Questo Blog nasce con il preciso intento di far sentire la propria voce ed esprimere il proprio pensiero liberamente e democraticamente.
...la flessibilità è una caratteristica meritevole, la precarietà è uno stato di sofferenza...
"Esorto tutti ad una presa di coscienza, esorto tutti a non subire un trattamento ignomignoso. Invito tutti a non subire gli eventi ma partecipare agli stessi. Bisogna portare ogni vicenda, ogni torto, ogni intento dilatorio dinanzi alle sedi giudiziarie ed in tutti i gradi del giudizio. Bisogna essere uniti e partecipi."
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lunedì 29 giugno 2009

Ufficiali in ferma senza buonuscita

INPDAP - Nota Operativa n. 10 del 24 giugno 2009

P.A./PRECARI: PODDA (CGIL), GOVERNO HA FATTO MARCIA INDIETRO

(ASCA)- Roma, 26 giu - ''Sul precariato nella Pubblica Amministrazione il Governo torna indietro. E' il primo successo della lotta dei lavoratori''. E' di questo avviso il segretario generale della FP-Cgil, Carlo Podda.

Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato oggi alcune norme riguardanti il precariato nella pubblica amministrazione, contenute all'interno dei provvedimenti anticrisi. ''Due successi per i lavoratori e le organizzazioni sindacali - ha sostenuto Podda - risultano evidenti dal testo del decreto: la ghigliottina del 30 giugno (data contenuta nell'atto senato 1167, provvedimento mai approvato, come termine per le stabilizzazioni) viene cancellata per la prima volta non si parla del 31 Dicembre 2009 come termine ultimo per le stabilizzazioni, ma del triennio 2010-2012.
Entrambi questi punti, come i correttivi apportati alle norme riguardanti le assenze per malattia, ci lasciano sperare che il Ministro Brunetta abbia iniziato a ravvedersi. Per noi riformisti, meglio tardi che mai.
Adesso - ha concluso Podda - ci aspettiamo che si proceda presto alla consultazione delle organizzazioni sindacali per delineare una strategia condivisa per la definitiva soluzione del problema. Alla luce di questi provvedimenti, possiamo ritenere scongiurato il rischio che migliaia di dipendenti pubblici perdano il loro posto di lavoro, auspicando che si apra una nuova fase che porti alla ridefinizione di regole certe che garantiscano i diritti dei lavoratori pubblici''.

venerdì 19 giugno 2009

ESERCITO: ACCORDO CON PIAGGIO AERO PER ASSUMERE CONGEDATI

GENOVA, 18 GIU - E' stata siglata stamani a Palazzo Lomellini - Patrone una convenzione tra il Comando Militare Esercito 'Liguria' e la Piaggio Aero Industries per il sostegno alla ricollocazione professionale dei militari di truppa congedati. L'obiettivo e' quello di agevolare l'inserimento nel mondo del lavoro dei giovani volontari, anche attraverso l'offerta di un percorso formativo.
I giovani Volontari congedati, che hanno gia' superato una selezione etico-morale, culturale ed attitudinale, costituiscono infatti un prezioso bacino dal quale le imprese possono attingere per le figure professionali da inserire nei propri organici.
La convenzione, che vedra' un primo anno di sperimentazione, prevede uno scambio di dati tra le due parti. La Piaggio Aero Industries fornira' periodicamente, su richiesta del Comando Militare Esercito 'Liguria', i dati previsionali relativi al proprio fabbisogno aziendale ed i propri programmi circa corsi di formazione. Dal canto suo il Comando Militare Esercito 'Liguria' mettera' a disposizione dell'azienda aeronautica ligure le informazioni relative ai giovani militari che si sono detti disponibili, attingendole dalla Banca dati 'Sistema Informativo Lavoro Difesa' (S.I.L.D.), a livello Nazionale e che comprende personale delle tre Forze Armate (Esercito, Marina e Aeronautica).
Il Comando Militare favorira' anche eventuali incontri con l'azienda e la frequenza di percorsi di formazione. Alla fine di ogni anno Piaggio Aero Industries inviera' una relazione al Comando Militare Esercito sull'attivita' svolta nei confronti dei giovani Volontari.
(Ansa)

venerdì 5 giugno 2009

PRECARI P.I.: SALTA IL TERMINE DEL 30 GIUGNO

Salta la scadenza del 30 giugno ma rimane in piedi l'art.7( ddl 1167) brunetta/ammazza-stabilizzazioni precari P.A..Una prima parziale vittoria. Bisogna rilanciare la mobilitazione per chiedere un futuro senza scadenze.
Nazionale – giovedì, 04 giugno 2009 
La pausa dei lavori del Parlamento, per la tornata elettorale, sancisce di fatto la non approvazione entro il 30 giugno dell’art. 7 ammazzastabilizzazioni, contenuto nel disegno di legge 1167 in discussione al Senato. 

RDB-CUB IN PIAZZA A INIZIO LUGLIO PER RIVENDICARE:

UN FUTURO SENZA SCADENZA!


“La mancata approvazione dell’articolo ammazzastabilizzazioni voluto da Brunetta è la conferma che la questione precari nel P.I. non può avere come soluzione il licenziamento e la cancellazione anticipata delle norme speciali per le stabilizzazioni”, dichiara Cristiano Fiorentini della Direzione Nazionale di RdB/CUB Pubblico Impiego. “I precari ci sono, sono tanti e garantiscono che servizi essenziali vengano erogati con continuità. Di fronte a questo dato di fatto ineludibile, le schermaglie sui numeri del monitoraggio non inchiodano il Governo alle sue responsabilità e sono utili solo per chi non vuole affrontare seriamente la questione precarietà o per chi difende le scelte del precedente Governo, esse stesse insufficienti e limitate negli effetti”.
“A questo punto – prosegue Fiorentini - non si tratta più di difendere la situazione esistente e con essa la precarietà; al contrario si deve arrivare alla stabilizzazione di tutti i precari del Pubblico Impiego, un investimento utile a rilanciare la P.A. e migliorare i servizi che essa fornisce ai cittadini. I processi di stabilizzazione vanno inoltre confermati ed estesi a tutte quelle forme contrattuali che non sono state considerate nelle prime stesure.”
Conclude il dirigente RdB-CUB: “Per questi motivi, dopo le iniziative di lotta nei posti di lavoro, le manifestazioni e i presidi sotto al Senato per bloccare l’ammazzastabilizzazioni, i primi di luglio saremo in piazza per festeggiare questa parziale ma importante vittoria e per lanciare un ponte ideale con il prossimo autunno, quando il movimento dei precari scenderà in piazza per rivendicare con assoluta determinazione il diritto ad un futuro senza scadenza”.

martedì 26 maggio 2009

Richiesta arretrati avanzamento al grado di S.T.V. per gli Ufp/RS del 6° CP/MM

Il FOM n.14 del 08/04/2009, ha ufficializzato l'avanzamento al grado si S.T.V. di tutti gli Ufficiali in ferma prefissata/RS appartenenti al 6° Corso CP/MM.

Invitiamo, pertanto, tutto il personale interessato, a presentare apposita istanza (RACCOMANDATA A/R) per richiedere, all'Ente Amministratore di competenza (Vedi MARICOMMI), che gli vengano corrisposti i compensi arretrati relativi all’avanzamento di grado, comprensivi di ratei di tredicesima mensilità, delle indennità di campagna, supercampagna, polizia giudiziaria e di ogni altro emolumento dovuto, facendo espresso riferimento al FOM sopra menzionato.

E' consigliabile indicare nella stessa anche le coordinate bancarie per abbreviare i tempi di liquidazione.

Ricordiamo, infine, che la bonifica di tutto quanto espresso, va richiesta con apposita istanza, nulla è dovuto automaticamente.

Di seguito sono riportate la lettera di accompagnamento e relativa specifica della bonifica di quanto richiesto.

lunedì 25 maggio 2009

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 39 del 22-5-2009

CONCORSO (scad. 22 giugno 2009) 
Concorso, per titoli ed esami, per la nomina di 19 tenenti in servizio permanente del ruolo tecnico-logistico dell'Arma dei Carabinieri.

giovedì 21 maggio 2009

La Russa e Marina: queste le richieste dei militari

Cosa chiedono i Marinai della Spezia all’incontro con il Ministro?
Premesso che la cessione delle aree non è materia della R.M., i militari della Spezia chiedono garanzie per le attuali destinazioni di servizio; un ulteriore riduzione degli organici porterebbe uno scadimento tale della Base navale che penalizzerebbe la loro condizione militare.
Dal Ministro si attendono anche chiarimenti di carattere generale in ordine a:
ALLOGGI - Problematica particolarmente sentita dai marinai che per lunghi periodi lasciano le loro famiglie e per i periodi di imbarco sono costretti a mobilità molto più accentuata rispetto ai colleghi delle altre Forze Armate;
AMIANTO - Si attendono i risarcimenti alle vittime ed agli invalidi, c’è il DDL 1058 del Senatore Collino: è indispensabile che la Difesa solleciti la calendarizzazione dello stesso;
PREVIDENZA - E’ necessaria la certezza previdenziale per tutto il personale militare e l’avvio dei fondi pensione per i più giovani;
RUOLI E CARRIERE – E’ improcrastinabile avviare il riallineamento delle carriere partendo dai gradi più bassi, dalla truppa e dai Sottufficiali. Una promessa di questo Governo che auspichiamo sia onorata nel corso della legislatura e per la quale sono già state avviate le audizioni dei COCER in Commissione Difesa. E’ una problematica che si trascina ormai da 14 anni;
PRECARIATO – Dovrà essere affrontata con determinazione la questione dei volontari da avviare in congedo. Il precariato nel mondo militare non è più accettabile.

Difesa/Senatori Pd: La Russa pensa a campi estivi, non a precari

Interrogazione su mancata stabilizzazione per assenza di fondi.
 
Roma, 21 mag. (Apcom) - "Perché il Ministro La Russa non pensa a stabilizzare i giovani militari in ferma breve che non possono essere riconfermati e i vincitori di concorso che non possono essere arruolati a causa della mancanza di fondi, invece di proporre i campi estivi 'militari' per avvicinare i ragazzi alle Forze Armate?".
E' quanto chiedono i senatori del Pd Silvana Amati, Gian Piero Scanu, Carlo Pegorer, Roberto Di Giovan Paolo e Magda Negri al Ministro della Difesa Ignazio la Russa, al quale hanno rivolto un'interrogazione parlamentare.
"Il Ministro della Difesa - scrivono i senatori - ha recentemente annunciato una proposta di legge per introdurre la possibilità per i giovani di un servizio di leva volontario breve, della durata da un minimo di trenta giorni ad un massimo di quaranta, iniziativa finalizzata ad avvicinare i giovani ai valori delle Forze Armate. E' noto a tutti il deficit di risorse che nelle Forze Armate, soprattutto a causa delle carenze di organico, sta rendendo sempre più difficile anche l'ordinaria attività quotidiana. In particolare non è stata data attuazione alle norme che prevedevano facilitazioni nel reinserimento lavorativo per chi sceglieva la 'ferma breve'".
"Il numero degli aspiranti al servizio permanente è di gran lunga superiore alle capacità di assorbimento delle Forze Armate, tanto è vero che è difficile poter rispondere positivamente alle migliaia di giovani idonei e non vincitori di concorso o a chi ha fatto già 4/5 anni di servizio, che spesso rischia di essere lasciato a casa. E' noto inoltre che con la legge 133/2008, i fondi per il reclutamento sono stati ridotti del 7 per cento per il 2009 e del 40 per cento a decorrere dal 2010. Per questo chiediamo al Ministro - concludono i senatori - di sapere se non ritenga che sia suo compito piuttosto disporre dei fondi necessari per migliorare le condizioni del servizio e per una maggiore garanzia di stabilizzazione del personale militare, vera condizione per costituire la più adeguata risposta per le Forze Armate ai giovani che intendano prestarvi servizio, piuttosto che destinare risorse per attivare 'campi militari' per le vacanze di giovani avanguardie".

giovedì 14 maggio 2009

Forze Armate: Calipari (Pd), governo non vuole stabilizzare i volontari

Bocciato un Odg dei Democratici

“Governo e maggioranza non vogliono stabilizzare i volontari delle Forze Armate: è l'amara realtà che va detta alla centinaia di ragazze e ragazzi che attendono da anni un risposta”.

Lo dice la capogruppo del Pd in commissione Difesa della Camera, Rosa Villecco Calipari, la quale spiega che un suo ordine del giorno al Ddl Sicurezza che riguardava la situazione dei volontari è stato bocciato oggi alla Camera, “negando così un futuro a tanti giovani che hanno partecipato a diversi concorsi per poter accedere come volontari in ferma breve nelle Forze Armate con la prospettiva della successiva immissione nei ruoli della Polizia di Stato.

Questi ragazzi hanno indossato l’uniforme dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, sono diventati fucilieri scelti, incursori, tiratori scelti, radaristi ed hanno partecipato a tutte le più impegnative missioni di pace e di guerra. Il loro sogno era ed è quello di entrare a far parte della Polizia di Stato e non potranno a realizzarlo per un preciso NO del Governo e della maggioranza.

Per tantissimi giovani, dopo ben tre anni di sacrifici al servizio al paese, sembra non debba rimanere altro che una stretta di mano ed un grazie per quello che hanno fatto”.

giovedì 7 maggio 2009

Convegno del Partito Democratico di martedì 5 maggio

Martedì 5 maggio 2009, Roma, palazzo di via degli Uffici del Vicario, sala Enrico Berlinguer, convegno del Partito Democratico sul tema <I Militari e i Diritti>.

L’occasione è importante per capire se la principale forza politica dell’opposizione abbia cambiato posizione rispetto a quella, per noi fortemente deludente, tenuta nella scorsa legislatura, come sembra leggendo i contenuti del ddl 1157 presentato il 24 ottobre scorso al Senato.
Al convegno sono invitati i soggetti, istituzionali e non, che si interessano al tema. Quindi, delegati Cocer, sindacalisti della Polizia e delle Confederazioni, dirigenti delle associazioni culturali che si rivolgono al mondo militare. Con molti giornalisti e telecamere. Per Ficiesse, sono presenti oltre a chi scrive anche il segretario nazionale Roberti e il segretario della sezione di Roma-Anagnina Vallefuoco.

Entrando nella sala si nota subito una novità: numerose divise, anche con greche generalizie. Non mi sembra sia mai avvenuto all’iniziativa di un partito politico. <> spiegherà poi il presidente del Cocer Interforze, Rossi, nel suo intervento, precisando che per la prima volta può parlare come delegato senza premettere la solita formula del “titolo personale”.

Mancano però le divise dell’Arma. Anzi, a guardar meglio e a chiedere in giro, si nota che non è presente in sala nessun delegato del Cocer della Benemerita. Una contraddizione singolare rispetto all'apertura del generale Camporini.

Inizia il convegno. Sul tavolo della presidenza Pinotti, Villecco Calipari e Scanu. Dopo poco compare Minniti e a seguire il leader nazionale Franceschini, che ascolta con attenzione di tutte le persone che si succedono al tavolo. Per chiudere con affermazioni importanti che impegnano il partito, a cominciare con quella sul diritto di associazione, che il PD intende far riconoscere senza alcuna autorizzazione da parte di autorità di governo.

Ma veniamo agli interventi. Ne riportiamo i contenuti così come scritti nel nostro blocco note. Integralmente. Facciamo prima. Saranno schematici e incompleti, ma forse più freschi e anche più leggibili. Chi vorrà precisare e integrare avrà tutto lo spazio che vuole sul sito di Ficiesse.

PINOTTI (PD). C’è un forte taglio di bilancio che crea grande preoccupazione. La destra si accredita come vicina alle Forze armate, ma i tagli più forti ai bilanci avvengono quando al governo c’è la destra. La Russa soffia sull’orgoglio militare, ma poi arrivano tagli difficilmente sostenibili. L’Ansa ha riportato delle dichiarazioni del generale Rossi: il più grande esodo forzato di militari dei tempi moderni. Tagli del 40 per cento. Vuol dire 23mila militari in meno, persone che non sanno se avranno un futuro professionale. È drammatico. Il tema che aleggia è la revisione del modello di difesa. Differenze di metodo tra Francia e Italia. In Francia, ampio coinvolgimento nel dibattito. In Italia, nemmeno il parlamento sa quale domanda si vuole soddisfare e quali obiettivi si vogliono raggiungere. Specificità da riconoscere a livello economico, ma anche per la tipicità delle professioni militari. Sindacato: il disegno di legge del PD è un forte passo avanti, anche se non ci si arriva pienamente. Il PD è per la libertà di associazione non vincolata ad autorizzazioni del ministro. Il ddl è un contenitore che fa crescere la democrazia interna, una proposta non demagogica ma innovativa assolutamente aperta a suggerimenti di miglioramento.

SCANU (PD). Entra nel merito del ddl. Contestualizza l’iniziativa. Cerchiamo una linea di intesa che va oltre questo provvedimento. Le Forze armate e di polizia sono l’apparato servente dello Stato per eccellenza. Il PD non permetterà forme surrettizie di privatizzazione dell’apparato pubblico. No a spoliazioni di prerogative del sistema pubblico a favore di altri ambiti. Con questo ddl si perviene al ruolo di parte sociale. Viene totalmente superata l'attuale doppiezza e si accede nella piena titolarità. Attribuire la funzione di vertice dei consigli al più elevato in grado non è democrazia. Abbiamo introdotto la figura del segretario generale che viene eletto. La contrattazione e la concertazione devono avvenire su tre livelli: nazionale (con il governo), ministeriale (con ciascun ministro per le materie di specifica competenza di ciascuna forza/corpo), territoriale (con regioni ed enti locali).

JACOBS (EUROMIL). Euromil è stata fondata nel 1972. Riunisce 32 associazioni di 24 paesi europei. Abbiamo un dialogo aperto, costante e costruttivo con le istituzioni europee e la Nato. Le Forze armate di oggi non sono più quelle di 20 anni fa. Domanda centrale: l’appartenenza di militari ad associazioni può avere un impatto negativo sull’operatività della forza armata? Gli esempi in Europa dimostrano che l’associazionismo non mina in alcun modo la disciplina. Oggi “si sceglie” di entrare nella forza armata, sapendo che la professione ha delle limitazioni. Nessuno vuole fare scioperi. Si vuole soltanto avere voce in capitolo sulle scelte che incidono sulle proprie condizioni di vita. L’associazionismo torna a vantaggio delle istituzioni perché si crea un dialogo organizzato altrimenti impossibile. Importante è il riconoscimento del diritto di organizzazione in senso democratico. Due esempi. In Germania 200mila militari sono iscritti a una associazione, che viene ricevuta e ascoltata dalla Commissione difesa. Eppure i soldati tedeschi sono altamente operativi e disciplinati. In Irlanda 15 anni fa due militari vennero incarcerati per aver costituito un’associazione. Le mogli dei colleghi manifestarono davanti al parlamento e si aprì un dibattito. Oggi il 90 per cento dei militari irlandesi sono iscritti ad associazioni.

BOTTACCHIARI (Cocer AM). Rinnovare per i militari la stagione dei diritti di fine anni settanta. Favorevole a un sindacato modello Polizia di Stato. Ma ok anche un passaggio intermedio se non c’è spazio da parte delle forze politiche. Favorevole al ddl Pinotti con modifiche in materia di tutele (non soltanto per i delegati, ma anche per il personale rappresentato), miglioramento delle modalità di contrattazione e no a riserve perpetue per le donne (al massimo soltanto per il primo periodo).

VILLECCO CALIPARI (PD). Richiama due iniziative della XV legislatura: l’istituzione del fondo triennale e la cosiddetta “legge Pisa” per 60mila alloggi ai militari. Richiama i contenuti del decreto sicurezza, i tagli del 112, della finanziaria, del collegato alla finanziaria, sui costi intermedi (manutenzione, mezzi, blocco del turnover, ridimensionamento delle forze dell’ordine). Richiama i problemi conseguenti alla professionalizzazione delle Forze armate (con i ruoli passati da due a cinque) e alla parametrazione (solo attraverso la promozione si possono ottenere miglioramenti economici). In Italia poca mobilità sociale con conseguente difficoltà a migliorare la propria vita e la propria situazione economica e sociale. Bisogna aprire i ruoli, no ai compartimenti stagni. Progredire in due modi: 1) acquisizione di esperienze con il tempo (anzianità); 2) merito. Per la specificità richiama il ddl del senatore Del Vecchio. Proponiamo la contrattualizzazione della dirigenza. È disponibile a partecipare a tutte le iniziative alle quali verrà invitata.

ROSSI (Cocer Interforze). In divisa per la prima volta a un’iniziativa di partito. Parla come delegato Cocer, ma non a nome del Cocer. Evidenzia i temi dei profili di carriera e del trattamento economico non soltanto del personale in servizio ma anche di quello in quiescenza. Le razionalizzazioni interne non possono partire prima che sia chiaro il progetto generale. Il miglior risultato di questo Cocer è stata la considerazione che è riuscito a guadagnarsi anche nei confronti delle forze politiche e sociali. Nei processi che incidono sul finanziamento delle Forze armate bisogna considerare sempre il personale.

FRALICCIARDI (Amid). Euromil dimostra che l’associazionismo non produce effetti negativi negli apparati e istituzioni militari. Chiede una riflessione su compiti, missioni, funzioni delle Forze armate. Decidere prima che fare, poi modulare lo strumento che serve. Ddl Pinotti: la libertà di associazione è un diritto costituzionale. Deve essere riconosciuto in modo chiaro e inequivocabile. E' sufficiente un albo di iscrizione delle associazioni militari senza alcun limite all’esercizio del diritto. Le associazioni devono essere un luogo di elaborazione di programmi e progetti, ma anche di liste per l’elezione dei delegati della rappresentanza militare.

CIAVARELLI (Cocer Marina). La politica non considera i militari. Non devono esserci discriminazioni tra appartenenti ai diversi ruoli.

TISCI (Cocer GDF). Parla come delegato Cocer. Il ddl Pinotti è il migliore tra quelli fino a oggi presentati. I consigli della rappresentanza devono essere esterni e autonomi dagli stati maggiori. Il divieto di rieleggibilità impedisce di ricandidarsi dopo il secondo mandato e in tal modo si perde nei consigli la memoria storica. Andrebbe rimosso.

TOCCO (CGIL). Cgil è per il sindacato ai militari. Ricorda il pdl per il sindacato presentato nella scorsa legislatura e la petizione popolare con decine di migliaia di firme raccolte. Positivo se si può arrivare a un testo che raccolga la maggioranza del parlamento sul diritto di associazione ai militari. Problema gravissimo dei 23mila precari. Si formano dei giovani, si mandano sui teatri di pace e dopo 9 anni possono essere licenziati. Si vogliono più uomini, li si impiega anche per la sicurezza interna, e poi si tagliano i fondi. Chiede modifiche al ddl Pinotti: 1) i principi e criteri direttivi per la costituzione delle associazioni non devono essere decisi dal governo ma dalla legge; 2) possibilità per le associazioni di presentare liste di candidati agli organismi della rappresentanza militare; 3) Cocer con personalità giuridica. Assolutamente contrario alla proroga del mandato per l’attuale Cocer: non è democrazia. L’elemento di democrazia sono le associazioni, non i delegati prorogati. È nelle associazioni che si deve discutere come organizzare il lavoro e cosa proporre. E non si intacca in alcun modo la catena di comando.

TOSIANI (Cocer Marina). Parla a titolo di delegato. Siamo figli di tutte le opposizioni e orfani di tutti i governi. I tagli sono pagati dal personale.

TIANI (SAP). Plaude alla sensibilità del Capo di SMD che ha permesso la partecipazione in divisa dei delegati Cocer. Auspica l’apertura di una stagione per il riconoscimento di maggiori diritti ai militari.

FRANCESCHINI (Segretario PD). Dobbiamo ascoltare e non solo parlare. Anche dall’opposizione si può fare il bene del proprio paese. Denuncia, protesta, ma anche proposte concrete. Dobbiamo accendere i riflettori sui problemi della difesa e dei militari. Oggi i problemi vengono affrontati a seconda del livello di attenzione che c’è nei media. Se non ne parlano i giornali e le tv, i problemi non si affrontano e non si risolvono. Per questo, riflettori accesi: è una parte importante del lavoro dell’opposizione. Bisogna reintrodurre in Italia la parola “serietà”. Innanzitutto, serietà nei comportamenti. La smetta la destra di affermare che nel PD c’è avversione nei confronti delle Forze armate. Sempre dalla destra, parole roboanti e poi tagli micidiali lasciando immutato il modello di difesa. La Russa vede i militari come un corpo separato. Noi la pensiamo all’opposto: non sono un corpo separato. Devono avere le stesse tutele dei civili. I precari delle Forze armate non possono avere meno diritti. Se si impiegano i militari in compiti non propri si sa dove si comincia, non si sa dove si finisce. Da noi vengono usati anche come immagine. Il diritto dio associazione deve essere riconosciuto senza bisogno di alcuna autorizzazione. La nostra prospettiva in tema di difesa deve essere l’Europa e il sistema di difesa europeo. Spingere in questa direzione, dalla quale possono venire forti risparmi di risorse con la specializzazione e la complementarietà.

GIUSEPPE FORTUNA

Convegno sulla Riserva Selezionata - Palermo, Comando Regione Militare Sud, 7 e 8 maggio 2009

Il Generale di Corpo d'Armata Giovanni RIDINO', Comandante militare per il territorio dell'Esercito sarà a Palermo oggi, giovedì 7 maggio, per presentare alla stampa la due giorni di convegni sulla "Riserva Selezionata" che si terranno per la prima volta in Sicilia nei locali del Comando Regione Militare Sud di Palermo.
Alle ore 11:00 è stata programmata una conferenza stampa nel corso della quale il Generale RIDINÒ e il Generale Mauro MOSCATELLI, Comandante della Regione Militare Sud, illustreranno i lavori della Sessione informativa e parleranno ampiamente della "Riserva Selezionata".
Venerdì 8 invece inizieranno i lavori con una platea di oltre 200 Ufficiali riservisti, scelti tra le migliori professionalità del mondo civile. Infatti la Riserva Selezionata è una doppia opportunità sia per i professionisti civili che per la Forza Armata. I primi possono offrire le loro competenze in settori specifici della Forza Armata, in particolar modo nelle missioni all'Estero. Di contro la Forza Armata ha la possibilità di avvalersi di professionalità non compiutamente presenti negli organici effettivi.
Nella due giorni di incontri e dibattiti si avvicenderanno competenti autorità militari e civili che si confronteranno sul tema del convegno: "Una sfida professionale, senso di appartenenza, motivazione e FormAzione".

venerdì 24 aprile 2009

L'INPDAP liquida il TFS

MANIFESTAZIONE IN PIAZZIA MONTECITORIO IL 28 APRILE CONTRO LA "POLITICA DEGLI ANNUNCI"

Roma, 23 apr - Pubblichiamo una durissima nota pervenutaci dal sindacato di polizia Coisp, sulla necessità che il governo assuma i giovani volontari in ferma breve già idonei al concorso per la Polizia. 

ASSUNZIONE IMMEDIATA VFB IDONEI IN POLIZIA
BASTA CON LA SICUREZZA DEGLI ANNUNCI 


Il Governo ha sempre dichiarato di voler mantenere le promesse elettorali e che tra le priorità della sua azione ci sarebbe stata la sicurezza dei cittadini.
A quanto sembra, però, i fatti sinora hanno dimostrato il contrario.
Con l’ultimo Decreto legge anti-stupri, il Governo aveva annunciato (ANSA del 20 febbraio 2009) l'assegnazione al Viminale di 100 milioni di euro provenienti dai fondi confiscati alla criminalità organizzata, e l’assunzione, entro il 31 marzo, di 2.500 unità di personale delle Forze di Polizia provenienti dalle graduatorie già esistenti ed in corso di validità dei volontari in ferma breve. 
Tale provvedimento quindi andava incontro alle esigenze dei cittadini e di circa 1000 Volontari in ferma Breve che erano risultati idonei ma non vincitori nei concorsi espletati negli anni precedenti ai sensi del D.P.R. 332 del 1997 e che, da anni, attendevano la regolarizzazione della loro posizione. 
Le buone intenzioni del Governo, però, seppur così tanto pubblicizzate su tutti gli organi di informazione, dopo qualche giorno si sono volatilizzate nel nulla non appena è stato pubblicato il “Decreto sulla sicurezza” il quale ha permesso di comprendere che non era stata immessa alcuna risorsa aggiuntiva ai 100 milioni di euro già stanziati per le assunzioni per l’anno 2009 e che quindi non vi sarebbe stata nessuna assunzione straordinaria!

QUESTO E' UN TRATTAMENTO AL LIMITE DEL SADISMO

E’ necessario che si operi concretamente nei confronti di questi ragazzi e di tutti i cittadini. 
Come si sa, oggi basterebbe fermare qualsiasi persona che incontriamo ed alla domanda sulle esigenze per lui prioritarie avremmo con ogni probabilità due risposte: lavoro per i giovani e sicurezza nelle strade. 
Appare strano, purtroppo, ma mai come in questi ultimi due anni, che esigenze così avvertite da tutti si siano intrecciate in un drammatico quanto tragicomico teatrino. 
Dal 2001 al 2004 migliaia di giovani hanno partecipato a diversi concorsi per poter accedere come volontari in ferma breve nelle Forze Armate con la prospettiva della successiva immissione nei ruoli della Polizia di Stato. Questi ragazzi hanno indossato l’uniforme dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, sono diventati fucilieri scelti, incursori, tiratori scelti, radaristi ed hanno partecipato a tutte le più impegnative missioni di pace e di guerra. 
Il loro sogno era ed è quello di entrare a far parte della Polizia di Stato e non riescono a realizzarlo. 
E’ pur vero che i bandi di concorso prevedevano che solo i vincitori dei rispettivi concorsi potessero transitare nelle Forze di Polizia, ma nei 5 anni del precedente Governo Berlusconi, attraverso concorsi straordinari riservati ai VFB ed allo scorrimento delle graduatorie che soddisfacevano le esigenze delle Forze di Polizia, altri giovani nelle medesime condizioni di questi, dopo anni al servizio del Paese, erano riusciti a realizzare il loro sogno, contribuendo ad incrementare la sicurezza di tutti i cittadini.

DAL MILITE IGNOTO AL MILITE IGNORATO

Nel 2007 però il sogno diventa un incubo! Migliaia di ragazzi arrivano alla fine di 3 anni di duro servizio nelle Forze Armate ed alla richiesta di transitare nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, le Istituzioni rispondono con una rigida chiusura della graduatoria ai soli idonei vincitori di concorso. 
Per tantissimi giovani, dopo ben tre anni di sacrifici al servizio al Paese, sembra non debba rimanere altro che una stretta di mano ed un grazie per quello che hanno fatto.
Nessuno sembra volersi accorgere che i cittadini hanno bisogno di sicurezza concreta e noi abbiamo bisogno di risorse umane per poterla garantire! 
Ogni giorno, grazie anche al grazioso indulto di cui ci è stato fatto dono, i cittadini subiscono rapine, spaccio di droga, scippi e violenze di ogni genere. Il Governo assume pochissime centinaia di giovani nelle Forze di Polizia perché sostiene che non ha soldi e lascia a casa centinaia di ragazzi che, seppur non vincitori, sono risultati idonei in un concorso finalizzato a formare nuovi Poliziotti. 
Ogni principio è stato violato: il diritto di questi giovani di indossare l’uniforme della Polizia di Stato, il diritto dei cittadini ad avere più Forze dell’Ordine nelle strade che tutelino la propria sicurezza, ma anche il diritto per le casse dello Stato a non sostenere spese inutili bandendo nuovi concorsi, anziché assumere gli idonei di quelli già fatti.
Le poche assunzioni in Polizia che si stanno predisponendo, né tantomeno l’impiego dei militari a supporto delle Forze di Polizia, possono risolvere le difficoltà dovute a carenze di organico che i poliziotti incontrano giornalmente nel dare concretezza alle loro funzioni.
E’ necessario riportare a parametri di efficienza l’attuale condizione dell’apparato sicurezza ed una Polizia di Stato che oggi soffre di una forte carenza di organico a causa di concorsi banditi per un esiguo numero di posti che sono assolutamente insufficienti a compensare le assenze che si verificano e si sono registrate a vario titolo (quiescenza, dispensa, ecc). 
Il COISP che da sempre è stato vicino a questi ragazzi e ne ha sollecitato in più occasioni la loro assunzione, il giorno 28 aprile in piazza Montecitorio alle ore 15.00, sarà accanto ai VFB per sollecitare le Istituzioni affinché sia risolta definitivamente la loro assunzione!

Chi volesse partecipare a questa iniziativa, anche per consentire al Comitato Organizzativo una miglior riuscita della stessa, può inviare tramite e-mail la propria adesione al seguente indirizzo di posta elettronica:
vfbpolizia@hotmail.it

martedì 21 aprile 2009

Corresponsione del Trattamento di Fine Servizio (TFS)


lunedì 6 aprile 2009

Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie Speciale - Concorsi n. 26 del 3-4-2009

martedì 31 marzo 2009

Ridicola Italia. Si riarma per affrontare la crisi


La scelta che il parlamento si appresta a fare in questa settimana, dando parere positivo alla prosecuzione del programma di costruzione dei 131 caccia bombardieri Jsf è un fatto di assoluta gravità. Si tratta di 14 miliardi di spesa in poco più di 15 anni per un velivolo d’attacco e capace di portare - se serve - anche degli ordigni atomici e che ci costerà un salasso. Più o meno ogni aereo vale l’equivalente di 400 asili nido o se si preferisce - vista l’attualità - l’indennità di disoccupazione (quella prevista dal governo) per 80 mila precari. Nonostante le lamentele dei mesi scorsi da parte dei vertici militari e di La Russa, i soldi per i programmi delle Forze Armate alla fine si trovano sempre. E a fronte di un limitato taglio del bilancio della Difesa nel 2009 (-5%) va ricordato che dal 2006 al 2008, gli aumenti avevano superato la soglia del +21%. Senza contare tutti i soldi extra-bilancio, tra cui i 14 miliardi dei 131 Jsf. È paradossale che si possano stanziare tutti questi soldi per un sistema d’arma che in molti dei paesi coinvolti viene valutato troppo costoso e molto discutibile dal punto di vista operativo (e incoerente con delle missioni di pace), mentre il governo non riesce a trovare le risorse necessarie per potenziare gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, indennità di disoccupazione, ecc.) per chi perde il posto di lavoro.

Le varie “caste” del nostro paese escono intoccate, o solo sfiorate, dalla crisi: banchieri, manager, grandi imprese, le forze armate, ecc. Anche nella crisi si fanno delle scelte che invece di essere guidate dal perseguimento dell’interesse generale, si fanno orientare da interessi corporativi o legati a piccoli e grandi privilegi. Qui, la «sicurezza nazionale» o la «funzionalità delle nostre Forze Armate» non c’entra niente: è solo un gioco di interessi convergenti (business dell’industria bellica nazionale, autoconservazione corporativa delle Forze Armate, difesa di uno status internazionale peraltro assai dubbio, ecc) a spingere il governo e il parlamento in una direzione completamente sbagliata. Quella del riarmo e dell’irresponsabilità sociale.

Tra l’altro i vertici della Difesa hanno calcolato la diminuzione delle esercitazioni e della manutenzione dei mezzi in base ai tagli apportati dalla finanziaria del 2009. In base a queste stime (tutte da verificare) l’Aeronautica potrà effettuare circa 30.000 ore di volo a fronte delle 90.000 previsionali del 2008. La situazione di manutenzione dei mezzi e dei sistemi d’arma complessi sarà ad un livello di efficienza: per l’anno 2009 al 45%-65 per cento; per gli anni 2010-2011 al 20%-30%; dall’anno 2012 prossimo allo zero. Allora che senso ha investire in stratosferici sistemi d’arma se poi non si ha la certezza di poterli fare volare perché mancano i fondi per il carburante o per i pezzi di ricambio?

Parlare poi del Jsf come di una occasione anticrisi è assolutamente fuori luogo. Per il ritorno occupazionale si parla infatti di un decimo rispetto alle previsioni, cioè 200 assunzioni a Cameri e 800 persone per l’indotto, senza avere poi quel passaggio di know how sperato. I 10 mila posti di lavoro promessi sono dunque un’autentica invenzione.

Il governo Berlusconi spende 13 miliardi di euro per 131 aerei da guerra. Alla faccia della crisi economica!


Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro.

Saranno aerei che serviranno per la difesa del territorio italiano, almeno; invece no: il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area".

Ovviamente l'acquisto viene venduto come un modo per combattere la crisi, per rimettere in moto l'economia, per far girare i soldi. 

Un riarmo contro la crisi. Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. 

E se non dovessero mai venire usati -improbabile- risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico -nostro- potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. 

Chissà come mai per queste spese i soldi ci sono sempre, quando invece si tratta di darli a disoccupati, precari o persone bisognose, i soldi non ci sono mai...è sufficiente acquistarne uno in meno (130 anzichè 131). 

Io mi segno sull'agenda la data del 16 Aprile. Vediamo cosa decideranno le commissioni di Camera e Senato.

lunedì 23 marzo 2009

PROPOSTA DI LEGGE

“Controllo del territorio. Richiamo straordinario di personale che ha già prestato servizio nelle Forze Armate e di polizia”
Signor Presidente, onorevoli Colleghi!
La sicurezza pubblica si basa essenzialmente sul controllo sistematico del territorio, che in nessuna sua parte deve essere ceduto alla criminalità. 
L’Italia è l’unico paese in Europa a possedere una forza di polizia capillarmente distribuita su tutto il territorio nazionale. L’Arma dei carabinieri ha una organizzazione territoriale con circa 4.700 comandi di stazione, presenti in quasi tutti i Comuni, che però per circa la metà, a causa di carenza di personale, funzionano con orario ridotto. 
Per cui, pur sostenendosi spese considerevoli per il pagamento del canone di affitto, della luce, del gas e del riscaldamento, questi preziosi presidi territoriali, che hanno fatto la storia d’Italia, non espletano il loro insostituibile compito di vigilare sistematicamente il territorio. 
Si è preferito di recente ricorrere a soluzioni suppletive, come l’affidamento a cittadini di compiti di sicurezza pubblica, che invece debbono rimanere di esclusiva pertinenza delle forze di polizia dello Stato.
Con la sospensione del servizio di leva obbligatorio e la professionalizzazione delle forze armate, negli ultimi anni si è fatto ricorso al reclutamento di personale a tempo determinato. Per cui, gradualmente, sono stati arruolati e posti in congedo oltre 30.000 giovani, che, pur avendo acquisito notevoli esperienze e capacità, per aver operato in diversi situazioni di impiego, anche all’estero, si trovano oggi in una forma di sottoccupazione se non di disoccupazione. 
Per restituire alle stazioni carabinieri il funzionamento a orario pieno, occorre richiamare in servizio personale, che ha già operato nelle forze armate e di polizia, per un periodo minimo di quattro anni, prorogabili in relazione alle esigenze operative dell’Arma sul controllo del territorio.
Il personale da richiamare non deve aver demeritato.  

Articolo 1

1. Per restituire piena funzionalità operativa alle stazioni carabinieri, si procede al richiamo straordinario di personale che ha già prestato servizio, senza demerito, nelle forze armate e di polizia.
2. Il richiamo ha una durata di anni quattro, prorogabili a seconda delle esigenze operative dell’Arma nel controllo del territorio.
3. Il personale richiamato non deve aver superato gli anni 45, al momento del richiamo.  


P.S.: i nostri soci, iscritti e simpatizzanti sono pregati di farci avere in tempi celeri proposte di modifiche al provvedimento di legge, che sarà presentato in Parlamento, tramite il Sottosegretario alla Difesa, on. Crosetto.
 
Antonio Pappalardo

antoniopappalardo46@libero .it

venerdì 20 marzo 2009

Incontro con il Sottosegretario alla Difesa, on. Crosetto

Il 18 marzo corrente, l’on Crosetto, Sottosegretario alla Difesa, ha ricevuto a Palazzo Esercito, una delegazione del SUPU, composta dal Presidente, On. Gen. Antonio Pappalardo e dall’Ing. Curcio, Presidente dell’Associazione Genitore dei Precari militari.
Il Gen. Pappalardo ha fatto presente al Sottosegretario che è davvero paradossale che nelle Forze Armate sia potuta crescere la malapianta del precariato, che mette a rischio compattezza e spirito di corpo nel mondo militare.
Appare necessario provvedere a stabilizzare tutto il personale precario nelle forme ritenute più opportune, atteso che saranno sempre più numerose le esigenze di sicurezza ed ordine pubblico in Italia e in Europa.
L’ing. Curcio ha rappresentato la sofferenza dei precari costretti in età adulta a vivere senza un lavoro, anche con familiari a carico.
Il Sottosegretario ha condiviso in toto quanto prospettato. Ha riferito che ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri un progetto di riassorbimento graduale del personale precario nelle varie attività di sicurezza e di difesa del territorio.
Il Gen. Pappalardo ha chiesto l’istituzione di un tavolo di lavoro per definire nel dettaglio le esigenze dei precari militari, che oggi hanno raggiunto il numero di 30.000 unita.

Gen. A. Pappalardo - Presidente SUPU

mercoledì 18 marzo 2009

COMUNICATO STAMPA: Militari nelle città

(Roma fs)
Girolamo Foti (Delegato nazionale del co.ce.r Esercito) dichiara in merito alle recenti dichiarazioni del Premier Silivio Berlusconi che annunciava l'intervento di 30.000 mila militari nelle città in supporto alle forze di polizia e del Leader dell'opposizione Veltroni che dichiara che sarebbe più utile finanziare le spese e gli straordinari per la sicurezza ed assumere nuovi poliziotti quanto segue: il premier sicuramente con forte spirito patriottico e dimostrando attaccamento al nostro Esercito, ha dichiarato, magari a caldo, che ci vorrebbero circa 30 mila militari per garantire la sicurezza nel paese. Ma in realtà bisogna ricordare all'attuale del governo che ha tagliato circa il 40% dei fondi alla Difesa ed anche al comparto sicurezza creando notevoli problemi in ambito operativo. Ovviamente gli operatori della difesa e della sicurezza ancora oggi aspettano da questo governo sostanziali aumenti per quanto riguarda gli stipendi (infatti un militare di truppa in servizio permanente si ritrova con una busta paga alle soglie della povertà).
Per quel che concerne l'opposizione il leader Veltroni non dovrebbe ricordarsi degli adeguamenti economici solo dei poliziotti ma dovrebbe tenere in considerazione anche i nostri soldati super impegnati al servizio del paese in Italia e nel mondo.
Infine, a mio parere, si potrebbe risolvere il problema dell'impiego della sicurezza, facendo rientrare in patria tutti i carabinieri, che si trovano in ambasciate e in teatri operativi e costituire, per le missioni all'estero e le guardie nelle ambasciate, una militar police come fanno in tutti i paesi industrializzati del mondo. Dunque ognuno dovrebbe fare il suo lavoro, (cosi come ha detto un delegato cocer attraverso un noto quotidiano italiano) ognuno dovrebbe recuperare personale, e sopratutto per gli arruolamenti nelle forze di polizia si potrebbero arruolare i nostri precari nelle Forze Armate, che sono dei veri e propri professionisti , sono stati formati ai massimi livelli di operatività. Così, non solo, si risolverebbe il problema del rischio che questi giovani dopo aver servito la patria rischiano di finire a casa ma allo stesso tempo le forze di polizia avrebbero del personale altamente professionale.
Insomma mi colpisce di più l'indifferenza dell'opposizione ai nostri militari delle forze armate, che gli annunci fatti a caldo dal premier a poche ore del disgustoso episodio di Guidonia .

Roma 28 gennaio 2009 - Girolamo Foti

DIFESA: TAGLI, A RISCHIO 23MILA VOLONTARI 'IL MESSAGGERO', RIDUZIONE BILANCIO POTREBBE PROVOCARE 'ESODO'

ROMA (16 marzo) - Ventitremila militari corrono il rischio (altissimo) di deporre le armi e tornarsene a casa. Tutti insieme, in un colpo solo. Se non interviene in extremis qualche fatto a scongiurare l’evento, stiamo per assistere al più grande esodo forzato di militari dei tempi moderni. 
I volontari. L’“esodo” riguarderebbe i volontari di truppa, quelli che oggi costituiscono il nerbo delle missioni all’estero del nostro Paese (e che sono gli stessi che pattugliano le nostre città e che sono stati impegnati per l’emergenza rifiuti in Campania). Dall’Afghanistan al Libano, dall’Iraq (ieri) all’Albania (l’altroieri), dai Balcani fino alle altre zone calde del mondo, i volontari di truppa sono (e sono stati) ovunque; ovunque lavorando sodo e rischiando la vita. Rimettendocela pure, talvolta. A costoro, tutti di età tra i 25 e i 30 anni, in parte sposati e con prole, lo Stato sta per dare il benservito. Grazie tante e alla prossima. Anzi no, niente prossima perché non potrà più esserci una prossima volta.
I tagli. La ragione di tanta ingratitudine risiede nella continua riduzione del bilancio della Difesa. I tagli sono cominciati con la Finanziaria del 2007 (risorse abbattute del 18%), sono leggermente diminuiti nel 2008 e hanno ripreso quota nel 2009 (nell’anno in corso c’è un ulteriore taglio del 7%). Ma lo spauracchio è la previsione per il 2010, che parla di un abbattimento di risorse del 40%! Con metà dei soldi a disposizione, la sola via d’uscita è la riduzione dell’organico. Oggi le Forze armate italiane si sono date un modello “snello” che prevede 190.000 militari a regime, ma purtroppo questi numeri non bastano già più. Bisogna dimagrire ancora e arrivare a uno strumento di 140.000 uomini. Almeno questo è ciò che è scritto nella “Nota preliminare relativa allo stato di previsione di spesa per l’esercizio finanziario del 2009”. Dei 140.000 uomini, solo 41.000 sarebbero i volontari in servizio permanente. Dunque, i conti son presto fatti: oggi abbiamo circa 39.000 volontari “di carriera”, per arrivare a 41.000 ne mancano duemila. Questi duemila li andremo a prendere nel serbatoio dei nostri VFP4 (Volontari in ferma prefissata, sono circa 17.000) e dei loro “fratelli maggiori”, i cosiddetti Volontari in ferma breve (che sono quasi 8.000). Diciassettemila più ottomila fa venticinquemila. Meno duemila, fa ventitremila, che è giusto la cifra in esubero.

La soluzione. Che cosa deve succedere per scongiurare questa situazione? Che cosa dovrà accadere perché non siano licenziati in tronco 23.000 giovani che hanno servito la Patria? Si sa che è al lavoro una speciale commissione incaricata di rivedere i compiti delle Forze armate e di ridefinirne le risorse. E’ questa commissione che ha il compito di estrarre giocoforza il coniglio dal cilindro. Dice il generale Domenico Rossi, presidente del Cocer Interforze: «Mi aspetto che la commissione preveda specifiche norme di tutela del personale, se i livelli di bilancio non dovessero consentire l’immissione di personale nel servizio permanente».

Le promesse. Anche perché, a questi ragazzi e ragazze, lo Stato ne aveva fatte di promesse, eccome! Era stato loro giurato che, a fine ferma, non sarebbero assolutamente rimasti disoccupati. Era stato detto che sarebbero state create per loro delle “corsie preferenziali” per entrare negli organici delle Forze dell’Ordine. Quanti ex volontari sono entrati negli ultimi anni in Polizia, nei Vigili urbani, nei Vigili del fuoco, nel Corpo forestale? Alcune fonti asseriscono che il loro numero è esiguo. Nicola Tanzi, segretario del Sap (sindacato di Polizia) rivela che «in Polizia c’è qualche migliaio di ex volontari giudicati idonei ma ancora non ammessi. E sì che noi poliziotti siamo sotto organico di 21.000 unità».

Le testimonianze. Un volontario di 28 anni, calabrese, che vuole mantenere l’anonimato, dice: «Io ho lasciato l’Università e mi sono arruolato nel 2002 perché mi piaceva. Per legge mi spettano altre due rafferme biennali, ma poi che farò? Nove anni di precariato, una certa professionalità acquisita e poi... puff, più nulla». Un’altra volontaria, 25 anni, pugliese, anch’essa anonima, si chiede: «Che farò da grande? Non lo so. E come non lo so io non lo sanno nemmeno molti miei colleghi, che hanno 30 anni e hanno dei figli. Andremo tutti in mezzo alla strada, noi che abbiamo rischiato la vita in prima linea?». Non è un caso che questi due ragazzi siano entrambi del Sud. Perché il 90 per cento dei Volontari di truppa è del Sud. E se tornassero tutti insieme a casa, da disoccupati, non ci sarebbero “ammortizzatori sociali” in grado di attutirne la caduta, da Roma in giù. A parte, forse, la criminalità organizzata, alla quale tanti ragazzi così ben addestrati potrebbero fare gola.

venerdì 13 marzo 2009

Presentato il programma televisivo ''Stelle d'Italia''


Presso il Circolo Ufficiali di Palazzo Barberini, Lucia Leonessi, ideatrice e conduttrice del programma, ha presentato "Stelle d'Italia", la trasmissione in 14 puntate che prenderà il via oggi, venerdì 13 marzo su Odeon Tv, alle ore 22:00.

La trasmissione televisiva nasce da una collaborazione fra l’emittente televisiva e lo Stato Maggiore della Difesa. Sotto i riflettori delle telecamere, le storie di ufficiali, sottufficiali e soldati delle Forze Armate.
L’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e l’Arma dei Carabinieri saranno quindi raccontati attraverso le voci dei protagonisti e il loro lavoro quotidiano, sia in Italia che nelle missioni all’estero.
La trasmissione dell'emittente di Raimondo Lagostena Bassi sarà solo il primo passo della promozione mediatica della Difesa, in attesa di un canale monotematico che dovrebbe aprire a breve su Sky, con il nome "SD: Sicurezza e Difesa".
Qui il comunicato stampa ufficiale. Qui il video di presentazione.
Forza ragazzi, facciamoci sentire anche noi. Di seguito i contatti per tempestarli di lettere, telefonate, fax ed e-mail.
Contatti Odeon Tv:
PROFIT GROUP S.p.A., VIA MAMBRETTI, 9 - 20157 - MILANO
Tele Reporter:
Tel. 02.935151 - Fax 02.33200514
E-mail: info@profit-group.com
Tutte le emittenti Odeon regione per regione per seguire le puntate.

lunedì 9 marzo 2009

PARTE IL "CENSIMENTO" DEI PRECARI BRUNETTA: «NE VEDREMO DELLE BELLE»

Dopo i fannulloni, il ministro Renato Brunetta mette nel mirino i precari. E annuncia che da oggi, in tutte le pubbliche amministrazioni, partirà un “censimento”. «Voglio sapere chi sono, come sono stati assunti, da quanto tempo» ha spiegato il ministro della Pubblica amministrazione ai microfoni di Radio Rtl commentando: «Ne vedremo delle belle. Vedremo quanto sono stati assunti su spinta clientelare o su spinta sindacale. Poi pubblicherò tutto». 
Proprio sui precari, però, insiste il leader del Pd, Dario Franceschini, che ha chiesto al governo una «moratoria di un anno» dei licenziamenti dei precari della pubblica amministrazione. «Un blocco per un anno, cioè per tutta la crisi, del licenziamento dei precari pubblici - ha precisato Franceschini - Sono 100 mila persone che lavorano nella sanità, nella scuola, nell'assistenza». 
«I dipendenti pubblici in Italia - ha spiegato Brunetta - sono oltre 3,6 milioni, negli anni si è bloccato il turn over e si è ricorso agli atipici. Adesso si vorrebbero trasformare tutti in contratti a tempo indeterminato, ma trasformando tutti in cavalieri, senza un concorso o una selezione quanto si risparmia? Un po’ di rischio - ha concluso - fa bene alla produttività ma bisogna anche evitare che l'atipico rimanga tale per tutta la vita».

giovedì 5 marzo 2009

«E ora chi ha assunto precari a go-go dovrà fornirci un ampio rendiconto»

L’Italia della crisi è un Paese che crede all’esistenza del mastino dei Baskerville, che rischia di abbandonarsi alla paura di un mostro infernale pronto a sbranare chiunque. Nei romanzi di sir Arthur Conan Doyle toccava a Sherlock Holmes impersonare il raziocinio in un mondo disordinato. Ieri questa sorte è toccata al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
Le indiscrezioni relative all’emanazione di un decreto legge sul pubblico impiego finalizzato, tra le altre cose, a bloccare la stabilizzazione selvaggia dei precari hanno scatenato un putiferio nell’universo sindacale e politico. Ovviamente di sinistra. La Cgil ieri ha sfornato dati angoscianti: 420mila precari a rischio nelle amministrazioni pubbliche ai quali si sarebbe potuto aggiungere un campione di 100mila unità considerando anche stagisti e tirocinanti.
L’opposizione ha soffiato sul fuoco. «Bisogna bloccare subito l’uscita dei precari di scuola e pubblica amministrazione», ha tuonato il segretario del Pd, Dario Franceschini, alla disperata rincorsa di Italia dei Valori e sinistra radicale per rimpinguare un bacino elettorale che i sondaggi indicano in costante decrescita. Se l’argomento non fosse di per sé delicato e serio, si potrebbe descrivere la vicenda con toni comici per il fatto che ogni dichiarazione è stata corredata delle cifre più disparate. Se per la Cgil la platea a rischio era di circa mezzo milione di lavoratori, per la democratica Madia i precari in bilico erano 200mila, ma salivano a 400mila per l’Udc Cesa. Per porre fine al caos nel tardo pomeriggio di ieri è stato Brunetta in persona a convocare una conferenza stampa per mettere i puntini sulle «i» e, soprattutto, per annunciare un provvedimento senza precedenti: il primo monitoraggio per via amministrativa degli organici della Pa sia a livello centrale che periferico.
Il ministro però non si è risparmiato una boutade. «Se i numeri della Cgil sono simili a quelli della partecipazione agli scioperi, allora siamo tranquilli», ha detto tirando anche una stoccata ai colleghi parlamentari. «Chi dice 100-200-400mila precari, si inventa i numeri», ha aggiunto ricordando che l’analogo provvedimento preso per gli enti di ricerca ha fatto emergere solo meno di 2mila figure nonostante i sindacati profetizzassero sciagure per 50mila persone. Brunetta ha infatti lasciato trasparire come le recenti polemiche nascondessero l’intento di minarne il ruolo istituzionale. «Trovo ignobile e irresponsabile la speculazione che si è fatta in questi giorni così come è ignobile e irresponsabile chi ha fatto uscire voci false di un decreto che non è all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri», ha precisato.
L’affondo di Brunetta, però, è stato preceduto da una ricostruzione delle norme riguardanti il precariato nella Pa. Le Finanziarie 2007 e 2008 del governo Prodi hanno solamente prorogato i contratti a termine non essendoci risorse per le assunzioni. Una circolare dell’ex ministro Nicolais, ha esteso fino al 31 dicembre 2009 la durata dei contratti in attesa di una precisa regolamentazione. Il ddl Brunetta collegato alla manovra triennale, che prevedeva un censimento degli atipici, è ancora in attesa di approvazione al Senato.
Per frenare le «speculazioni irresponsabili», il colpo di scena. Da lunedì partirà per via amministrativa il monitoraggio della Pa. Agli enti sarà inviata una lettera e una semplice griglia con sei voci dalle quali si potrà comprendere la situazione finanziaria dell’ente, la pianta organica, come sono stati assunti i precari e quanti hanno titolo alla stabilizzazione senza ledere i diritti dei vincitori di concorso. «Ne vedremo delle belle», ha promesso Brunetta aggiungendo che coloro che non risponderanno saranno esclusi dalla regolarizzazione. «Penso di concludere tutto entro gli inizi di aprile», ha annunciato. E ci sarà totale trasparenza: i dati saranno pubblicati online e governo, Parlamento e sindacati ne saranno informati. Una volta concluso l’iter, bisognerà indire i concorsi per stabilizzare i precari che hanno diritto all’assunzione. Si potrà vedere «per filo e per segno chi ha assunto chi, come e se lo poteva permettere». Insomma, chi ha infornato come precari «a chiamata» parenti, amici e raccomandati dovrà renderne conto. In fondo, il mastino dei Baskerville non è mai esistito.

Precari, nessun decreto per bloccare la stabilizzazione

Solo così si potrà sapere esattamente quanti sono e soprattutto chi ha i requisiti per essere assunto. Lo ha assicurato il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che ha escluso categoricamente che l'esecutivo abbia intenzione di varare al prossimo consiglio dei ministri un decreto per bloccare la stabilizzazione degli atipici. Il monitoraggio, già previsto nel ddl lavoro ancora all'esame del Parlamento, sarà quindi anticipato alla prossima settimana per mettere ordine su un argomento sul quale, ha detto il ministro, «è in atto una ignobile e irresponsabile speculazione». L'obiettivo è quello di avere un quadro preciso di «tutte le tipologie dei contratti a tempo determinato vigenti e le relative modalità di assunzione adottate dalle singole amministrazioni, nonchè del numero di vincitori di concorso in attesa di assunzione». Le amministrazioni comunicheranno al Dipartimento della funzione pubblica tali dati «ed entro il mese di maggio - ha proseguito Brunetta - il dipartimento della Funzione pubblica emanerà un decreto che stabilirà le regole per una eventuale prosecuzione dei contratti fino all'espletamento delle procedure concorsuali previste dalla stessa norma». Insomma, niente stop alla stabilizzazione dei precari pubblici.

Brunetta, lunedi' monitoraggio su precari P.A.

ROMA - "Non so perché è in atto una ignobile e irresponsabile speculazione sulla testa dei lavoratori precari della pubblica amministrazione", che "nessuno sa ad oggi quanti sono". Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, annunciando l'avvio da lunedì di un monitoraggio "capillare", anticipando quanto già previsto nel ddl 1167, già approvato dalla Camera e predisponendo norme attraverso cui i precari verranno stabilizzati tramite concorso. I concorsi - ha affermato Brunetta, nel corso di una conferenza stampa - "si possono realizzare nell'arco di un anno. Non ho alcun problema a prorogare i contratti per quelli atipici che possono sostenere il concorso". Tale norma, ha proseguito Brunetta, "prevede per il primo luglio 2009 l'abrogazione delle norme sulla stabilizzazione. Ciò al fine di avviare un monitoraggio capillare su tutte le tipologie dei contratti a tempo determinato vigenti e le relative modalità di assunzione adottate dalle singole amministrazioni, nonché il numero di vincitori di concorso in attesa di assunzione". Le amministrazioni comunicheranno al Dipartimento della funzione pubblica tali dati "ed entro il mese di maggio il ministro Brunetta, di concerto con il ministro Tremonti, sentiti i ministri interessati, emanerà un decreto che stabilirà le regole per una eventuale prosecuzione dei contratti fino all'espletamento delle procedure concorsuali previste dalla stessa norma".
La norma ribadisce, ha sottolineato Brunetta ''il principio costituzionale del concorso pubblico per accedere alla Pubblica amministrazione e garantisce un percorso a coloro che hanno avuto un rapporto di lavoro con l'amministrazione''. Con il monitoraggio ''finalmente si mira a far luce sui dati effettivi del fenomeno del precariato della Pa al fine di adottare le misure appropriate per risolvere il problema senza scavalcare i principi costituzionali e i diritti di coloro, tantissimi, che regolarmente hanno vinto un concorso pubblico e ancora attendono di essere assunti''. Il ministro ha inoltre ricordato che il metodo previsto dal disegno di legge e' gia' stato adottato per gli enti di ricerca ''scoprendo che il numero dei precari non raggiungeva le 2 mila unita'''.

martedì 3 marzo 2009

RONDE, COCER MARINA MILITARE: "LASCIAMOLE ALLE ROMANTICHE CANZONI DEL PASSATO"

Roma, 3 mar - "Lasciamo le ronde alle romantiche canzoni del passato, ai ricordi dei vecchi militari che annualmente si radunano e ricordiamo che spetta al personale in divisa il compito di tutelare il cittadino. non possiamo, pero’, sottacere che oggi il lavoro di chi tutela l’ordine pubblico e’ di fatto un lavoro reso vano, paragonabile ad una lavandaia che va al ruscello con un cola pasta; perche’ e’ noto che chi delinque e viene arrestato, entra in carcere la sera dalla porta di servizio ed esce il mattino dalla porta principale. noi militari non vogliamo entrare nella querelle politica. se servono tutori istituzionali dell’ordine pubblico, vogliamo ancora una volta ricordare che la marina militare ha dovuto licenziare almeno 3000 precari che per anni hanno servito con dedizione il loro paese. veri e propri tutori della sicurezza, di sicura affidabilita’ e dedizione allo stato di diritto, pronti a tutelare in maniera concreta i cittadini. questi militari si sono visti sottrarre risorse a loro destinate con la finanziaria 2008.
quale migliore occasione per assumerli subito?" 

IL PRESIDENTE COCER MARINA MILITARE 

CF Alessio ANSELMI

mercoledì 25 febbraio 2009

Ronde: per il sindacato di Polizia sono il fallimento dello Stato

Occorrono più risorse e professionalità. Non appaltiamo la sicurezza.

La sicurezza è un aspetto delicato dell'umana condizione che viaggia su un unico immaginario filo, da una parte c'è la legalità garantita dallo STATO, dall'altra la giustizia FAI-DA-TE. Il recente decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri va esattamente verso il secondo capo del filo, ed è, a parere della UILPS, di una gravità inaudita il fatto che uno Stato civile arrivi a delegare la funzione principale su cui s'impernia tutto il diritto, la sicurezza dei cittadini che lo popolano, agli stessi cittadini!! 

La recente istituzione delle "ronde" per la UILPS Lombardia rappresenta la sconfitta dello Stato civile, è la bandiera bianca dello Stato che ammette di fronte ai suoi cittadini di non essere in grado di difenderli e che ammaina nel momento in cui decide di delegare la sua sicurezza "ai bravi di don Rodrigo", che equivale a dire: CITTADINI DIFENDETEVI DA SOLI. 

Tanto in basso siamo caduti...

Le "ronde" in realtà nascondono il vero problema di questo Governo: la velleità di garantire la sicurezza dei cittadini a costo ZERO. È il tentativo maldestro e populista di ovviare all'esponenziale crescita del senso d'insicurezza degli ultimi tempi (nonostante le promesse!!) ed è, dovuto ai pesanti e sconfortanti tagli al comparto sicurezza, proprio da chi aveva utilizzato come cavallo di battaglia, la difesa della collettività! Un'operazione demagogica e pericolosa per tutti: per lo Stato in primis, ma soprattutto a discapito del diritto di poter vivere in una società democratica che si è sempre riconosciuta nelle Forze di Polizia.

Altra realtà è che in tutto questo clima d'insicurezza si vuole colpire proprio l'immaginario collettivo, coinvolgendo l'opinione pubblica direttamente nella gestione della sicurezza. Come potrà poi lamentarsi se essa stessa è delegata a difendersi!! Poi non ci saranno più pretesti o scuse: la sicurezza è nelle vostre mani, perché lamentarsi? 

Entrando nel merito: cosa farebbero queste ronde? Cosa difenderebbero queste ronde? Sì delega un potere vastissimo come quello della difesa della legalità a privati cittadini, privi dell'adeguata professionalità e pratica quotidiana che sia minimamente paragonabile ad un operatore del settore. È una vera e propria aberrazione del diritto! Si consegnerà a queste bande civiche anche l'istituto di "ausiliario di Polizia" con facoltà di controllo? E a chi non volesse farsi controllare da costoro, cosa gli accadrà? interverrà la Polizia per sedare furibonde risse?  

Questa è la fine dello Stato democratico e delle Polizie che in esso operano, nonostante i brillanti risultati che quotidianamente si ottengono in una condizione di perenne stato di umiliazione.

A causa dei continui tagli attuati in questi anni, la Polizia oggi non ha auto, non ha divise, è ridotta ad un baraccone trascinato dall'abnegazione di chi vi lavora: fa quasi ridere l'assunzione di 2500 nuovi poliziotti a fronte di una dichiarata e complessiva carenza d'organico di 21 mila agenti tra le varie forze, causata dal persistente blocco del turn-over e dei tagli al personale. I poliziotti hanno un'età media troppo alta, «superiore a 40 anni, proprio per le mancate assunzioni». E «con la sospensione della leva è venuto meno quell'automatismo che permetteva l'ingresso di migliaia di giovani poliziotti ogni anno». Per il prossimo triennio il governo ha fatto già i conti con i tagli «circa un miliardo con il risultato che dal prossimo mese non ci saranno più i soldi per riparare le volanti». La Polizia, i Carabinieri, la Finanza stanno facendo salti mortali per garantire a questo Stato la sua sicurezza, nonostante le condizioni sempre più limitative della propria operatività. Per tamponare questo problema si è pure ricorso ai militari nelle grandi città: l'impatto sulla prevenzione dei reati, benché sbandierata come l'iradiddio sui malfattori, è risultata statisticamente irrilevante. Quasi ridicola. Ma ancora una volta, non è importata la reale prevenzione e soppressione dei reati, ma un confettino e tanto fumo e niente arrosto all'opinione pubblica, senza voler entrare nel reale merito della sicurezza. Da ciò si desume che i rappresentanti del popolo hanno dimostrato di avere un quadro cognitivo pressappochista con scarsa valutazione della criticità sistemica, facendo leva sui bisogni primari della società, incidendo con proclami populistici e mediatici di forte impatto. I cittadini per conoscere la realtà dei fatti hanno bisogno di farsela raccontare esclusivamente da chi è parte integrante della stessa, solo cosi potranno rendersi conto se certe scelte sono giuste o sbagliate. Purtroppo, sui giornali e sui media in generale non viene mai data o, se viene data è solo in misura marginale, la possibilità di esprimersi ai rappresentati della società attiva e civile, ma ci si limita a sostenere con ampi spazi i più in vista e tristi cantastorie.  

La UILPS è preoccupata da queste spinte generate da movimenti politici e non comprende come si possa incalzare su una frammentazione di forze. Per prevenire i reati ci vuole ben altro che le "segnalazioni", abbiamo bisogno di mezzi e di tecnologia. Invece di inventare nuove "figure" sarebbe utile attuare quel coordinamento delle forze dell'ordine che chiediamo da anni e trasferire ai Comuni tante questioni burocratiche che ingolfano i nostri Uffici che sono in emergenza quotidiana, sommersi di carte che riguardano soprattutto gli stranieri.

Si spera, almeno, che per destinare i fondi per l'istituzione di queste famigerate ronde (una sicurezza virtuale), quest'operazione non abbia come effetto (disastroso) il prelievo da quelli (precari) a disposizione della vera sicurezza, quella garantita dalle Forze dell'Ordine.

È veramente questo che desidera il nostro Paese ITALIA? O è soltanto quello che desidera qualche partito politico? Ed è giusto assecondare i capricci di chi vuole a tutti costi reggere i fili del sistema?

Noi, siamo convinti che sia giunto il momento di togliere dal precariato e dall'incertezza:
I 342 allievi agenti della Polizia di Stato, vincitori del concorso a 1507 posti, bandito nel dicembre 2006, che ancora attendono di essere avviati al relativo corso;
I 531 allievi agenti del medesimo concorso, che potrebbero essere velocemente inseriti negli organici della polizia di Stato per cui aspirano, evitando loro 4 anni di ferma demotivante nelle Forze Armate;
Le centinaia di giovani Volontari in Ferma Breve fuori graduatoria, che rivendicano l'ingresso nella Polizia di Stato, avendo sacrificato per questo tre anni della loro vita.

La Segreteria Regionale UILPS Lombardia

INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE


E’ arrivato il momento di dare un significato determinato alle parole finora dette.
Con un’istanza al Ministero della Difesa - Direzione Generale per il Personale Militare, chiederemo l'assicurazione contro la disoccupazione involontaria nel rispetto dei più importanti principi costituzionali.
Non solo dell'art. 3 della Costituzione che garantisce a tutti gli individui pari dignità e impone allo stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, ma soprattutto dell'art. 38 della Costituzione per cui tutti i lavoratori hanno diritto a che siano previsti mezzi adeguati alle loro esigenze di vita anche in ipotesi di disoccupazione involontaria.
E' intendimento non fermarsi ma procedere con un ricorso al TAR Lazio per sollevare la questione di illegittimità costituzionale da inviare in Corte Costituzionale.
E' un percorso sicuramente in salita ma in cui crediamo, chiediamo quindi a tutti gli interessati di voler aderire a tale iniziativa comunicando i propri dati anagrafici/militari tramite e-mail (precariffaa@gmail.com).
Ricordiamo infine che il ricorso sopracitato non è a titolo gratuito, pertanto maggiore è il numero degli aderenti, minore sarà l’importo pro capite.
GRAZIE
Sono pervenute ad oggi n° 12 e-mail di adesione.
Questo dato si aggiorna ogni ora.