Questo Blog nasce con il preciso intento di far sentire la propria voce ed esprimere il proprio pensiero liberamente e democraticamente.
...la flessibilità è una caratteristica meritevole, la precarietà è uno stato di sofferenza...
"Esorto tutti ad una presa di coscienza, esorto tutti a non subire un trattamento ignomignoso. Invito tutti a non subire gli eventi ma partecipare agli stessi. Bisogna portare ogni vicenda, ogni torto, ogni intento dilatorio dinanzi alle sedi giudiziarie ed in tutti i gradi del giudizio. Bisogna essere uniti e partecipi."
ATTENZIONE!!! ATTENZIONE!!! ATTENZIONE!!!

Il c.d. Precariato Militare in ambito Difesa – Trasporti – Finanze (vds: Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri, Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, e Corpo della Guardia di Finanza), è seguitato alla complessa riorganizzazione delle FFAA sul modello professionale, ed in particolare al disposto normativo afferente la stessa “professionalizzazione” (cfr: LEGGE 14 novembre 2000, n. 331 , DECRETO LEGISLATIVO 8 maggio 2001, n. 215 , LEGGE 23 agosto 2004, n. 226).
Infatti, nonostante il significativo appellativo dato al “sistema” testé citato, il servizio militare e le tutele previste per i lavoratori professionisti/professionali sono rimaste, per così dire, più legate ad un retaggio dell'Ancien Regime, che ad un effettivo studio di settore dell'impiego del personale a tempo determinato operante al giorno d'oggi.
A fortiori di un giudizio di inattuale oltre che anacronistica legislazione, frutto di un'antiquata e sorpassata considerazione del personale delle FFAA, depone la circostanza che già con il DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2001, n. 368, parte della stessa richiamata normativa è stata sostanzialmente abrogata.
Stupisce, addirittura che, per quel che concerne gli Ufficiali Ausiliari, non esista alcuna tutela previdenziale, od alcun ammortizzatore sociale; cosa peggiore, risulta significativa la totale disapplicazione di tutte le Misure volte ad agevolare l'inserimento dei volontari congedati nel mondo del lavoro.
***
La quaestio fondamentale è legata alla precipua circostanza che mentre in “Europa” si discuteva dei diritti di tutti dei lavoratori a tempo determinato (Direttiva 70/99/CE), contestualmente in Italia si approvava, sulla scorta di un antiquato canovaccio, la riportata normativa sulla professionalizzazione, che, disattendendo tutte le misure adottate in campo internazionale, contraddiceva il portato di pensiero oltre che il concreto “dispositivo Comunitario”.
Il risultato fu la riproposizione di “vecchie figure”, pur sempre volontarie, ma completamente decontestualizzate rispetto alla realtà ed ai tempi; avulse come sono dalle regole e dagli stessi contorni ora, come allora, assunti dalla nuova figura di lavoratore a tempo determinato nell'odierno mondo del mercato del lavoro, tanto che questi appartenga al settore “privato”, quanto al comparto del pubblico impiego (cfr: brevi periodi di lavoro, acquisizione di alta specializzazione, facilità di reinserimento in altro ambiente lavorativo per una continua riconversione dell'attività, ma, anche e soprattutto, garanzie del lavoratore a tempo determinato trattenuto per periodi non giustificabili aldilà delle esigenze di una particolare contingenza) -.
Nel merito, risulta all'evidenza dei fatti il continuo ricorso al richiamo temporaneo in servizio degli ufficiali ausiliari, prova comprovata dell'utilizzo indiscriminato ed indisciplinato di periodi di ferma e rafferma pluriennali, cui sono stati vincolati tutti gli ufficiali ausiliari a far data dal luglio 2001.

Infatti, la proroga del servizio a termine di detti uff.li non risulterebbe giustificata da alcuna “motivazione obbiettiva” (in contrasto la direttiva 70/99/CE e con la Direttiva n. 7 del 30 aprile 2007, esplicativa della “stabilizzazione”, art.1, c.519, L.n296/06); proprio perché gli incarichi ricoperti, non verrebbero a determinarsi in seguito a necessità contingenti, quanto, piuttosto, per assolvere ad un servizio permanente (vds. Relazione del Capo di SM della Marina Militare al CASD - gli organici degli Ufficiali subalterni della Marina Militare sono inferiori al numero necessario per il buon funzionamento della FA).

Congedare detto personale per riassumerne di nuovo risulta, pertanto, solo un inutile dispendio di risorse pubbliche, in contrasto con le attuali disposizioni normative volte al risparmio, alla razionalizzazione della spesa, e, quindi, all'efficienza del servizio pubblico.

Lo stato ha manifestato un'esigenza di funzionari militari per assolvere ad incarichi propri del servizio Permanente Effettivo; ha, quindi, bandito un concorso per titoli ed esami, al quale hanno liberamente e volontariamente partecipato molti giovani.

I vincitori di concorso hanno risposto ad effettive carenze andando a ricoprire, il più delle volte incarichi di capo ufficio per periodi di tempo tali da determinare un sicuro “sfruttamento” degli anni migliori per proporsi nel mondo del mercato del lavoro.

Per inciso, l’ultimo Documento programmatico del Corpo delle Capitanerie di Porto datato 2006, quanto a personale, detta l’esigenza di un aumento di ufficiali subalterni del servizio permanente, riscontrabile in 100 unità circa, rispetto all'organica (comprensiva di forza ausiliare) che in detto anno (2006) non soffriva l'attuale deficit della categoria degli uff.li subalterni.
***
In considerazione di tanto ne discende il dovere di anticipare alla lettura del presente blog, una considerazione di carattere generale: la definizione di “precariato in ambito militare”; poiché è questa che detta la nostra azione principe volta alla tutela di un diritto soggettivo acquisito dal singolo.

L'organico militare c.d. “precario”, corrisponde a tutto il personale di cui all'art.111 del D.p.r. 237/64, reclutato ai sensi delle citate leggi sulla professionalizzazione, che venga trattenuto (rafferme/esigenze di FFAA) o richiamato, di modo tale da maturare un periodo di servizio omologo - stesso ruolo: Ufficiale, sottufficiale, o militare di truppa - complessivamente superiore ai trentasei (36) mesi nel Corpo/Arma d'appartenenza.

Tutti coloro i quali si riferiscano a detta categoria hanno DIRITTO ad ottenere il SERVIZIO PERMANENTE EFFETTIVO (cfr: rapporto di lavoro a tempo indeterminato), non tanto, e, non solo ai sensi del c.519, L.n.296/06 – e, più in generale, di tutta la “normativa di settore” dello “stato membro Italia” -, ma pure, e soprattutto, in virtù delle odierne disposizioni Comunitarie.
Infatti con direttiva 70/99/CE, l'Europa ha decretato l'accordo quadro sul tempo determinato da applicarsi entro il 10 luglio 2001 in tutto il territorio comunitario.
L'Italia ha recepito nel proprio ordinamento la disciplina in parola con il DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2001, n. 368 , nel quale, in particolare, ha ordinato l'impossibilità a porre un termine temporale - anche se previsto da legge - al servizio “a tempo determinato”, qualora lo stesso risulti superiore ai 36 mesi in virtù di proroga, consentendone la trasformazione “a tempo indeterminato”.
E' necessario sottolineare che, al pari di quanto disposto nella Direttiva Comunitaria, le Forze Armate, e, più in generale, tutto il Comparto Sicurezza non sono esclusi dal campo di applicazione del decreto legislativo (cfr: art10, D.Lgs. n.368/01) e che dalla data di entrata in vigore del decreto in parola sono abrogate tutte le disposizioni di legge che sono comunque incompatibili e non sono espressamente richiamate nel decreto legislativo stesso.
Tale legge è stata interpretata in favore del solo personale dell'impiego privato fino alla fine dell'anno 2006.
A smentire detta erronea e parziale convinzione è intervenuta la Corte di Giustizia Europea, che ha sancito il beneficio in parola – trasformazione del rapporto a tempo indeterminato – anche per il personale del Pubblico Impiego (vds: sentenza 4 luglio 2006, cause ruoli C 212/04, ma soprattutto C-53/04 e C-180/04).
Infatti, come era già stato stabilito in precedenti sentenze, le deroghe previste dal Trattato riguardano solo le norme relative alla libera circolazione delle merci, delle persone e dei servizi, e non le disposizioni in materia sociale del Trattato. In conformità ad una costante giurisprudenza, la direttiva si applica ai rapporti d'impiego nel settore pubblico (procedimento C-273/97).
In particolare risulta dalla stessa formulazione della clausola 2, punto 1, dell’accordo quadro, che il campo di applicazione di quest’ultimo viene inteso in senso lato, riguardando in maniera generale i lavoratori a tempo determinato dotati di un rapporto di lavoro disciplinato dalla legge (in particolare, tutti gli ufficiali ausiliari ai sensi del combinato del disposto normativo di cui all'art.3, c.1, lett.d), L.n.331/2000, e all'art.21, D.Lgs.n.215/2001).
In conseguenza di ciò, il governo italiano, onde scongiurare gravosi ricorsi, ha stabilito una normativa sulla c.d. “stabilizzazione” per TUTTO IL PERSONALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE in possesso del sopra riportato requisito36 mesi di servizio -, ovvero nella possibilità di maturarlo nel corso dell'anno 2007 in virtù di proroga ante 29.09.2006 (cfr: L.n.296/2006, art.1, cc417 – 420, 519, 523, 526, e seguenti); contestualmente, è corso ai ripari imponendo il blocco delle assunzioni a tempo determinato (proprio per evitare di ritrovarsi nelle condizioni che hanno preceduto le citate sentenze della C.G.E., luglio-settembre 2006).
***
Risulta ora di fondamentale importanza sottolineare che per “l'Europa” non esiste alcuna differenza tra i dipendenti - o i diritti che gli stessi abbiano maturato - della Pubblica Amministrazione, sia che si tratti di appartenenti all'ambito “civile”o del “comparto sicurezza”.
Le forze armate italiane sono dotate di una struttura amministrativa, di natura civile, che è presumibilmente destinata, in diverse occasioni, a “lavorare a fianco” dei militari addirittura con le medesime qualifiche e compiti (vds, anche: nel caso degli ufficiali, la comune qualifica di funzionario dello Stato italiano).
A fortiori, nell'ambito di applicazione delle “disposizioni europee”, si riporta quanto statuito nella sentenza della Corte di Giustizia ruolo C-285/98: “la Commissione considera che la direttiva, che si applica ai rapporti di impiego nel servizio pubblico, si applica ai rapporti di impiego nelle Forze armate... Infatti, come la Corte ha già affermato, il Trattato prevede deroghe da applicare in situazioni che possono compromettere la pubblica sicurezza soltanto in ipotesi eccezionali chiaramente delimitate (le quali concernano situazioni di guerra o di gravi tensioni internazionali che costituiscano minaccia di guerra). Non è lecito dedurne una riserva generale, inerente al Trattato, che escluda dall'ambito d'applicazione del diritto comunitario qualsiasi provvedimento adottato per motivi di pubblica sicurezza. L'ammettere l'esistenza di una riserva del genere, prescindendo dai presupposti specifici stabiliti dal Trattato, rischierebbe di compromettere la forza cogente e l'applicazione uniforme del diritto comunitario.
Dette deroghe pertanto non possono essere applicate a decisioni degli Stati membri concernenti l'arruolamento nelle forze armate in situazioni normali!
Peraltro, per quel che concerne il Comparto Sicurezza (Forze Armate e Forze di Polizia), nel procedimento C-273/97 si sancisce che la nozione di pubblica sicurezza ai sensi degli articoli del Trattato, comprende tanto la sicurezza interna (cfr: Polizia di stato, Arma dei Carabinieri, Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, e Corpo della Guardia di Finanza, ecc) degli Stati membri, quanto la loro sicurezza esterna (Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri, Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, e Corpo della Guardia di Finanza).
Infatti, secondo il noto principio di legittimità, seguitando i termini stessi dell’art. 2, primo comma, della direttiva 1999/70 (cfr: sentenza C 212/04 - gli Stati membri devono prendere tutte le disposizioni necessarie per essere sempre in grado di garantire i risultati prescritti dalla [detta] direttiva) -, la L.n.296/06, art.1, cc.519, 526, prevede la stabilizzazione anche del personale delle Forze Armate.
Tant'è vero che anche se le modalità di attuazione di siffatte norme attengono all’ordinamento giuridico interno degli Stati membri in virtù del principio dell’autonomia procedurale di questi ultimi, esse non devono essere tuttavia meno favorevoli di quelle che disciplinano situazioni analoghe di natura interna (principio di equivalenza), né rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico comunitario (principio di effettività) - cfr: sentenze causa C 312/93, nonché C 212/04.
Ovvero anche, nel caso di specie, che le decisioni adottate dagli Stati membri in materia di accesso all'impiego, di addestramento professionale e di condizioni di lavoro nelle forze armate allo scopo di garantire l'efficienza bellica, non sono escluse dall'ambito d'applicazione del diritto comunitario (procedimento C-273/97).
***
In definitiva all'Europa interessa tutelare il diritto soggettivo del singolo dipendente militare, stimando impossibile considerarlo alieno ai diritti fondamentali sostenuti per i pari colleghi “civili” della stessa P.A.: vi può essere una specificità del servizio, non una differenziazione del valore dello stesso!
La natura delle attività militari in sé non è, infatti, sufficiente a legittimare l'applicazione di disparità di trattamento/deroghe al trattato e, quindi, al contenuto alla direttiva 70/99/CE (applicato in Italia con D.Lgs.368/01).
In ultima si ricorda che fin quando vi sarà un procedimento, in materia di stabilizzazione del personale precario delle FFAA, “sub iudice” - circostanza attinente la fattispecie -, la riportata pendenza non potrà mai sostenersi definita – è realtà di DIRITTO, non volontà dell'Amministrazione!
In particolare, preme segnalare che, in virtù dell'annosa problematica, è stata sottoposta ai giudici del Consiglio di Stato una “questione pregiudiziale” da proporre alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee.

Nonostante necessiti un urgente provvedimento al fine di rendere la normativa afferente il reclutamento delle Forze Armate dello Stato membro Italia conforme agli obblighi comunitari, senza trascurare .i reiterati tentativi di soluzione proposti alla quaestio in parola, l'Amministrazione tarda a prendere una decisione.

Tutto ciò in virtù del fatto che i Dirigenti responsabili vivono nella illusoria convinzione, che anche nel caso di sconfitta, non dovranno pagarne il fio!

Ma attenzione al RISARCIMENTO PER EQUIVALENTE!



In ultima, quanto al Diritto comunitario, si ricorda che l'art. 2 CE dispone che la Comunità ha il compito di promuovere nell'insieme della Comunità, mediante l'instaurazione di un mercato comune e di un'unione economica e monetaria e mediante l'attuazione delle politiche e delle azioni comuni di cui agli articoli 3 e 4, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, la parità tra uomini e donne, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un elevato grado di competitività e di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di protezione dell'ambiente ed il miglioramento della qualità di quest'ultimo, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra Stati membri.

L'art. 3, n. 2, CE sancisce che, nell'ambito delle azioni a norma del n. 1 di questo articolo condotte per il conseguimento degli scopi enunciati all'art. 2 CE, [la] Comunità (...) mira ad eliminare le inuguaglianze.


A VOI LE CONCLUSIONI

"...Il ministro (On. Antonio MARTINO) ha quindi affermato che la prevista abolizione del servizio di leva obbligatorio si tradurrà in una forza armata ridotta, ma formata da uomini e donne più addestrati, meglio pagati e meglio equipaggiati. Secondo quanto scrive la testata, il ministro ha indicato che ENTRO IL GENNAIO DEL 2007, MESE IN CUI TUTTI I MILITARI SARANNO PROFESSIONISTI A TEMPO INDETERMINATO, le forze armate dovrebbero contare 190.000 unità rispetto alle attuali 300.000."(Daily Telegraph, Londra, 21-02-2002)



Google
 

venerdì 13 novembre 2009

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 88 del 13-11-2009

CONCORSO (scad. 14 dicembre 2009)
Concorso, per titoli ed esami, per l'ammissione di complessivi 70 giovani al 9° corso allievi ufficiali in ferma prefissata (AUFP) per il conseguimento della nomina a ufficiale in ferma prefissata, ausiliario del ruolo normale o del ruolo speciale del Corpo delle capitanerie di porto della Marina militare.

venerdì 6 novembre 2009

Militari, la meglio gioventù tradita

Ed anche oggi abbiamo ascoltato e letto le solite dichiarazioni rilasciate dai Responsabili delle Istituzione nei confronti dei Militari in occasione della odierna ricorrenza.


A questi Signori, che forse, presi dal troppo parlare, vorrei ricordare che con il D. L. n.112 del 2008, nel biennio 2009-2010 ci sarà una riduzione del 47% sulle risorse destinate alle Forze Armate per cui durante il suddetto biennio, per migliaia tra Volontari a Ferma Breve e Volontari a Ferma Prefissata di anni quattro, effettivi all’ Esercito (la Forza Armata più numerosa), ma vale anche per gli appartenenti alle altre F.A. in servizio ormai da anni, non ci sarà nè transito in servizio permanente (stabilizzazione) né rafferme.

In altre parole, saranno CACCIATI, con pesanti ricadute di ordine funzionale, ma principalmente, con forti ripercussioni a carattere privato e psicologico. Saranno cacciati senza se e senza ma e non potranno nemmeno usufruire degli ammortizzatori sociali come tutti i lavoratori a causa dell’atipicità del lavoro.

Il Ministro della Difesa il 1° ottobre 2009, durante il Question Time” al Senato, dichiarava: ''Il mio impegno e' di cercare di non lasciare a casa nessun militare a ferma breve, nei prossimi giorni avro' un incontro con Tremonti perche' possano essere inseriti in altre amministrazioni dello Stato o possano essere trovate le risorse. Assicuro che non c'e' nessun problema per gli ufficiali dei Carabinieri, che ieri hanno protestato qui, e spero avvenga lo stesso per la Marina: sarano tutti inseriti. Per i militari a ferma breve invece la questione esiste, in conseguenza della decisione di fare costare di meno lo Stato: dovremo trovare un equilibrio tra spese per l'addestramento e quelle per il reclutamento''.

Questi “Ragazzi e Ragazze, che sono la “MIGLIORE GIOVENTU’ italiana e che portano sempre in alto il nostro Tricolore in Patria e all’estero e che molte volte, purtroppo, tornano avvolti nel Tricolore, meritano molto di più, vogliono certezze e fiducia e non solo:
PAROLE, PAROLE, PAROLE!.

FORZE ARMATE: LA RUSSA, TREMONTI METTA MANO SU CUORE

(AGI) - Milano, 6 nov. - "Non si puo' sempre parlare bene delle forze armate e delle forze di polizia e poi non dotarle al massimo possibile". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a Milano per la presentazione delle iniziative di celebrazione della Festa dell'Unita' nazionale e Giornata delle Forze Armate, torna cosi' a richiamare l'attenzione sulle necessita' di risorse nel comparto. "Le forze armate fanno miracoli - ha detto La Russa -. Devo riconoscere che Tremonti non si e' tirato indietro nel finanziamento delle missioni internazionali. Li' non abiamo veramente nulla di cui lamentarci. Ma nel bilancio ordinario - ha fatto notare - nel reclutamento soprattutto, nella possibilita' di mantenere i militari a ferma breve c'e' bisogno di uno sforzo. Sono contento che anche il ministro Maroni abbia colto il grido di allarme che da tempo la difesa lancia e sono certo che il Governo, Tremonti e il presidente del Consiglio si metteranno la mano sul cuore". La Russa ha quindi chiarito di non volere per questo che si metta mano "nelle tasche dei cittadini con nuove tasse. Ma sappiamo anche - ha aggiunto - che c'e' una necessita' riconosciuta da tutti di avere Forze Armate e dell'ordine in grado di svolgere al massimo il proprio lavoro.
Confido che arriveranno tutte le risorse necessarie". Il ministro della Difesa ha anche reso noto di aver formulato una lettera, insieme ai colleghi dell'esecutivo titolari di Interni e Giustizia, al ministro dell'Economia con "delle richieste che sono di scarso peso, cioe' non comportano enormi dispendi, ma che costituirebbero un passo in avanti netto nella specificita' del comparto sicurezza e anche nella possibilita' di utilizzare somme gia' accantonate per dare avvio dall'anno prossimo al riordino delle carriere".

martedì 13 ottobre 2009

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 79 del 13-10-2009

CONCORSO (scad. 12 novembre 2009)
Concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di ventotto Sottotenenti in servizio permanente nel ruolo speciale dell'Arma dei Carabinieri.

CONCORSO (scad. 12 novembre 2009)
Concorso, per titoli ed esami, per l'ammissione di complessivi 30 giovani al 3° corso allievi ufficiali in ferma prefissata (AUFP) della Aeronautica militare per il conseguimento della nomina a ufficiale in ferma prefissata, ausiliario del ruolo normale o del ruolo speciale dell'Arma aeronautica - anno 2009.

mercoledì 7 ottobre 2009

Risarcimenti dal Ministero

Scuola, sentenza del giudice del lavoro:
«Indennità di carriera anche ai precari»

Accolta la causa presentata da 300 persone contro «l'abuso di contratto a tempo determinato»

TREVISO - I precari della scuola - insegnanti, ma anche personale amministrativo, tecnico ed ausiliario assunti per un lungo periodo con contratti a tempo determinato all'inizio di ogni anno scolastico - hanno diritto all'indennità di carriera: in caso contrario lo Stato deve risarcirli della parte non ricevuta con i dovuti interessi. A stabilirlo è stato il giudice del lavoro di Treviso, che ha così reputato pertinente la causa presentata al ministero dell'Istruzione dai legali della Uil Scuola locale per tutelare i diritti di 300 lavoratori scolastici a seguito di quello che hanno definito un «abuso di contratto a tempo determinato» perpetrato nei loro confronti. La sentenza del giudice non lascia spazio ad interpretazioni ambigue e «condanna il Ministero - si legge nella sentenza - a risarcire in favore della parte ricorrente il danno da individuarsi nella differenza fra quanto è effettivamente percepito e quanto avrebbe dovuto percepire se i periodi di lavoro effettivamente prestati fossero stati da subito regolati secondo la disciplina del contratto a tempo indeterminato».

ADEGUAMENTO - Si tratta di personale scolastico che lavora nella scuola da diverso tempo: molti da 5, 10 e addirittura 20 anni. Non avendo potuto presentare domanda di "ricostruzione di carriera", possibilità riservata per legge solo a chi ha sottoscritto un contratto a tempo indeterminato, si sono rivolti così al giudice del lavoro chiedendo un adeguamento dello stipendio con le stesse modalità. Adeguamento che a questo punto dovrebbe essere riconosciuto, salvo improbabili sorprese, anche agli altri 270 docenti ed Ata. Altri 200 precari, stavolta solo collaboratori scolastici, hanno preferito ricorrere per chiedere di essere risarciti per i mesi di luglio ed agosto indebitamente sottratti, sostengono, poiché i posti su cui sono stati nominati erano privi di titolare. La sentenza del giudice del lavoro dovrebbe essere emessa nei prossimi giorni.

PRECEDENTE - Qualora la sentenza dal giudice del lavoro veneto dovesse essere confermate (è probabile che il Miur ricorra) potrebbe creare un precedente importante: sarebbe infatti potenzialmente "allargabile" ad un quantità di precari molto più corposa: ogni anno oltre 100.000 docenti e 60.000 Ata firmano un contratto a tempo determinato sino al termine delle attività didattiche o alla fine dell’anno scolastico.

martedì 6 ottobre 2009

EX-UFFICIALE AUSILIARIO DELLA GUARDIA COSTIERA EROE (NON) PER CASO


Un ex-Ufficiale di Complemento “raffermato” del Corpo delle Capitanerie di porto, congedato nel corso dell'anno 2007 - pur in possesso del requisito richiesto ai fini della stabilizzazione del proprio posto do lavoro, al pari dei colleghi Carabinieri -, salva vita umana in mare.
Ormai congedato da più di due anni e mezzo, Alessandro PORCU, non dimentico della lunga esperienza al servizio della comunità a tutela della salvaguardia della vita umana in mare, accortosi della situazione di grave difficoltà in cui versavano due bagnanti, incurante del pericolo per la sua persona, si è gettato tra i flutti, onde trarre in salvo i malcapitati.
Secondo la locale Capitaneria, qualora in servizio avrebbe meritato un ENCOMIO.
E' di questi uomini che si vuole privare l'Amministrazione?

ARBUS, SURFISTA CORAGGIOSO METTE IN SALVO DUE BAGNANTI

Terminata la stagione lavorativa dei salvataggi, rimangono solo i surfisti a vegliare sulle spiagge.
Ad Arbus, infatti, è merito di un surfista se padre e figlio sono ancora vivi.
Due uomini, padre e figlio di Marrubiu, facevano il bagno nelle acque di Pistis quando improvvisamente si sono trovati in difficoltà per la forte risacca.
Padre e figlio di Marrubiu sono stati salvati da un loro compaesano surfista l'altro ieri pomeriggio a Pistis, sul litorale di Arbus. I due bagnanti si sono avventurati in acqua, malgrado la forte risacca. Si sono subito trovati in difficoltà, ma sono stati soccorsi, non senza qualche difficoltà, da un appassionato di surf, Alessandro Porcu, ex ufficiale della Marina Militare, che li aveva visti annaspare. Il genitore è stato ricoverato a Cagliari con un principio di asfissia.

venerdì 2 ottobre 2009

DAL CO.CE.R. COMPARTO DIFESA.

giovedì 1 ottobre 2009

ESERCITO: LA RUSSA, IMPEGNO PER NON LASCIARE A CASA MILITARI FERMA BREVE

(ASCA) - Roma, 1 ott - ''Il mio impegno e' di cercare di non lasciare a casa nessun militare a ferma breve. Nei prossimi giorni avro' un incontro con Tremonti perche' possano essere inseriti in altre amministrazioni dello Stato o possano essere trovate le risorse.

Assicuro che non c'e' nessun problema per gli ufficiali dei Carabinieri, che ieri hanno protestato qui, e spero avvenga lo stesso per la Marina: sarano tutti inseriti. Per i militari a ferma breve invece la questione esiste, in conseguenza della decisione di fare costare di meno lo Stato: dovremo trovare un equilibrio tra spese per l'addestramento e quelle per il reclutamento''. Cosi' il ministro della Difesa, Ignazio La Russa nel corso del question time al Senato.

Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 262 del 01/10/2009

LA RUSSA, ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema delle interrogazioni che avete ritenuto di unire in un solo argomento in realtà attiene a due questioni completamente separate, che non hanno alcun punto di contatto o riferimento: una cosa è la mini naja, altra il reclutamento. Evidentemente, se l'errore è stato fatto anche nell'altra interrogazione (mi rivolgo ai colleghi del Gruppo Italia dei Valori), non sono stato chiaro io visto che rileggete le mie dichiarazioni. Prima ho detto che non c'è ancora addestramento dei militari per i mezzi appena arrivati (ce li hanno appena consegnati). Non mandiamo nuovi mezzi a soldati che non li hanno prima testati in Italia: prima di mandarli bisogna che si addestrino in Italia; non li facciamo provare in mezzo al pericolo. Questo mi sembrava di una chiarezza che evidentemente solo la mia scarsa capacità di comunicazione può avere indotto a travisare. Se il concetto era stato travisato, ora mi sono spiegato, così lo ha compreso anche il collega del Gruppo Italia dei Valori. La stessa confusione c'è stata evidentemente a proposito delle finalità della mini naja. Nessuno ha mai detto - sfido a trovare un solo rigo al riguardo - che la mini naja debba essere (mi rivolgo rispettosamente anche ai colleghi del Partito Democratico) una promozione per l'avvicinamento al servizio militare a tempo prefissato o a tempo indeterminato. Al contrario, la ratio della mini naja è esattamente opposta: poiché oggi non esiste più il servizio di leva e non si può pensare che tutti i ragazzi vogliano fare il militare professionalmente, intendiamo offrire un'opportunità a coloro che hanno già deciso di non fare professionalmente il militare, ma vogliono avere una vicinanza con i valori che promanano dalle Forze armate, primo tra tutti l'amore per la Patria, ma anche le capacità tecnico-atletiche e la preparazione al volontariato che consegue alla mini formazione.Quando ho fatto riferimento ai vuoti - evidentemente sono proprio una persona che non sa spiegarsi! - non intendevo certo i vuoti nelle Forze armate, che non ci sono (anzi, abbiamo il problema opposto, come è stato detto correttamente). Intendevo riferirmi ai vuoti nelle associazioni d'arma, che prima avevano la linfa dei giovani di leva, e che oggi non hanno più. Abbiamo iniziato con gli alpini, che non hanno più quell'afflusso di giovani, provenienti soprattutto dalle valli, dove il reclutamento era più ampio; oggi, con questi ragazzi vi sono 200 nuovi aderenti all'Associazione nazionale alpini (ANA), che è così meritoria e meritevole nelle azioni di volontariato. Tutto ciò è costato 450.000 euro, presi dai risparmi che io personalmente mi sono curato di far operare su altre voci del bilancio della Difesa. Quindi, non sono stati tolti soldi a nessuno! A chi parla dei costi potrei rispondere con una battuta: anche due deputati in meno sarebbero sufficienti a far assumere molti più militari: potremmo diminuire il numero dei deputati ed elevare quello dei militari! Se vogliamo fare demagogia chiunque può farla. (Applausi dei senatori Ramponi e Torri). Invece, molto più serio è il problema del reclutamento. Sono assolutamente convinto che voi - faccio lo sforzo massimo: tutti voi - abbiate a cuore questo problema. Vi prego di credere, però, che nessuno lo ha a cuore più di me; al massimo potete averlo a cuore quanto me. È il mio pensiero costante. Preciso che il 40 per cento di riduzione di risorse in più anni permette obbligatoriamente un reclutamento solo per il 7 per cento; ciò vuol dire che il legislatore ha deciso che i nostri militari sono in numero superiore a quello che oggi serve. Questa è una valutazione che stiamo analizzando nel modo più corretto nelle apposite sedi. Peraltro, per quanto attiene ai militari impegnati nelle missioni, abbiamo ottenuto il 35 per cento di risorse in più rispetto all'anno precedente perché è stato detto: o ci sono tutte le risorse o non partono i militari. D'altra parte, se lo Stato deve costare meno ai cittadini, se non vogliamo aumentare le tasse, è necessario che tutti i Ministeri facciano sacrifici: tocca anche a noi.Il mio impegno è quello di cercare di non lasciare a casa nessun militare a ferma breve (o "precario", come lo avete chiamato), cioè chi comunque già sapeva che la ferma sarebbe durata per un certo numero di anni. Il mio impegno - ho un incontro il 6 ottobre con il ministro Tremonti e nei giorni successivi con il Ministro della giustizia e con quello delle attività produttive - è volto a fare in modo che il personale che non riesce a trovare collocazione venga inserito in altre Amministrazioni dello Stato (giustizia, agricoltura) oppure a trovare le risorse sufficienti per limitare al 7 per cento (riducendo così al minimo) la percentuale di risorse in meno. Vi assicuro che, mentre non c'è nessun problema per gli ufficiali dei Carabinieri che ieri hanno protestato qui davanti, perché tutti saranno inseriti (spero lo stesso avvenga anche per gli ufficiali della Marina che pure erano a manifestare), per i militari in ferma breve la questione esiste inevitabilmente, in conseguenza della decisione di ridurre i costi. Penso comunque - questo è il mio orientamento - che dobbiamo trovare un equilibrio tra le spese per l'investimento e quelle per l'addestramento e per il reclutamento. Ieri mi è stato portato alla firma un accordo con la Francia che prevede una risorsa aggiuntiva per la costruzione da un minimo di sei a un massimo di dieci fregate italiane, oltre a quelle francesi. Prima di firmare mi sono assicurato che questa firma non significasse che il numero debba essere necessariamente dieci o otto, ma possa fermarsi a sei. Ne parlerò con i militari; potrà essere sei, otto o dieci, ma l'idea portante è che è inutile ridurre al massimo il numero dei militari se poi ci impegniamo (non voglio dire che sia così per le fregate, ma in assoluto) per la realizzazione di mezzi che eccedono la possibilità di utilizzo. Se non abbiamo poi le risorse per tenerle in addestramento, allora vediamo di privilegiare - questa è la mia linea, ve lo assicuro - prima di tutto l'elemento umano delle Forze armate. Le nostre Forze armate devono essere dotate delle migliori attrezzature, devono avere le migliori navi e i migliori aerei, ma se non avessero i migliori militari, con le forti motivazioni morali che hanno oggi, che tanti risultati anche d'orgoglio ci danno, oltre che di sacrificio, sarebbero assolutamente lontane da quello che noi desideriamo. Questo è il mio impegno e sarò pronto, come sempre, nelle sedi competenti (come le Commissioni riunite) a dare dettagli e informazioni specifiche, come ho sempre fatto, circa la possibilità di ridurre al minimo o addirittura di azzerare la necessità di interrompere un rapporto che, si sapeva, sarebbe stato a tempo determinato.
FONTE

mercoledì 30 settembre 2009

Di Pietro, solidarietà a militari precari

''Dopo aver servito lo Stato e aver acquisito una professionalita', alcuni dei nostri militari tornano a casa senza lavoro''.
E' la denuncia lanciata dal leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, nel manifestare la sua solidarieta' ai militari precari che hanno protestato questa mattina davanti a Montecitorio. Di Pietro ha ascoltato le istanze del Supu (Sindacato Unitario Pensionati in Uniforme) e ha assunto l'impegno a farsi ''cassa di risonanza'' delle sue istanze ''all'interno del Parlamento e delle istituzioni''. 
''Uno dei sei militari uccisi a Kabul - sottolinea Di Pietro - era un volontario che sarebbe tornato a casa da precario, senza lavoro. Cosi' accade di frequente: dopo anni di impegno da precari, vengono rimandati a casa uomini che hanno acquisito una professionalita' e rischiano di perderla, con una perdita di risorse anche per lo Stato che li ha formati''.
I militari, provenienti da tutta Italia (una cinquantina quelli che hanno manifestato davanti la Camera), denunciano le ''condizioni sociali miserrime'' cui li costringe la precarieta' del lavoro. E chiedono al ministro della Difesa, Ignazio La Russa (che ''si e' occupato di badanti ma non ha dato risposta ai precari militari'') e al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di intervenire per far ''cessare i concorsi a tempo indeterminato che si continuano a tenere al dicastero della Difesa e far applicare la normativa esistente, stabilizzando gli ufficiali precari gia' vincitori di concorsi pubblici''.

DIFESA: PRECARI MILITARI MANIFESTANO DAVANTI A MONTECITORIO

(ASCA) - Roma, 30 set - Rigidamente sull'attenti, in divisa, una rappresentanza di precari militari ha manifestato questa mattina davanti a Montecitorio per segnalare la loro condizione - di perdita del lavoro - nonostante le promesse ricevute e i concorsi vinti.

Solo un esponente, a nome di tutti, con l'aiuto di un megafono spiega la situazione di precariato di giovani che hanno svolto servizio in Marina, nell'Esercito e tra i Carabinieri.

I precari militari chiedono una risposta da parte del ministro della Difesa Ignazio La Russa che fino ad oggi - lamentano - li ha ignorati.

I giovani chiedono la ''corretta applicazione della finanziaria 2007 (comma 519) con particolare riguardo alla prevista stabilizzazione degli Ufficiali precari delle Forze Armate, a partire dal personale congedato nell'anno 2008''.

''Ad oggi il silenzio delle istituzioni - dicono i giovani militari precari - e' assordante e incomprensibile, soprattutto di quelle coinvolte in questo brutto affaire a danno di giovani Ufficiali precari, vincitori di pubblici concorsi a livello nazionale, manifestamente presi in giro dalla non applicazione di una norma dello Stato licenziata dal Parlamento, e per tacere della sorte riservata a tanti altri precari della Difesa costretti in condizioni miserrime dopo servizi resi di tre, quattro ed anche sei anni, che non beneficiano di ammortizzatori sociali. Ci riferiamo ai Carabinieri ausiliari e ai cosiddetti militari di truppa''.

martedì 29 settembre 2009

Manifestazione del Sindacato Unitario dei Pensionati in Uniforme

In considerazione dei contenuti di alcune mail recentemente giunte all'indirizzo di posta elettronica del Comitato, si è con il presente commento a specificare la “nostra” posizione nei riguardi della prevista manifestazione del SUPU.

Innanzitutto vi segnaliamo che la riportata iniziativa è riferibile al solo SUPU ed ai suoi rappresentati, non certamente al Comitato.
Come tale non può, né dal punto di vista eziologico, tanto meno sostanziale, definirsi “manifestazione dei precari delle Forze Armate” (tra le altre cose non esistono i termini di diritto per giustificare una simile rappresentanza!).

In buna sostanza il riportato sindacato opera nei confronti dei suoi associati nulla di più: pertanto se di manifestazione si vuole discutere questa stessa non potrà che essere solo ed unicamente espressione del SUPU e dei suoi seguaci.

Venendo al dunque, pur non osteggiando alcuna iniziativa a vantaggio della “causa”, non possiamo che dissociarci da una manifestazione, specie nei termini in cui è stata presentata dal citato sindacato.

Allo stato attuale delle cose riteniamo azione priva di senso e di significato: se si vuole avere giustizia ci si rivolge nelle sedi opportune e non in una piazza; se si vuole trovare un accordo, non bisogna utilizzare tanto le gambe, quanto la testa!
Questo è il “nostro” pensiero che corrisponde alla quasi totalità degli ufficiali ausiliari che si sono riferiti a noi.

Ciò scritto, lungi da noi voler correggere quel che stimiamo l'errore altrui o sostenere l'erronea posizione di diritto di taluni, ma una cosa è certa non si può “trattare” se non si dispone delle conoscenze di base, idonee ad una transazione; né si può pensare che “l'azione” tout court determini in sé e per sé un ripensamento dell'Amministrazione.

In buona sostanza, come già scritto, non si può fare di tutta l'erba un fascio (cfr: proclami spogli di ogni riferimento normativo o anche temporale, confusione e delle figure giuridiche, dei rapporti di lavoro e quant'altro, presentazione di disegni di legge privi di un obbiettivo senso della realtà o di fondi a garanzia dello stesso provvedimento), sicuri che una manifestazione – peraltro priva di una definizione precisa - possa convincere delle proprie tesi (a noi ben poco chiare).

In ultima non condividiamo né le reiterate offese – implicite od esplicite che siano –, né gli impropri paragoni che il sindacato in parola continua a rivolgere a chiunque non lo tenga in considerazione sia esso dirigente a tempo indeterminato, ovvero anche, e, soprattutto, politico a capo della stessa Amministrazione.

Concludiamo sostenendo che chiunque sia interessato alla manifestazione del Sindacato Unitario dei Pensionati in Uniforme, è libero di parteciparvi; sappia però che in detta circostanza non sarà presente alcun organo di rappresentanza della “nostra” categoria, ma solo ed unicamente un sindacato che tutela i particolari interessi dei suoi associati!

QUESTA È LA REALTÀ DEI FATTI

mercoledì 23 settembre 2009

Da morti celebrati come eroi. Ma i nostri soldati, da vivi, sono spesso "precari"

Doveva essere un esercito di «professionals», sta diventando una guarnigione di ragazzi senza speranza. Eroi da morti, precari da vivi. Ogni anno circa 45mila giovani tra i 18 e i 25 anni tentano di entrare nell’esercito almeno per un anno. È il primo passo per una carriera in divisa. L’85% di loro proviene dalla Regioni del sud: campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna. Molti entrano nei ranghi, ma dopo più contratti a termine sono messi in congedo: non c’è posto.

Nel 2007 la Difesa ne ha mandati a casa 500: sono idonei ad entrare nella polizia, ma il posto non c’è per via del blocco del turn-over. Per loro la Difesa ha allestito dei percorsi di formazione, corsi di aggiornamento, riqualificazione. Ma i risultati non ci sono. Si è tentata anche la strada dell’incrocio delle domande con il mondo del lavoro. l’Azienda di elicotteri Agusta, sollecitata dal ministero, aveva offerto 109 posti. Ma l’operazione ricollocazione non è riuscita. Il fatto è che sono tutti giovani del sud, che a nord non hanno né casa, né famiglia. Da soli non ce la fanno con 800 euro al mese. Così, nulla di fatto.

Sulle oltre 47mila domande presentate due anni fa per un contratto annuale, solo un terzo ce l’ha fatta. E solo un settimo di quelli che volevano proseguire per altri quattro anni - dopo la prima ferma annuale - è riuscito a farlo: poco più di 4mila persone su quasi 28mila domande. Cosa fanno gli altri 23mila? Cercano di restare un altro anno, per ritentare il contratto lungo l’anno successivo. Ma il processo di arruolamento inaugurato con la fine della leva obbligatoria lascia a casa gran parte degli aspiranti soldati, e ne inserisce altrettanti in un meccanismo infernale di «rafferme» (cioè nuovi contrattini a termine), in vista di un’assunzione che rischia di non arrivare mai.

La manovra triennale varata l’anno scorso, infatti, taglia del 40% le risorse per il reclutamento a partire dal 2010: dei circa 700 milioni necessari 304 vengono sottratti. Con questi numeri le stime sul futuro sono disarmanti. I 78mila volontari di truppa, previsti dal modello professionale, si ridurrebbero a 45mila. Le speranze di chi vuole entrare si riducono sensibilmente: tanto che anche le domande sono previste in calo.

Nella stessa situazione di precarietà si trovano molte donne. Stando agli ultimi dati forniti dal ministero, tra i volontari a termine dell'esercito c’erano circa 4mila donne nel 2007, quelle della marina non superavano le 600 unità, mentre solo un’ottantina erano in aeronautica. Chi entra ottiene un posto di lavoro spesso sottopagato (45 euro al giorno in Italia) e poco tutelato. Le malattie, per esempio, non sono coperte. In missione di guerra le cifre cambiano: si arriva a una diaria di 150 dollari. Una boccata d’ossigeno, certo. ma anche un rischio economico. Capita spesso, infatti, che con quella una tantum legata alla missione si sfori il tetto consentito per ottenere un alloggio della Difesa, cioè 39mila euro lordi annui.

Perdere la casa vuol dire molto. Soprattutto perché le caserme sono quasi tutte dislocate nel centro-nord, cioè in zone dai prezzi immobiliari molto alti. le infrastrutture militari italiane, infatti, seguono ancora una geografia legata all’epoca dei due blocchi. Insomma, è una dislocazione da guerra fredda, che prevedeva la costruzione della cosiddetta «soglia di Gorizia». Oggi non è più così, ma le strutture sono rimaste dove erano. Ai passaggi della storia, che hanno abbattuto la cortina di ferro, si è aggiunta l’abolizione della leva obbligatoria. Il risultato è che oggi i giovani militari sono quasi tutti meridionali, costretti a trasferirsi al centro-nord per nessuna ragione plausibile. Truppe costrette spesso al pendolarismo, sradicate dalle famiglie e dalle zone di provenienza. precari e senza cuscinetti, quando il contratto finisce.

E se si muore, come è accaduto a Kabul? per la famiglia c’è comunque una polizza vita finanziata dalla Difesa, che concede un risarcimento di oltre 400mila euro. In questo caso la copertura è più alta del lavoro civile, dove le morti sul lavoro sono risarcite con cifre molto più basse.

martedì 22 settembre 2009

Precari in divisa: "Uno è morto a Kabul"

«Almeno uno dei ragazzi morti a Kabul, una volta tornato, avrebbe corso il rischio di non essere riconfermato». Il rappresentante del Cocer al tavolo di Palazzo Chigi sulla manovra gela tutti. Eccetto il governo, che non dà risposte. Anche l’esercito lancia l’allarme precari: come la scuola, come l’industria privata. Ma quando si tratta di rischiare su campi minati o sotto le bombe, la cosa fa davvero effetto. Lavoro umiliato, vite spezzate. In nome dei risparmi, che per il 2010 chiedono all’esercito di tagliare le risorse per l’arruolamento del 40%. Vuol dire che chi è precario non entrerà mai.

FERMA BREVE
Sono circa 27mila i soldati attualmente «in ferma breve». Finiscono in tutti i corpi, anche quelli «speciali» come la Folgore. In Italia prendono 25 euro al giorno, e se si ammalano salta la diaria. Nelle missioni di guerra (o pace?) la paga arriva a circa 150 dollari al giorno. Una manna, per chi non sa per quanto tempo ancora potrà lavorare. Loro vorrebbero un inquadramento stabile: ma i vincoli di finanza pubblica hanno bloccato le assunzioni. Così restano fuori, ma rischiano come gli altri. C’è chi sta nel «regime-cajenna» di un anno più un altro anno, più due, più altri due. Così si arriva a sei anni di precarietà, che (se si è «fortunati») possono diventare otto. Altri sono «inquadrati» nel modello uno più 3 voluto da Antonio Martino. Dovrebbe essere l’anticamera dell’inquadramento, ma i soldi non ci sono. Così, si resta nel limbo. Tra i precari dell’esercito, anche i militari impegnati nell’operazione strade sicure. Lavorano come i poliziotti, ma a prezzi stracciati. E in questo girone dantesco, fatto di fatica, speranze spezzate, vite sempre in bilico con la morte, il ministro Ignazio La Russa ha proposto la «mini-naja», passaggio-lampo nei ranghi dell’esercito: 150 giovani in divisa per 15 giorni. Al costo di 450mila euro complessivi.

L’INTERVENTO LEGGERO
Il suo collega Giulio Tremonti non è da meno. Al tavolo sulla manovra, che sarà varata oggi dal consiglio dei ministri, non ha portato neanche un pezzo di carta, ha prospettao un intervento leggero, a meno che in novembre non si incassi abbastanza dallo scudo fiscale. Infine ha difeso la sua «politica prudente» in tempi di crisi, bollando come «irresponsabile» una politica di spesa. Ha rivendicato risultati di finanza pubblica, con un Pil a -5% (in miglioramento rispetto al -5,2% del Dpef) nel 2010 e un deficit a +5%. In linea con l’Europa, si affanna a ripetere il ministro. Dimenticando che l’Europa ha già stanziato risorse per le politiche sociali. Da noi c’è il quasi-nulla. Tant’è che il tavolo di ieri si è aperto con lo strappo istituzionale delle Regioni.

Il presidente dei governatori Vasco Errani ha spiegato in una lettera i motivi della loro assenza da Palazzo Chigi: nessuna rassicurazione sulla sanità e sui fondi Fas. la manovra al varo oggi non fa che confermare i tagli decisi un anno fa, senza una strategia anticrisi. Tutte le parti sociali hanno chiesto un intervento fiscale sul lavoro. Ma le risorse risicate non sembrano accontentare nessuno. Fortemente critico il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: «È manovra che non dà nessuna spinta e nessuno stimolo all'economia. Abbiamo chiesto i soldi per il rinnovo dei contratti pubblici perché allo stato non risulterebbe nulla, così come non risulta nessun intervento fiscale nei confronti del lavoro dipendente e dei pensionati».

Interventi immediati sul fisco sono stati chiesti dal segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: «la situazione sta diventando drammatica, lo dicono tutti ma nessuno fa nulla. Bisogna dare sostegno al reddito. Un primo intervento può essere sulla detassazione della tredicesima o su un ulteriore abbattimento delle tasse sul secondo livello di contrattazione. Ma in prospettiva bisogna arrivare a una riduzione delle aliquote». Sulla stessa linea il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. Confindustria ritiene utile che il governo stanzi «nuove» risorse e che avvii lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese.

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 73 del 22-9-2009

MINISTERO DELLA DIFESA

DIREZIONE GENERALE PER IL PERSONALE MILITARE

Avviso relativo alla pubblicazione delle graduatorie delle procedure speciali per la stabilizzazione di complessivi 95 sottotenenti in servizio permanente nel ruolo speciale dell'Arma dei carabinieri e di 63 tenenti in servizio permanente nel ruolo tecnico-logistico dell'Arma dei carabinieri per gli anni 2007 e 2008, indette con decreto dirigenziale n. 14/09 del 12 gennaio 2009.

- Decreto dirigenziale 30 giugno 2009, n. 150/09 (file .pdf 253 Kb) - Graduatoria della procedura speciale per la stabilizzazione di 45 ufficiali in ferma prefissata, ausiliari del ruolo speciale dell' Arma dei carabinieri, connessa al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2007.

- Decreto dirigenziale 30 giugno 2009, n. 151/09 (file .pdf 253 Kb) - Graduatoria della procedura speciale per la stabilizzazione di 50 ufficiali in ferma prefissata, ausiliari del ruolo speciale dell' Arma dei carabinieri, connessa al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2008.

- Decreto dirigenziale 30 giugno 2009, n.152/09 (file .pdf 342 Kb) - Graduatoria della procedura speciale per la stabilizzazione di 25 ufficiali in ferma prefissata, ausiliari del ruolo tecnico-logistico dell' Arma dei carabinieri, connessa al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2007.

- Decreto dirigenziale 30 giugno 2009, n. 153/09 (file .pdf 196 Kb) - Graduatoria della procedura speciale per la stabilizzazione di 38 ufficiali in ferma prefissata, ausiliari del ruolo tecnico-logistico dell' Arma dei carabinieri, connessa al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2008.

giovedì 17 settembre 2009

AFGHANISTAN: ECCO I NOMI DEI MILITARI DECEDUTI NELL'ATTENTATO


Roma, 17 set - La Difesa hanno diffuso i nomi dei sei militari rimasti uccisi nell'attentato di questa mattina a Kabul:

- Tenente Antonio FORTUNATO, nato a Lagonegro (PZ), classe 1974, in forza al 186° Reggimento.

- Sergente Maggiore Roberto VALENTE, nato a Napoli, classe 1972, in forza al 187° Reggimento.

- Primo caporal maggiore Matteo MUREDDU, nato a Oristano, classe 1983, in forza al 186° Reggimento;

- Primo Caporal Maggiore Giandomenico PISTONAMI, nato a Orvieto (Pg), classe 1983, in forza al 186° Reggimento 

- Primo Caporal Maggiore Massimiliano RANDINO, nato a Pagani (Sa), classe 1977, in forza al 183° Reggimento.

- Primo Caporal Maggiore Davide RICCHIUTO, nato a Glarus (Svizzera), classe 1983, in forza al 186° Reggimento.

I feriti risultano quattro: tre appartenenti al 186/mo Reggimento dell'Esercito e uno all'Aeronautica Militare.

Afghanistan, esplosione a Kabul. Sei vittime tra i parà della Folgore


KABUL - Attentato kamikaze a Kabul, capitale dell'Afghanistan. Sulla strada per l'aeroporto, un'autobomba è esplosa contro due blindati italiani. Sei paracadutisti della Folgore sono morti: un'auto carica di esplosivo si è lanciata contro il primo mezzo del convoglio, uccidendo tutti e cinque gli occupanti. Danni gravi anche al secondo Lince: uno dei militari a bordo è morto e altri quattro sono rimasti feriti gravemente. Vittime anche tra i civili: almeno due e oltre 30 i feriti. Decine di veicoli hanno preso fuoco.

Nelle immagini di una tv locale si vede un mezzo militare italiano danneggiato, con le lamiere annerite dal fuoco, accanto al quale soldati italiani stendono un telo sul corpo di un collega morto. Uno dei sei militari italiani uccisi, sembra fosse appena arrivato a Kabul, probabilmente oggi stesso.

L'attentato è stato rivendicato dai Taliban. il ministro della Difesa Ignazio La Russa, al Senato, ha informato il Parlamento ribadendo che quest'ultimo attentato non cambierà la strategia del governo: "Infami e vigliacchi non ci fermeranno"

L'esplosione è avvenuta nel centro della capitale, all'altezza della "rotonda di Massud", un incrocio stradale rallentato da check point che controllano il traffico verso l'aeroporto, verso il comando Nato Isaf e verso l'ambasciata americana.


Quello di Kabul è il più grave attentato subito dalle truppe italiane dalla strage di Nassiriya, in Iraq, del 12 novembre 2003. Nell'esplosione di un camion-cisterna davanti alla base italiana Msu dei Carabinieri, ci furono 28 morti, 19 italiani (12 carabinieri, cinque militari dell'Esercito e due civili di una troupe che girava un documentario), e 9 iracheni.


Così l’agguato Kamikaze

È trascorso da pochi minuti mezzogiorno (le 9.30 del mattino di ieri in Italia) quando a Kabul si scatena, una volta di più, l’inferno: solo che questa volta l’inferno, sotto le sembianze del più sanguinoso attentato anti-italiano dopo quello di Nassirya in Irak, inghiotte i nostri soldati. Una Toyota guidata da un terrorista suicida, con a bordo non meno di 150 chili di esplosivo, esce da un parcheggio lungo la strada che collega l’aeroporto della capitale afghana con il Quartier generale della coalizione e si frappone tra due mezzi blindati «Lince» del contingente italiano in marcia a poca distanza dalla Rotonda Massud: una spaventosa esplosione, udita a decine di chilometri di distanza, squarcia l’aria e schianta i due blindati, pur progettati per resistere ad attacchi di questo tipo.
I dieci nostri militari a bordo non hanno scampo: sei di loro (tutti paracadutisti della Folgore) perdono la vita, uccisi dalla straordinaria violenza dello spostamento d’aria, altri quattro (tre parà e un militare dell’Aeronautica) rimangono feriti, fortunatamente non in modo grave. Si apprenderà in seguito che tutti i militari a bordo di uno dei Lince (che solitamente ospitano quattro passeggeri, ma possono arrivare a cinque) sono morti, mentre sull’altro blindato, colpito meno direttamente, c’è stato un solo caduto.
Tutto attorno è morte e desolazione. Al centro della strada l’autobomba, disintegrata dalla detonazione, ha lasciato un impressionante cratere, le facciate di case e negozi ai due lati della strada sono sfregiate. Si contano dieci morti anche tra i passanti afghani (quattro di loro sono poliziotti) e 55 feriti, tutta gente che ha avuto il torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e della cui vita i talebani non si sono minimamente curati. Sì, perché poco dopo un portavoce dei talebani rivendica la strage, esaltando il «martirio» del loro kamikaze e affermando provocatoriamente che le vittime civili sarebbero state causate dal «fuoco all’impazzata» aperto dagli italiani dopo l’attentato: un’evidente falsità cui nessuno abbocca.
Il luogo dell’agguato è uno dei più pericolosi di Kabul, quotidianamente percorso da convogli militari. Massud Square, contraddistinta dal monumento e dal grande ritratto dell’eroe della resistenza ai sovietici assassinato il 9 settembre 2001, è un crocevia dal quale si dipartono le strade dirette all’aeroporto, al quartiere delle ambasciate e ai comandi militari. In particolare vi sbocca la Jalalabad Road (“Violet” in codice Nato), dove sorge la base italiana di Camp Invicta.

martedì 15 settembre 2009

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 71 del 15-9-2009

Concorsi, per titoli ed esami, per la nomina di 32 (trentadue) Guardiamarina in servizio permanente nei ruoli speciali dei Corpi di stato maggiore, genio navale, armi navali, commissariato militare marittimo e delle capitanerie di porto.  

UN REGALO INSPERATO: CHIUNQUE SIA INTENZIONATO A PROCEDERE CI CONTATTI SULLA MAIL DEL COMITATO

lunedì 14 settembre 2009

Oggi parte la mini-naia. E ai militari viene da ridere

Da oggi, lunedì 14 settembre, penna nera in testa, in centocinquanta tornano a marciare. La mini-naia, orgoglio del ministro della Difesa Ignazio La Russa, finalmente comincia. Ma i nostalgici di Car e caserme, non si illudano. Anche questa, come ci ha abituato il governo Berlusconi da un anno e mezzo a questa parte, è solo propaganda. Due settimane nelle caserme di Brunico e Dobbiaco, tutto qui. Quasi una vacanza nelle montagne dell'Alto Adige. Guai a dirlo al ministro, però. Per lui, la mini-naia, è un'occasione per giovani valorosi, che potranno «verificare sul campo che cos'è la vita militare». Una «fase sperimentale», certo, durante la quale «i giovani non acquisiranno lo status di militare», ma «intanto cominciamo», si compiace La Russa. Facciamo un po' di scena, tanto per cambiare.

L'annuncio della possibilità di trascorrere un breve periodo nelle forze armate, risale a un anno fa. Ma nel frattempo, chissà perché, ce n'eravamo dimenticati. E invece, fedele all'impegno preso con gli strenui difensori della Patria, il governo se l'è ricordato. Mentre il servizio civile arranca (nel 2007 i fondi erano 290 milioni di euro, l'anno successivo scesero a 250, mentre quest'anno Tremonti ha chiuso a 171 milioni di euro, e dopo le proteste ne ha aggiunti altri 40), l'operazione “Pianeta Difesa” non ha subito ostacoli: per ora riguarderà solo il corpo degli alpini, ma il ministro assicura che il suo impegno non finisce qui: «Fin dall'inizio del mio mandato di ministro della Difesa – spiega La Russa – ho pensato alla cosiddetta mini naia cioè un periodo breve, che possa essere volontariamente utilizzato dai giovani per una esperienza di preparazione atletico-culturale militare. Adesso, anche se non abbiamo ancora la forma definita c'è già un primo avvio. Questa esperienza, che io consiglio – ha sottolineato – è preparatoria della mini naia vera e propria, ma sono molto contento che possa intanto partire».

La selezione dei volontari è stata affidata all'Ana, l'associazione nazionale alpini: sono stati scelti centocinquanta giovani tra i 18 e i 25 anni, e tra loro ci sono anche trenta donne. Si tratta, spiega ancora il ministro, di un'occasione «per riavvicinare le nuove generazioni alle Forze armate e ai valori che esprimono». In due settimane, i ragazzi che hanno superato le selezioni studieranno l'organizzazione e le funzioni delle Forze Armate, la cooperazione civile-militare, i rapporti tra Forze Armate e Protezione Civile nei casi di calamità, sosterranno un addestramento di base (con montaggio e smontaggio armi), proveranno tecniche di movimento e sopravvivenza in ambito montano, apprenderanno elementi di topografia e orientamento, nozioni di primo soccorso, prevenzione antincendio, addestramento base di difesa personale, tutela dell'ambiente, educazione sanitaria, igiene alimentare e cenni di diritto umanitario. Solo cenni, mi raccomando.

La leva obbligatoria è stata sospesa dal 1 luglio del 2005 e ha aperto la strada a un nuovo modello di esercito, composto soltanto da professionisti. Per questo, la mini-naia, negli intenti del ministro La Russa, dovrebbe contribuire a «colmare il vuoto che si è creato». Ma a dire il vero, il ministro, non convince nemmeno i militari. Sul blog dei precari delle forze armate (ebbene sì, ci sono anche loro) i commenti all'annuncio della mini-naia non sono esattamente entusiasti: «Con tutto il rispetto, invece che pensare ai vuoti dell'Ana... », dice un utente anonimo. «Ormai siamo alla soglia del ridicolo! Ecco come buttare nel cesso il denaro pubblico!», gli fa eco un altro. «Vi garantisco, mai avuto così poco personale a disposizione...nemmeno per i picchetti e le guardie! - scrive un altro sul blog – ...e le ronde di port security? Chissà se Silvio lo sapesse! Chissà se Silvio lascerebbe mai una sua azienda in questo stato!».

Insomma, altro che mini-naia, sono altri i problemi da risolvere. Quelli che ha provato a spiegare il senatore Pd Gianpiero Scanu in commissione Difesa: «Come noto, a mettere in crisi il reclutamento sono stati i tagli di bilancio che hanno reso sempre più difficile al personale delle Forze Armate anche l'ordinaria attività quotidiana. Non vi è stata alcuna diminuzione delle domande di arruolamento nelle Forze Armate – spiega Scanu – ma anzi il numero degli aspiranti al servizio permanente è di gran lunga superiore alla possibilità delle Forze Armate di darvi riscontro. Impiegare risorse a scopi pubblicitari per attrarre i giovani quando poi non si sarebbe in grado di garantirne un effettivo e stabile inserimento – aggiunge – è offensivo sia nei confronti dei giovani che delle Forze Armate». I Radicali Marco Perduca e Donatella Poretti nei giorni scorsi hanno presentato al Senato un'interrogazione sul progetto: «Il Ministro La Russa – sostengono – lancia il Pianeta Difesa secondo il quale, in due settimane, si dovrebbero avvicinare i giovani all'esercito. Invece di porsi un problema strutturale si distraggono attenzioni e professionalità su iniziative di facciata che persistono nel mantenere il nostro esercito mal equipaggiato e mal utilizzato». Tranquilli, comunque, la sceneggiata dura poco. Sabato 26 settembre i centocinquanta valorosi sono già di ritorno a casa.

mercoledì 9 settembre 2009

AMIANTO SULLE NAVI DELLA MARINA: MAXI RISARCIMENTI PER 2 MILITARI MORTI

Roma, 9 set - (Repubblica) La prima notizia è che il ministero della Difesa - primo e finora unico caso nella storia della Marina Militare - ha risarcito con 850mila euro (per ognuna) le famiglie di due marinai uccisi dal mesotelioma pleurico, iI tumore da esposizione all'amianto che negli ultimi dieci anni ha stroncato la vita di oltre 300 militari imbarcati su navi imbottite di asbesto. La seconda notizia è che il risarcimento arriva, a sorpresa, prima ancora che i giudici del tribunale di Padova, dove è in corso un processo che vede coinvolti 14 ammiragli della Marina (indagati per omicido colposo e inosservanza delle norme di prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro), si pronuncino sul rinvio a giudizio richiesto dalla Procura. In pratica: la difesa, in questo caso lo Stato, ha pagato prima della sentenza, ammettendo di fatto che i marinai sono morti per le navi killler.
L'amianto era presente in molte imbarcazioni della Marina Militare, in particolare in quelle consegnate dalla Marina americana (cannoniere, dragamine) dopo la fine della seconda guerra mondiale e l'ingresso dell'Italia nella Nato (ma anche sulle navi costruite successivamente tanto da doverle sottoporre a bonifica in tempi recenti, n.d.r.). Macchinari, tubature, cabine: tutto era rivestito con il minerale tossico. In forma pura o impastato con altro materiale. Quelle fibre, fino al 2005, e cioè fino al disarmo definitivo, sono state una tomba silenziosa per G.B., 50 anni, ex sottufficiale di Lecce morto a Padova, e per G.C., che era comandante e che quando è morto a Padova di anni ne aveva 61. Alle loro famiglie il ministero della Difesa ha versato 850 mila euro. Nel processo di Padova si erano costituite parte civile, così come i parenti degli altri marinai morti. "Ora lo Stato dovrà risarcire tutte le altre 300 vittime - dice Alessio Anselmi, presidente del Cocer Marina. Questo indennizzo è un gesto di consapevolezza dei vertici della Marina, i quali sanno benissimo che a causare tutti questi decessi è stato l'amianto che rivestiva le navi . In parlamento sono depositati ben otto disegni di legge bipartisan sul risarcimento per i militari morti per mesotelioma. Chiedo che vengano messi in agenda affinché questi morti siano considerati vittime del dovere". Già, perché le ipotesi a questo punto sono due. Risarcite due vittime, in teoria i familiari di tutti i 300 marinari deceduti, e per i quali la Procura di Padova ha aperto l'inchiesta, potrebbero chiedere alla Marina la stessa somma, 850mila euro. Il ministero della Difesa finirebbe per pagare una cifra considerevole. Che si abbasserebbe (250mila per ogni deceduto) se lo Stato considerasse questi militari "vittime del dovere". Ed è questo il secondo scenario. I riflettori sulla strage dei militari della Marina morti negli ultimi dieci anni per le fibre assassine si accenderanno di nuovo il 17 settembre. Ultima udienza preliminare al tribunale di Padova (gup Paola Cameran, pm Sergio Dini e Emma Ferrara). Poi, con ogni probabilità, i vertici della Marina finiti sotto accusa saranno rinviati a giudizio. E per i risarcimenti si aprirà un nuovo capitolo.

lunedì 7 settembre 2009

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 67 del 1-9-2009

PARTE LA MINI-NAIA, TRAINING PER GIOVANI SOLDATI

ROMA - La cosiddetta mini naia - cioé un breve periodo da trascorrere nelle Forze Armati per giovani volontari, pallino della prima ora del ministro della Difesa Ignazio La Russa - prenderà il via il 14 settembre. "Per ora é solo in fase sperimentale e i giovani non acquisiranno lo status di militare, ma intanto cominciamo", ha detto lo stesso La Russa annunciando l'iniziativa al termine della visita del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Coi, il Comando operativo di vertice interforce.

"La mini naia - ha detto La Russa - riguarderà per il momento il corpo degli alpini: si tratterà di un periodo di 15-20 giorni durante i quali i giovani interessati potranno verificare sul campo che cos'é la vita militare".

"Fin dall'inizio del mio mandato di ministro della Difesa - ha detto La Russa - ho pensato alla cosiddetta mini naia cioé un periodo breve, che possa essere volontariamente utilizzato dai giovani per una esperienza di preparazione atletico-culturale militare. Adesso, anche se non abbiamo ancora la forma definita c'é già un primo avvio". Il ministro spiega infatti che "il 14 settembre parte, solo per gli alpini, una sorta di mini-mini-naia in forma
sperimentale, e quindi chi vi partecipa non acquista ancora il titolo di militare ma farà un training abbastanza completo di vita militare che durerà tra i 15 e i 30 giorni". La Russa spiega di aver affidato all'Ana, Associazione nazionale Alpini, il compito di selezionare i giovani che vogliono partecipare "i quali avranno poi la possibilità di iscriversi alla stessa Ana - ha detto il ministro - andando a colmare un vuoto che, dopo la fine dell'esercito di leva, si era creato. Questa esperienza, che io consiglio - ha concluso - è preparatoria della mini naia vera e propria, ma sono molto contento che possa intanto partire".

martedì 25 agosto 2009

Comellini sull'impiego dei militari nelle città

07/08/2009 - Roma - Si è conclusa da poche ore la Conferenza del Presidente del Consiglio dei ministri nel corso della quale è stato annunciato un massiccio impiego dei militari nelle città.
"Berlusconi sembra aver dimenticato che lo scorso 27 maggio dal Consiglio Supremo di Difesa, riunitosi sotto la presidenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva frenato sulle ipotesi di impiego massiccio dei militari in operazioni sul territorio nazionale.”
Lo afferma Luca Marco Comellini, segretario del partito per la tutela dei diritti dei militari (PDM).
“Se il costo per impiegare 3.000 militari è stato di 30 mln di Euro, ora con altri 1250 spenderemo 42,5 mln di Euro per questi altri sei mesi di inutile farsa in cui i poliziotti saranno costretti a fare la parte delle balie. In questo periodo di vacche magre, - aggiunge Comellini - visti i tagli di bilancio effettuati nel settore della sicurezza, sarebbe stato opportuno fare delle scelte più logiche, e magari, se proprio si dovuto decidere di non dare questi soldi alle forze di polizia per pagare gli straordinari e la produttività al personale, si poteva pensare a stabilizzare alcune migliaia di precari delle Forze armate, oppure ad assumere nella Polizia di Stato quei tantissimi ragazzi che al termine del periodo di ferma volontaria nelle Forze armate risultarono idonei ma furono esclusi dalla limitazione dei posti messi a concorso. Certamente – conclude Comellini – in questo modo il Governo avrebbe dato un valido segnale di attenzione alla sicurezza dei cittadini, una concreta risposta alle promesse fatte ai tantissimi giovani precari e avrebbe evitato di percorrere una strada che rischia di portare il paese verso imprevedibili tensioni sociali o, ancora peggio, scontri tra fazioni politiche o verso minoranze etniche.”

lunedì 24 agosto 2009

MANIFESTAZIONE PRO PRECARI FF.AA. e FF.PP.

Il SUPU, (Sindacato Unitario Personale in Uniforme) promuove una manifestazione in data 30 settembre 2009,  alle ore 09:00, in Piazza Montecitorio, Roma.

Tutti i partecipanti che hanno aderito o adiranno alla manifestazione, dovranno portare seco la divisa ordinaria priva dei segni di riconoscimento, (alamari e fregi vari).
Gli ufficiali dovranno portare inoltre le sciarpe azzurre per poi appenderle secondo direttive; i Carabinieri precari, il cappello con pennacchio senza fregio.

Non è escluso che oltre all’incatenamento dei dirigenti del SUPU ai sostegni del recinto di Montecitorio, si possono attuare altre eclatanti forme di protesta.

Per quella data aspettiamo con ansia il rientro dalle ferie balneari tutti i nostri abbronzatissimi parlamentari e quei ninistri, sottosegretari, consiglieri e porta borse che hanno contribuito a creare il precariato nelle forze armate e nelle forze di polizia; in quell’occasione vogliamo dire loro “grazie”

Inviare le adesioni alla manifestazione al seguente indirizzo e-mail: pino.supu@yahoo.it 

Antonio Pappalardo

martedì 4 agosto 2009

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 58 del 31-7-2009

lunedì 3 agosto 2009

MANIFESTAZIONE dei Precari delle FF.AA.

Il Sindacato SUPU

indice una Manifestazione sul precariato militare per il mese di

Settembre a Roma


“nunc auro sed ferro recuperando est patria”


  

Ognuno di voi ha il dovere, nei limiti delle proprie possibilità, di aderire e parteciparvi.

I tempi sono maturi per effettuare una pubblica protesta e la vostra vicenda personale, è ben conosciuta .

Ma è di vitale importanza per continuare la lotta, far assurgere agli onori della cronaca, la vicenda del precariato militare.

I media si devono occupare dell’affaire precariato militare, se lo attende chi ci sostiene.  

Anche in politica……e chi ci farà politica! 

Non dobbiamo continuare a subire i colpi che ci sono stati assestati, il tempo del fioretto è finito, ora si “usi”la sciabola contro chi ha condotto contro i precari militari una lotta senza onore.

Non possiamo permettere che il precariato militare continui ad essere condannato all’oblio.

Non vogliamo che altri determinino la nostra vita arbitrariamente.

Non è questo che prevede la Costituzione della Repubblica.

Tutto dipende dalla Vostra partecipazione alla manifestazione che si terrà nel mese di settembre a Roma, dove io con alcuni genitori e Ufficiali Generali in congedo dell’Arma e delle Forze Armate ci incateneremo in una piazza del Parlamento in Roma al fine di far valere i diritti dei precari militari. 

Inviate una semplice e-mail di adesione al Commissario P.S. Giuseppe Pino con i propri recapiti per essere contattati:  pino.supu@yahoo.it

N.B.: Contattate i vostri “vecchi” compagni dei quali serbate il recapito e chiedete che anch’essi aderiscano con le stesse modalità, tutti saranno contattati.
Dr. Antonio Curcio

INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE


E’ arrivato il momento di dare un significato determinato alle parole finora dette.
Con un’istanza al Ministero della Difesa - Direzione Generale per il Personale Militare, chiederemo l'assicurazione contro la disoccupazione involontaria nel rispetto dei più importanti principi costituzionali.
Non solo dell'art. 3 della Costituzione che garantisce a tutti gli individui pari dignità e impone allo stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, ma soprattutto dell'art. 38 della Costituzione per cui tutti i lavoratori hanno diritto a che siano previsti mezzi adeguati alle loro esigenze di vita anche in ipotesi di disoccupazione involontaria.
E' intendimento non fermarsi ma procedere con un ricorso al TAR Lazio per sollevare la questione di illegittimità costituzionale da inviare in Corte Costituzionale.
E' un percorso sicuramente in salita ma in cui crediamo, chiediamo quindi a tutti gli interessati di voler aderire a tale iniziativa comunicando i propri dati anagrafici/militari tramite e-mail (precariffaa@gmail.com).
Ricordiamo infine che il ricorso sopracitato non è a titolo gratuito, pertanto maggiore è il numero degli aderenti, minore sarà l’importo pro capite.
GRAZIE
Sono pervenute ad oggi n° 12 e-mail di adesione.
Questo dato si aggiorna ogni ora.