormai incancrenito che non vede nessuna svolta positiva, vissuto da tutti i giovani fino a quando il Governo o un Governo non si assume le dovute responsabilità, un clima di disagio e di incertezza. Militari con le stellette che sono stati beffati da una finanziaria che ha visto la stabilizzazione dei colleghi delle altre forze armate e forze di polizia e di tutto il pubblico impiego in genere. Battezzati ormai come Figli di un Dio Minore, che hanno perso la volontà e la forza di credere in un futuro dignitoso. E’ impossibile pensare che un Governo, organo esecutivo e propositivo della Nazione, non riesca a tutelare indistintamente tutti i cittadini italiani, un principio costituzionalmente garantito, dandogli la possibilità di crearsi un futuro, una famiglia e non valutando questo grave fenomeno ma lasciandolo a latere, come se non esistesse!!!
Come si può, Cari Politici, non affrontare seriamente questo problema? Come si fa a negare la possibilità di un futuro a chi ormai ha 30-40 anni e vive pensando che forse dovrà ricercare una nuova occupazione? Vi ricordo che come Sua Santità dice “Si sta compromettendo la società” io ribadisco che state compromettendo la società!Siamo tutti bravi a gridare “No! Al precariato”, ma non bisogna farlo solo sui palchi durante qualche manifestazione necessaria ad attirare solo consensi elettorali, ma nell’aula del Parlamento l’unica sede legittimata ad assumersi questa responsabilità. Sbattiamo i pugni sul tavolo, poiché qui non si tratta di far passare qualche emendamento ma qui si parla del futuro dei nostri Giovani, senza dimenticare che la loro stabilità economica e professionale è la certezza dell’Italia.
C.le VFP4 GENTILE Francesco

SINDACATI DI POLIZIA ACQUISTANO UNA PAGINA DEI QUOTIDIANI NAZIONALI


Lettera al Presidente del Consiglio


la Rappresenta Militare non serve? Sopprimiamola per decreto !

Dopo la quasi certezza di conversione il Legge del decreto legge 112 del 25 giugno 2008 dove in particolar modo gli articoli dal 65 al 72 riguardano il personale delle Forze Armate e le forze di polizia, il Governo prima della sua presentazione non ha ritenuto necessario convocare le Rappresentanze Militari, e neppure successivamente se non per comunicare loro che il decreto non sarebbe stato emendatale. Io dico giustamente il Governo ha agito secondo la legge in quanto la rappresentanza Militare esprime pareri e proposte almeno cosi è sancito dall’articolo 9 del R.A.R.M. Competenze del Cocer “ Il Cocer, formula pareri, proposte e richieste su tutte le materie che formano oggetto di norme legislative o regolamentari circa la condizione, il trattamento, la tutela di natura giuridica, economica, previdenziale, sanitaria, culturale e morale dei militari”.
Sicuramente posso pensare che il Governo ha mancato di tatto in quanto alcuni degli articoli riguardano tutte quelle materie di competenza della Rappresentanza Militare e del Cocer in particolare. Ma se fosse vero che il costo annuo a carico del Ministero della Difesa per il Funzionamento della rappresentanza Militare e di 40 milioni di euro mi sembra irragionevole che il ministero della difesa spenda una somma cosi elevata per delle semplici “Consulenze “ Che il Ministro della Funzione Pubblica On.Brunetta e il Ministro del Tesoro On: Tremonti farebbero bene a sopprimerla per Decreto Legge assumendo magari un paio di consulenti con una spesa decisamente inferiore e magari dedicare queste cifre considerevoli per i rinnovi contrattuali . Infine sempre per decreto legge concedere il diritto “Sindacale “ ai lavoratori militari che tanto non costa niente in quanto e totale carico degli stessi lavoratori Militari.
Cagliari, 30.07.2008
Erasmo Paolo

Lettera a sua Santità - PAPA Benedetto XVI

Santità Reverendissima,
Le rivolgiamo questo appello, noi genitori dell’Associazione Genitori dei Precari delle Forze Armate, per dar voce a tanti giovani d’Italia ai quali sono stati negati i più elementari diritti di tutela e dignità, assicurati dalle leggi dello Stato italiano, ad altri lavoratori cosiddetti "civili"; essi, in numero di poche centinaia, pur vincitori di pubblico concorso con contratto a tempo determinato, non hanno ottenuto il trattenimento in servizio, propedeutico alla stabilizzazione del proprio lavoro come previsto dalla Legge Finanziaria 2007, al comma 519; trattenimento concesso a tanti alti precari della pubblica amministrazione, Carabinieri compresi.
La figura del precariato al quale sono sottoposti i nostri figli, è figlio della cattiva gestione del personale intrapresa dalle Forze Armate che bandiscono tutt’oggi concorsi "usa e getta", creando così solo nuovi precari; tale sistema in Italia è favorito dalla formale e cavillosa interpretazione giuridica di leggi, da parte degli alti ufficiali degli Stati Maggiori della Difesa -"Autentica loggia massonica"- che producono risultati di palese iniquità per il futuro di molti giovani.
I nostri figli, tra le migliori e preparate gioventù d’Italia, sono stati messi sulla strada dallo stato dopo 3÷5 anni di servizio, senza ricevere alcun trattamento di fine rapporto, senza ottenere il riconoscimento di indennità di disoccupazione; tali ammortizzatori sociali sono riconosciuti a tutti i lavoratori!
Esponenti autorevoli della nostra generazione, carichi di diritti e stipendi elevatissimi, negano alle generazioni future la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso ed una Famiglia, in un percorso già reso difficile da tante avversità e mali sociali.
Come potranno i nostri figli, nel tempo che verrà, avere riconoscenza per i loro padri?
Come potranno i nostri figli avere rispetto per coloro che oggi hanno così disposto della loro vita futura, negandogli tanti diritti elementari?
Saranno i giovani dei Cristiani così forti, nonostante gli insegnamenti ricevuti, da perdonare questa "Via Crucis" loro inflitta con tanta inaudita leggerezza?
Come potranno insegnare ad altri esseri umani la speranza di fede, di una vita migliore, nel momento in cui si affacciano nel cammino della vita?
E perdoni noi, Santità Reverendissima, che ricerchiamo per i nostri Figli il conforto di una Sua Parola nelle sedi che riterrà più opportune.
IL PRESIDENTE
Antonio CURCIO